Cerca

Contro i luoghi comuni

Le bugie sui grassi animali: non è vero che fanno male

Le bugie sui grassi animali: non è vero che fanno male

Le recenti dichiarazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla carne (rossa e lavorata) «cancerogena» - per altro poco dopo alleggerite - sono l’ultima espressione di una mentalità che sta diventando sempre più dominante tanto in Europa quanto negli Stati Uniti. Siamo ormai schiavi di una cultura «verde» che indica nei grassi animali uno dei principali nemici dell’umanità. A questa cultura si abbeverano i talebani del cibo - come i vegani più spinti e tanti altri fabbricatori di diktat e demoni alimentari - per lo più collocati nella sinistra anticapitalista.

Questa grande battaglia contro i grassi animali ha un’origine lontana nel tempo. E no, non nasce per motivi etici, ma anche «squisitamente» economici. Lo spiega un bellissimo libro-inchiesta della giornalista statunitense Nina Teicholz, diventato, a poco più di un anno dalla pubblicazione, un bestseller mondiale. Si intitola The Big Fat Surprise e ha sorpreso così tanto il pubblico d’Oltreoceano che Nina subisce costantemente, sui social, tentativi di minimizzare o delegittimare il suo eroico lavoro frutto di quasi un decennio di indagini.

Nina era una vegetariana obesa. Diversamente da quello che siamo stati abituati a credere, lei era la prova vivente del fatto che il vegetarianesimo non coincide meccanicamente con salute e snellezza. Il motivo è presto detto, ed è matematico. Eliminando dalla dieta le proteine animali, ciò che resta da mangiare sono poche proteine vegetali (soia); carboidrati; frutta (zuccheri, quindi carboidrati) e verdura (molta, come patate e carote, contiene tanto amido, quindi carboidrati).
Eliminando, per esempio, il burro - accusato di procurare danni al cuore e grassezza - per oliare o cuocere in un grasso si ricorre a grassi vegetali come olio di mais (che è un carboidrato) o la famosa margarina.

Mentre noi, per decenni, li utilizzavamo per friggere, convinti di ricorrere a una cottura assai più sana che nel burro o nel lardo, essi sprigionavano aldeidi, responsabili di tumori e demenza. La notizia è appena apparsa sul Telegraph, col commento del professor Martin Grootveld dell’Università De Montfort di Leicester: «Ci è stato detto che burro e lardo facessero male. Ora scopriamo che per friggere - assieme all’olio di cocco - sono i migliori. Olio di semi di girasole o di mais, quando vengono riscaldati subiscono una serie di reazioni chimiche che producono sostanze tossiche». Già la Teicholz, col suo monumentale lavoro, ha smontato pezzo per pezzo la vulgata sui «grassi animali cattivi» e mostrato come, dietro la diffusione degli alimenti a base vegetale, ci siano errori, fraintendimenti ma anche interessi economici. Gli stessi interessi - attenzione - delle grandi multinazionali che molti estremisti vegetariani o vegani pensano di combattere rinunciando alla bistecca (e imponendo a tutti gli altri di non mangiare carne).

Tutto comincia negli anni Cinquanta da un medico di nome Ancel Benjamin Keys dell’Università del Minnesota, il quale sostiene che i grassi saturi causino aumento del colesterolo e di conseguenza infarti. Col suo studio Seven Countries affermò, senza ombra di dubbio, che quelle patologie non erano causate dal deperimento temporale del fisico umano, ma dalla cattiva alimentazione. «A farci ingrassare o diventare diabetici non è il grasso, sono i carboidrati», dice però Nina Theicolz.
«L’American Heart Association - di cui nel 1961 Keys diventa membro del comitato per la nutrizione - riuscì a diventare un’organizzazione di potentissima entità con l’aiuto di Procter & Gamble, il produttore dell’olio Crisco». Cioè il primo grasso vegetale prodotto negli Stati Uniti... Sulla scia di quegli studi medici e delle seguenti indicazioni alimentari diffuse dall’American Heart Association, quel grasso vegetale è divenuto l’alimento che nel corso dell’ultimo secolo ha registrato il maggior incremento di diffusione, passando dallo 0% di quando non esisteva all’8%.

Nei decenni in cui i grassi e le proteine animali sono state messe al bando e sostituite con gli equivalenti vegetali, le malattie cardiache e cardiovascolari, l’obesità e il diabete sono forse diminuite? No, sono aumentate. Vincenzo Bozzetti è uno tra i massimi esperti di prodotti caseari in Italia. Docente dell’Organizzazione nazionale Assaggiatori di formaggi, in quarant’anni di attività ha analizzato e prodotto latte e formaggi e fatto consulenza per caseifici in tutto il mondo.

«Il dramma inizia da Napoleone III. Durante la guerra, si saponificava il burro per estrarne il glicerolo, si aggiungevano azoto e nitrati e si otteneva la nitroglicerina. Si faceva incetta di burro per farne esplosivo. Napoleone III lancia una campagna per trovare un sostituto alimentare del burro. Viene così inventata l’oleomargarina. Poi viene brevettata. Quindi viene acquistata da una società che in seguito viene acquisita da Unilever». Avete capito? Anche qui in Italia, esattamente come negli Stati Uniti, una multinazionale che fabbrica cibi e prodotti chimici come i detergenti, a un certo punto possiede e diffonde un grasso proposto come sanissimo.

Il libro di Nina Teicholz è un viaggio appassionante ed inquietante nell’inferno del pressappochismo e della manipolazione dell’informazione medica impossibile da riassumere. Ci auguriamo che The Big Fat Surprise: Why Butter, Meat and Cheese Belong in a Healthy Diet («La grande sorpresa dei grassi: perché una dieta sana deve comprendere burro, carne e formaggio») venga presto pubblicato in Italia. E che i vegetali ritornino nel posto che hanno sempre occupato: contorno di proteine animali.

di Gemma Gaetani

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog