Cerca

Verso la guerra

Vladimir Putin, arrestati 50 imprenditori turchi in Russia: avevano fatto passare un viaggio d'affari come turistico

Vladimir Putin

Inizia oggi il quarto giorno della grave crisi fra Russia e Turchia e nelle ultime ore, com’era da aspettarsi, prende piede una vera guerra economica fra gli eredi degli zar e dei sultani, dopo l’abbattimento da parte turca di un aereo russo Su-24 in missione sulla Siria. Il presidente russo Vladimir Putin, ripetendo ancora che il suo paese «ha ricevuto una pugnalata alla schiena», ha chiesto le scuse ad Ankara. Ma il collega turco Recep Erdogan imperterrito gli ha ribattuto: «Non intendiamo chiedere scusa – dice – perché i nostri militari hanno fatto solo il loro dovere». Parole che hanno spinto il primo ministro russo Dimitri Medvedev a rompere gli indugi su una vasta offensiva economica con sanzioni e rottura di contratti che verrà messa a punto «entro due giorni», ma che già ora si può delineare: «Studieremo sanzioni relative alle importazioni di beni dalla Turchia e lavori o servizi forniti da compagnie turche. Toccheremo anche una serie di investimenti che erano stati stabiliti negli ultimi anni sulla base di una fiducia reciproca venuta meno».

A rischio gli affari di ben 100 aziende turche operanti in Russia. Sul versante militare, ieri Vladimir Putin durante l’incontro con Hollande ha aperto a una possibile partecipazione alla coalizione internazionale guidata dagli americani in funzione anti-Isis: «Siamo pronti a cooperare con la coalizione guidata dagli Usa». Capitolo sanzioni. Secondo il ministro russo dello Sviluppo Economico, Alexey Ulyukayev, è in pericolo il Turkish Stream, il progetto di gasdotto che dovrebbe passare dalla Tracia turca per la Grecia e l’Europa, portando 63 miliardi di metri cubi di metano russo, di cui 14 spetterebbero alla Turchia. Se saltasse, sarebbe un danno anche per la Russia, ma in prospettiva la Turchia ci perderebbe di più se Mosca passasse a una chiusura anche delle attuali forniture di gas. Già vengono dalla Russia 27 miliardi di metri cubi annui, cioè ben il 57% del metano consumato dai turchi, con al secondo posto, per giunta, un altro amico di Mosca e di Assad, come l’Iran, che dà il 18%. Ma Ulyukayev minaccia anche di bloccare la prima centrale nucleare turca, in costruzione ad Akkuyu da aziende russe, frutto di un accordo del 2012 per cui Mosca ha investito 3 miliardi di dollari e da cui i turchi sperano di risparmiare 14 miliardi in spese energetiche.

Inoltre fonti del Cremlino hanno disposto un rafforzamento delle analisi sulle importazioni alimentari dalla Turchia ufficialmente «per diversi motivi, non ultimi i rischi connessi al terrorismo», in altre parole adulterazioni. Già è stato rilevato che «il 15% delle derrate di origine turca non soddisfano parametri di sicurezza». È il preludio, se il clima resterà plumbeo, a un possibile embargo sui prodotti agricoli turchi, non dissimile da quello a cui Mosca è stata già costretta verso i prodotti occidentali, anche italiani, in ritorsione alle sanzioni antirusse per la crisi ucraina. E pensare che l’interscambio fra i due Paesi era arrivato a un volume di 45 miliardi di dollari l’anno e che vari accordi commerciali firmati negli ultimi 5 anni, ma in procinto di essere stracciati, dovevano in teoria portarlo a 100 miliardi entro il 2023. Tutto da rifare, con l’aggravante, per la Turchia, che geograficamente si trova quasi “circondata” da Paesi che non la vedono di buon occhio, come la Grecia.

Fra le prime conseguenze di fatto, nel pomeriggio è stato arrestato in Russia, a Krasnodar, un folto gruppo di ben 50 imprenditori turchi, “pescati” dalla polizia russa mentre partecipavano a una fiera commerciale nonostante avessero dichiarato di essere entrati nel paese per “motivi turistici” anziché lavorativi. Una bugia che, per insegnare ai turchi che Mosca non scherza, è stata giudicata sufficiente ai giudici locali per condannarli a dieci giorni di prigione e una multa di 4000 rubli ciascuno, circa 60 euro.

In tutto questo, gli Usa non sanno ancora fare altro che criticare il dispiegamento nella base siriana di Latakia di missili russi da difesa antiaerea, deciso dopo l’abbattimento del Su-24, sostenendo che «complicano la situazione». Infine, il generale Igor Konanshekov, per completare il quadro sul versante militare, ha annunciato la brusca interruzione dei canali di comunicazione e coordinamento fra militari russi e turchi, rivelatisi inutili nel prevenire l’ incidente di martedì.

di Mirko Molteni

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • antoniosaccaro

    29 Novembre 2015 - 18:06

    i veneti li anno fermati, i renzoitaliani li accolgono a braccia aperte. chi soni i veri terroristi? i finti pacifisti tessta in giù c.... in su

    Report

    Rispondi

  • Napolionesta

    28 Novembre 2015 - 16:04

    i levantini credevano di avere a che fare con le capre italiane.

    Report

    Rispondi

  • FrancescaMul

    28 Novembre 2015 - 15:03

    Poveri turchi, pensavano d'avere a che fare con l'Europa o con gli Usa, vediamo se una bella "bastonata ai denti" gli basta........

    Report

    Rispondi

  • veneziano49

    27 Novembre 2015 - 19:07

    Putin è uno a cui non piace apparire ne comiziare , lo ammiro per questo , uno che bada al sodo e che fa 1+1 = 2 ...ci pensa..ordina...in due giorni voglio un planning su quali ritorsioni possono essere prese contro la Turchia...60 imprenditori turchi che fanno i furbi ...e li hanno asfaltati...d'altronde non esiste per fortuna di Mosca , Mag.Democratica e i Passaporti li guardano per bene

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog