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L'editoriale

Belpietro: Angela Merkel deve andarsene, ha sottovalutato il pericolo islamico

Dalle stelle alle stalle, da statista a sfascista. Povera Angela Merkel: fino a ieri era considerata una delle donne più potenti del mondo, tanto da finire in copertina sui principali giornali. Ora è messa alla berlina come un’incapace che sta portando il suo Paese, e di conseguenza l’Europa, sull’orlo del baratro. Tutto per una notte, quella famosa dell’ultimo dell'anno, quando a Colonia, ma non solo, si è capito a che cosa può portare la politica buonista che apre le porte a tutti gli immigrati.

 La Cancelliera di ferro era convinta di poter governare il flusso dei profughi, scegliendo quelli più adatti al sistema produttivo tedesco. I calcoli a tavolino le davano ragione, perché la crescita economica della Germania deve essere sorretta anche da manodopera a basso costo, e dunque nulla di meglio che attingere dalla massa di disperati in fuga dalla guerra e dalle persecuzioni. Angela aveva anche pensato che gli extracomunitari migliori sarebbero stati i siriani, giudicati più assimilabili per istruzione e tradizione.

In realtà, la donna che da un decennio guida la locomotiva tedesca ha sbagliato tutti i suoi calcoli, per lo meno quelli riguardanti l’immigrazione. Aprire le frontiere, concedendo ospitalità a decine di migliaia di persone, non si è tradotto in un’operazione vantaggiosa, né per lei né per il suo Paese. A differenza di quel che ci si poteva aspettare - o meglio: di quel che si aspettava la stessa Cancelliera - l’ingresso di una marea di persone si è rivelato tutt’altro che indolore. Non soltanto per i problemi logistici, che si sono rivelati sin dal principio, mandando in crisi l’organizzazione teutonica, ma anche per le difficoltà di integrazione. Probabilmente Merkel non aveva messo in conto i rischi dovuti alla presenza di migliaia di persone con tradizioni e culture e religioni diverse. Soprattutto non aveva nemmeno lontanamente calcolato che la politica di apertura delle frontiere avrebbe potuto mettere a repentaglio la sicurezza del suo Paese e della stessa Europa.

Certo, i fatti del Bataclan e la scoperta dei covi jihadisti in Belgio erano ancora lontani quando la leader tedesca pensava di rilanciare con un atteggiamento buonista nei confronti dei profughi la sua immagine compromessa dal negoziato con la Grecia. Ma non aver capito che accogliere centinaia di migliaia di persone senza conoscere orientamento e aspirazioni presentava dei margini di rischio piuttosto gravi è un errore clamoroso, dalle conseguenze che nessuno oggi può valutare.

Angela Merkel, come ci ha abituati in tutti questi anni, ha fatto da sola, senza consultare i partner europei, senza soprattutto seguire la linea di David Cameron, che da subito si era dimostrato contrario alla linea buonista. E adesso la Merkel incassa da sola il contraccolpo delle molestie contro centinaia di donne, nuovo sistema rispetto agli attentati del passato con cui si cerca di diffondere il panico in Europa e, soprattutto, con cui si cerca di cambiare e nostre abitudini. Ricordate le promesse dopo le stragi islamiche di Parigi che avevano preso di mira dei ragazzi che festeggiavano il fine settimana? Il terrorismo non cambierà le nostre abitudini. Può darsi, anche perché le bande di musulmani pronti a farsi saltare in aria non sono inesauribili. Molto di più però possono essere branchi organizzati che cercano di stuprare le donne occidentali così da indurre terrore e costringerle in casa. Non sarà la strategia della tensione, ma quella della paura di sicuro.

E di tutto ciò chi si deve ringraziare se non Angela Merkel, la donna che ha aperto la porta agli stupratori? Lei e quelli come lei, buonisti per calcolo politico, commossi per tornaconto personale, pronti a versare una lacrima per chi si presenta alla frontiera, ma non per chi è nato dentro quella frontiera e patisce la fame e la miseria. Quello che è successo è il prodotto di una cultura intrisa di tanto cinismo e tanta ipocrisia nascosta dietro buoni sentimenti, che però questa volta molto clamorosamente ha sbagliato le proprie previsioni.

Ieri un giornale non certo di destra come il New York Times, quotidiano liberal spesso in contrasto con i falchi a stelle e strisce, ha attaccato la Cancelliera, rimproverandole le aperture ai migranti con parole molto simili a quelle di Oriana Fallaci e Michel Houllebecq, autore di Sottomissione, il libro in cui si preconizza un’Europa inginocchiata di fronte all’Islam. Difficile che il New York Times spari a palle incatenate contro il leader di un Paese che non sia l’America. E non per sudditanza, ma per disinteresse. Quasi impossibile poi che ne chieda le dimissioni. Eppure è ciò che è successo. Bocciata senza appello da un giornale influente nel Paese più multiculturale che ci sia. Da Cancelliera a cancellata.

di Maurizio Belpietro

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Commenti all'articolo

  • costanzacipollo

    13 Gennaio 2016 - 11:11

    L'Italia è andata in pezzi proprio perchè ogni capo dello Stato si è inchinato davanti alla Cancelliera Merkel, l?Italia grazie alla Germania molti anni fà, si è trovata con le pezze, evidentemente le persone si sono dimenticate tutto. Sono anni che diciamo che deve andare a casa. Speriamo bene. C. Cipolloni

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  • pinux3

    13 Gennaio 2016 - 10:10

    Adesso la Mekel si dimette perché l'ha detto Belpietro...

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  • nick2

    13 Gennaio 2016 - 10:10

    Italia e Germania entro pochi anni non potranno sostenere economicamente welfare e pensioni. L’invecchiamento della popolazione è drammatico. Ridurre sprechi e super vitalizi non basta. Ci sono due modi per risolvere il problema: il primo è mettere i vecchi nelle camere a gas (non so se vi converrebbe), il secondo è ringiovanire la popolazione. Belpietro, tutto il resto è demagogia.

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  • wilegio

    wilegio

    13 Gennaio 2016 - 09:09

    Se queste critiche alla merkel sono giuste, figuratevi un po' come siamo messi noi, che non abbiamo neanche il potere di sceglierci gli immigrati meno peggio, ma siamo invece costretti dal nostro delinquente governo ad accettare cani e porci, compresa la feccia dell'islam.

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