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L'intervista

Medio Oriente, Scognamiglio (EastWest): "L'Europa deve aiutare Erdogan a ritrovare l'equilibrio delle origini"

Medio Oriente, Scognamiglio (EastWest): "L'Europa deve aiutare Erdogan a ritrovare l'equilibrio delle origini"

"L'Iran? Non ha interesse ad alimentare nuove tensioni con l'Arabia Saudita", ci spiega Giuseppe Scognamiglio, direttore della rivista di geopolitica EastWest, che abbiamo intervistato proprio in occasione del lancio della nuova edizione del suo giornale.
Le esecuzioni degli sciiti a Ryadh e la conseguente crisi diplomatica fra Iran e Arabia Saudita suggeriscono una domanda: un eventuale abbandono di Teheran del fronte siriano potrebbe incidere sugli equilibri del conflitto? "Ipotesi complicata, le parti in gioco sono troppe e con interessi troppo diversi per poter effettuare previsioni che abbiano senso. Una cosa, però, è certa e cioè il non interesse iraniano (l'Iran esprime una classe dirigente raffinata) ad alimentare le tensioni con Ryadh, perché ora l'attenzione è tutta per il release delle sanzioni occidentali. Quanto all'Arabia Saudita, la distensione fra Washington e l'Iran, il crollo del prezzo del petrolio e un sistema di governo medievale non sono certo fattori che vanno a suo vantaggio". 

Secondo lei, perché Mosca ha aumentato il suo impegno militare nel teatro siriano? Solo per combattere Isis? 
"Gli investimenti militari russi in Siria mal si conciliano con l'idea di una presenza che sia solo temporanea, pertanto ritengo che la Russia si prepari a restare a lungo in Siria, ritagliandosi quel posto al sole che ha sempre costituito un obiettivo strategico, dagli zar all'Unione Sovietica. Penso anche che, malgrado non ancora in agenda, andranno ridisegnati i confini stabiliti (male) dopo la prima guerra mondiale nell'antica Mesopotamia, tenendo conto di identità etniche e culturali emerse in questi anni di guerra". 
Russia nel Mediterraneo: la Turchia è pronta ad accettare una simile presenza, in particolare dopo i recenti attriti? 
“Vede, tradizionalmente i due paesi hanno buoni rapporti e le linee strategiche di politica estera non si cambiano facilmente. Certo, l'AKP di Erdogan sta facendo fatica a dare coerenza ad una politica estera che, per anni, ha visto Mosca ed Ankara in ottime relazioni; ma in politica estera i ragionamenti vanno fatti oltre la durata dei Governi, perché corrispondono ad interessi strutturali dei paesi". 
Erdogan sarà in grado di ritrovare l'equilibrio originario o dobbiamo rassegnarci alla deriva autoritaria degli ultimi anni? 
"La governance autoritaria che ha caratterizzato gli ultimi due anni del Presidente della Repubblica turca è probabilmente il risultato naturale di una permanenza ultra decennale al potere, anni coronati da successi politici ed economici senza precedenti. È verosimile che il sistema democratico turco, espressione di una società moderna e responsabile, saprà valutare quando verrà il momento di cambiare. Peraltro, noi Europei dovremmo assumerci la responsabilità di dialogare con il Governo turco appena insediatosi per favorire l'ulteriore evoluzione delle istituzioni del paese verso il famoso acquis communautaire: è venuto il momento di superare l'impasse determinata dai veti sarkozyani ed aprire altri capitoli negoziali per l'adesione di Ankara alla UE, partendo proprio dai temi più delicati. Sono anche convinto che il 2016 vedrà il crollo dell'ultimo muro esistente in Europa, quello di Cipro, che sbloccherà definitivamente il rapporto Turchia-UE".  
Perché Sarkozy ha ostacolato l'ingresso della Turchia in Europa? 
"Purtroppo, Sarkozy fa parte di quei leader con la vista corta, che ha preferito logiche di politica interna a decisioni nell'interesse del processo di integrazione europea, dimostrando peraltro anche di non conoscere quanto moderna e filo europea sia la classe dirigente turca e la stessa opinione pubblica, che ancora oggi spera di entrare in Europa, secondo gli ultimi dati di Eurobarometro". 
Come si spiegano le dure prese di posizione di Erdogan nei confronti di Strasburgo, in particolare dopo il riconoscimento del genocidio armeno? 
"Ogni paese ha le sue rigidità nella valutazione di fatti della storia, la Francia e il Regno Unito con il loro passato coloniale, l'Olanda con East Timor, e potrei andare avanti all'infinito. Non credo che il miglior modo di sviluppare un rapporto sia attraverso la provocazione. I veri strani siamo noi europei, che un giorno firmiamo l'atto di adesione della Turchia all'Ue e sei mesi dopo rinneghiamo tutto. Mi sembra normale la reazione del Governo turco, che ha cercato di ritagliarsi un ruolo da protagonista proponendosi quale riferimento politico e culturale per le primavere arabe, sentendosi traditi dai partner europei. Ora, abbiamo l'opportunità di riprovarci. Vediamo se gli attuali leader europei dimostreranno maggiore lungimiranza...".

di Marco Petrelli
@marco_petrelli

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