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L'evento

"It's time for Moscow": diario di viaggio nella Mosca che guarda al futuro

"It's time for Moscow": diario di viaggio nella Mosca che guarda al futuro

Salire sul taxi e sedersi accanto al conducente, per dare un'idea di parità. Russia di Enzo Biagi l'abbiamo ancora in testa (e in valigia) e l'episodio del tassista è uno di quelli che ci ha più colpiti. Certo, ne è passata di acqua sotto i ponti dal 1977, anno della pubblicazione del reportage, ma i conducenti di Mosca sembrano apprezzare, anche se hanno barattato le vecchie Vaz Žiguli, con le più moderne auto proposte dal mercato. Le strade, preda di un traffico selvaggio, continuano ad offire un vasto campionario di modelli del presente e del passato: dai suv alle eleganti Zil, vetture di classe della nomenklatura del Partito comunista sovietico. Questa è la Russia, un'alternanza di vecchio e nuovo, di hi tech e di tracce dell'architettura Krushev, ancora ben visibile nelle centinaia di palazzi popolari che dall'aeroporto di Sheremetyevo ci accompagnano al centro.

Organizzazione teutonica - Hotel Crowne Plaza, World Trade Center (WTC): il Governo di Mosca non ha badato a spese e, per noi stampa estera, ha pensato davvero a tutto. It's time for Moscow, evento al quale partecipiamo, punta proprio a questo, a far conoscere all'Occidente efficienza e potenzialità sia della Russia, sia della sua Capitale. Tutto è programmato nei minimi dettagli, dalla sistemazione al cosa visitare. Siamo affiancati da un team molto affiatato: Julia, Karina, Lara e Anastasia ci "seguono" da prima della partenza; non ci lasciano mai. Siamo aggiornandati su tutto, nessun imprevisto. Giovani, sorridenti ma, sul lavoro, inquadrati come commissari dell'Armata rossa: anche il volto della nuova Mosca gioca sul connubio presente-passato. Dalla montatura a tinte vivaci degli occhiali di Miss Baratova, trapela la marzialità di un'educazione improntata su una sovietica... disciplina!

Verso il 2020 - "Lo sviluppo di Mosca prevede un'implementazione della rete ferroviaria e metropolitana; uno sviluppo del centro storico che tenga conto delle esigenze dei ciclisti e dei pedoni, con nuove piste ciclabili e percorsi per chi non si sposta in auto. E tutto ciò nei prossimi quattro anni, dal 2016 al 2020". Spiega Sergej Cheremin, ministro e capo del dipartimento affari economici e relazioni internazionali del Governo di Mosca, presentandoci un ambizioso progetto di rinnovamento urbano, economico e culturale che coinvolgerà la città nei prossimi quattro anni.

Go West - Con Cheremin, sul palco del Mass Media Road Show, ci sono anche il responsabile della Commissione urbanistica Sergej Kuznetsov e il capo del Dipartimento per l'educazione Alexander Gavrilov. Che Mosca sia aperta al nuovo e che possa essere terreno fertile per imprese ed investimenti, lo confermano anche gli invitati, stranieri, al meeting: Nicholas Chavrot, Lorenzo Getti, Thomas Kerhuel e Jeroen Kettin, imprenditori europei che hanno puntato sulla Russia. Non è difficile capire come i russi guardino all'Ovest quale modello di sviluppo del tessuto cittadino, come è facile comprendere l'aspirazione degli amministratori a fare di Mosca una funzionale e moderna capitale europea, capace di attirare turisti e investimenti.

Sanzioni - Investimenti, sì! Ti pare facile. D'accordo, lo sappiamo: l'impegno di Putin in Siria e la Road Map presentata a Ginevra lo scorso novembre per una soluzione della questione post Assad, compatbile ai russi e agli americani, hanno ammorbidito le relazioni fra Occidente e Russia. Se la crisi russo-turca non dovesse subire un'improvvisa escalation, è plausibile che l'inizio del 2016 sia accompagnato dalla sospensione delle sanzioni (prorogate, lo scorso giugno, fino al 31 gennaio 2016, ndr). È proprio di questi giorni, infatti, la notizia della contestazione del governo italiano all'ampliamento del gasdotto North Stream, progetto che avvantaggerebbe il rifornimento energetico tedesco dalla Russia, alla faccia delle sanzioni... e dell'Ucraina. News che lascia, forse, intendere come esse siano interpretate quale ostacolo non solo da Mosca, ma anche dagli altri stati e che di fronte a nuove prospettive di sviluppo economico potrebbero essere presto rimosse. 

Brutte notizie - A sentir parlare Cheremin e gli altri relatori, la politica punitiva adottata da Ue e Usa non avrebbe intaccato spirito e operosità dei moscoviti. Tuttavia, lo scorso 10 dicembre, la giornalista Anastasia Bazenkova pubblicava su The Moscow Times un articolo dal titolo inequivocabile, quanto alla condizione del made in Italy in riva alla Moscova: Surviving Sanctions & Recession: The lives of Italian Chef in Moscow. Le testimonianze raccolte sono tutt'altro che positive: Marco Cervetti, a Mosca dal 2003, ha sentito la necessità di abbandonare la sua attività di ristoratore, mentre il milanese Pietro Rongoni è rimasto pur, tuttavia, con qualche riserva. Nell'intervista rilasciata alla giornalista, infatti, ha espresso dubbi sia sul futuro dei ristoranti italiani a Mosca (circa centocinquanta, ndr), sia sulla gastronomia nostrana in terra russa.  "Un locale per dirsi italiano – spiega lo chef – deve avere un cuoco italiano e cucinare piatti con prodotti italiani. In seguito alle sanzioni, abbiamo dovuto limitare la scelta del menù, riducendo le pietanze del 30-40%. Un ulteriore imposizione (di sanzioni, ndr) sull'esportazione di riso e pasta, potrebbe significare la fine della cucina italiana a Mosca". Un altro chef, Valentino Bontempi, ha spiegato, poi, che la produzione russa di alcune prelibatezze (Gorgonzola e prosciutto) è già cominciata e potrebbe essere una realtà nel giro di un anno e mezzo, ma che per altri alimenti il problema resta, poiché l'importazione è indispensabile. È il caso del pesce che, scrive Bazenkova, fino ad ora arriva dai mercati ittici tunisini. Produzione interna e alternative di rifornimento: una brutta notizia per le piccole e medie imprese italiane. Certo, il succedaneo non è della stessa qualità del prodotto originale, ma non vanno sottovalutate l'originalità e le capacità dei nostri connazionali... a beneficio dei russi. In fondo, anche dopo le sanzioni, perché riprendere ad acquistare mozzarella di importazione, quando posso acquistare quella fatta in Russia da italiani e con macchinari italiani? Pensateci bene: quanti di noi continuerebbero a sorseggiare vodka, se il medesimo distillato venisse realizzato a Milano da un imprenditore di Volgograd, secondo ricetta tradizionale? "So soldi!", diceva qualcuno. E, in tempi di crisi, il palato può essere sacrificato al risparmio di qualche euro.

di Marco Petrelli
@marco_petrelli

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