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Ci vogliono ammazzare

La feroce minaccia di al Qaeda all'Italia: ecco come ci vogliono umiliare

La feroce minaccia di al Qaeda all'Italia: ecco come ci vogliono umiliare

Al Qaeda, via video ha messo in rete una dichiarazione di guerra all' Italia, con un video intitolato «Nelle mani dell' aggressore». Il proclama, che è bene valutare nella sua interezza, è stato declamato dallo sheik Yusuf al-Anabi, capo del consiglio della shura di al Qaeda nel Maghreb (Aqmi), che si rivolge «a tutta la nazione islamica e in particolare al popolo libico»: «Proseguono i complotti per la guerra all' islam. L' annuncio da parte dei romani (dell' Italia) di un' occupazione della capitale Tripoli, per farla governare da un generale italiano, non è diverso dal governo di Bremer in Iraq. Questa è una crociata contro l' islam, la vittima oggi è la Libia, contro cui vengono tessuti complotti di governanti arabi e romani, piani per una dominazione straniera che porterà al saccheggio delle risorse nazionali, all' umiliazione della gente, la violazione dei luoghi sacri. Gli italiani hanno occupato la vostra capitale, abbandonate dunque le vostre divergenze, serrate le file, unite le vostre posizioni. Gli occupatori italiani devono essere cacciati. Voi invasori italiani vedrete cose mai viste, vi morderete le dita, pentiti di essere entrati. E ne uscirete piccoli e umiliati, come è accaduto in Iraq».

Concorrenza - Dunque, al Qaeda, si lancia ancora una volta in concorrenza con l' Isis, che sta già sviluppando offensive militari e di terrore in Libia, da posizioni non certo di debolezza. Al Qaeda nel Maghreb infatti, dal 2011 è saldamente impiantata in Libia, con rapporti alterni con Ansar al Sharia, un gruppo jihadista che controlla a tal punto Bengasi e zone della Cirenaica, che le ripetute offensive del generale Khalifa al Haftar, non hanno conseguito sinora alcun risultato. Di più, il momento scelto dall' Aqmi per questa dichiarazione di guerra all' Italia dimostra che gli jihadisti sono perfettamente a conoscenza del fatto che si avvicina - è questione di poche settimane - il momento in cui una forza multinazionale, a guida italiana, effettuerà azioni militari in Libia. Non sbarcherà, non occuperà le città, non costruirà basi militari se non in funzione difensiva di obiettivi legati alla nostra sicurezza nazionale (terminali petroliferi e raffinerie, da giorni già sotto attacco), ma - secondo informazioni di fonte certa ottenute da Libero - effettuerà con gli altri Paesi della coalizione, a partire dalla flotta dispiegata nel Golfo della Sirte, «operazioni mirate» eli e aviotrasportate, contro obbiettivi sensibili jihadisti, per poi tornare al più presto a bordo della flotta.

Liti tribali - Tutto questo, però, potrà avere inizio solo dopo che il nuovo governo di unità nazionale varato dall' Onu a Skhirat e presieduto da Fayez al Serray, avrà chiesto - come non potrà non fare - questo intervento militare internazionale. E qui, come al Qaeda e l' Isis sanno benissimo, i problemi non sono pochi. I dirigenti politici e militari della Libia continuano a dimostrare una incredibile cecità politica, non calcolano minimamente il fatto che la loro litigiosità ha sinora fatto solo il gioco dell' Isis e di al Qaeda e continuano a impegolarsi in trattative sine die per la costituzione di questo governo.

Per di più, da giorni Francia e Inghilterra, per sole e poco nobili ragioni di politica interna, hanno dato segno tangibile con missioni aeree non concordate né con l' Italia, né con l' Onu, di volere effettuare operazioni militari sul suolo libico anche senza autorizzazione del nuovo governo. Mossa che avrebbe un effetto devastante sul piano politico, perché verrebbe letta come «neocoloniale» anche dai partiti e dalle milizie libiche più disposte a lavorare a fianco della Coalizione internazionale.
Questo è il quadro in cui si muove il governo italiano, che sinora è riuscito a bloccare i «colpi di genio» franco-inglesi e che sta accelerando i tempi per formare un governo libico benedetto dall' Onu anche a costo di avere ministri che rispondano ad una sola condizione: che si impegnino a non spararsi tra di loro.

Tensioni prima dell' intervento internazionale In un video veniamo definiti come complottisti e invasori: «Non accettiamo i vostri negoziati, sarete umiliati e sottomessi»Torna Al Qaeda e minaccia l' Italia dalla Libia.

Carlo Panella

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Commenti all'articolo

  • lepanto1571

    19 Gennaio 2016 - 10:10

    Ottima Europa, in c..lo agli italiani. I nostri veri nemici sono in Europa cominciando dai francesi, inglesi e tedeschi. I terroristi musulmani possono vincere, grazie alla complicità dei comunisti, qualche battaglia ma perderanno la guerra; come la storia ci insegna!

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  • lepanto1571

    19 Gennaio 2016 - 10:10

    Ottima Europa, in c..lo agli italiani.

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  • capitanuncino

    18 Gennaio 2016 - 09:09

    Venite venite...Preapreremo per tempo campi di concentramento e forni crematori...

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  • itas50

    17 Gennaio 2016 - 13:01

    sottomessi sto cazzo !!! venite e vi seppelliamo nelle carcasse dei maiali !!!

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