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La fine di un mito

Steroidi, eccessi d'ira e abuso d'alcol
Tutte le prove che inguaiano Pistorius

Oscar Pistorius

Emergono dettagli sempre più inquietanti della vita di Oscar Pistorius, il campione olimpico che la notte di San Valentino ha ucciso con quattro colpi di pistola la fidanzata-modella Reeva Steenkamp. Pare infatti che la polizia che sta setacciando palmo a palmo la villa di Pistorius abbia trovato steroidi, una mazza da cricket insanguinata e tracce di una serata a base di alcol. A questo punto l'ipotesi degli investigatori è che Pistorius possa aver colpito e ucciso Reeva in un’esplosione di rabbia dovuta all’utilizzo di sostanze vietate per legge. Il giovane potrebbe essere stato in preda di un effetto collaterale derivante dall’uso di steroidi anabolizzanti. Per questo sono stati già prelevati campioni di sangue dell’atleta per le verifiche di rito.

Gli steroidi e le tesi della difesa - La notizia è data in esclusiva dal britannico Sun e la polizia di Pretoria non l’ha confermata, ma fonti vicine alle indagini avevano già detto a un giornale locale che gli inquirenti stanno valutando l’ipotesi che l'omicidio sia avvenuto in uno scoppio d’ira provocato proprio dall’uso di anabolizzanti. Intanto, la difesa prepara la controffensiva: Pistorius avrebbe assoldato un team di avvocati di primissimo livello, tra cui anche detective privati e un anatomopatologo. Il padre del 26enne atleta paralimpico, Henke, insieme a tutta la famiglia, continua a sostenere la tesi dell’incidente. "C'è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nella nostra società: costruiamo eroi, che superano immense sfide, solo per poi prenderci la gioia di abbatterli", ha detto al Times sudafricano. "Voglio dire solo questo. Siamo realistici, non pazzi. Non sarà facile, ma Oscar è più forte della sua giovane età". La difesa potrebbe sostenere che l’atleta, scambiata Reeva per un ladro, le abbia prima sparato per errore, per cui lei sarebbe fuggita nel bagno; poi lui avrebbe sparato alla porta chiusa a chiave per entrare e l’avrebbe uccisa accidentalmente; oppure -secondo una versione più probabile- la difesa ammetterà la lite, ma sosterrà che Pistorius non voleva ucciderla.   L'atleta, che venerdì è già stato incriminato per omicidio premeditato, ha trascorso il weekend in una cella di un commissariato in attesa dell’udienza di domani in cui i suoi avvocati presumibilmente chiederanno il rilascio su cauzione; un rilascio a cui la polizia ha già detto che si opporrà. 

Un precedente inquietante - Il Beeld poi - il quotidiano in lingua afrikaan che per primo ha dato al mondo la notizia dell’omicidio della sua fidanzata - scrive inoltre che a gennaio l’atleta sudafricano sparò in un affollato ristorante a Johannesburg: il colpo partì per errore, ma il proiettile sfiorò Kevin Lerena, un pugile, amico personale di Pistorius e di Reeva. L'incidente accadde al Tashas in Merlrose Arch. "Mi presi un enorme spavento perché il proiettile arrivò a terra a pochi centimetri dai miei piedi... ma fu davvero un incidente allucinante", ha raccontato Lerena. "Devo puntualizzare che la pistola apparteneva a un amico di Pistorius, di cui non voglio dire il nome. Oscar volle solo guardare l’arma, la strusciò contro i pantaloni, allentando la sicura. Partì un colpo. Non lo definirei negligente, fu proprio un incidente. In seguito Oscar si scusò con me per giorni". 

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Commenti all'articolo

  • oberland

    18 Febbraio 2013 - 16:04

    D'accordo nel controllare a vista il corridore su protesi. Il suicidio come auspicio e non timore. Lex talionis semper

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