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Il video dei tagliagole

Ritorna Gheddafi, alleato dell'Isis: l'ultima minaccia mortale all'Italia

Muammar Gheddafi

La storia è una commedia degli inganni, assurda e incoerente, e non c'è quindi da stupirsi che l'Isis scelga, per minacciare Roma, un film biografico su un eroe della resistenza libica al tempo delle colonie fasciste, farcito di attori europei, girato da un siriano naturalizzato americano, islamico sì, ma morto il 9 dicembre 2005 a Amman, insieme con la figlia, dove si trovava nella lobby del Grand Hyatt Hotel, polverizzata da un attentato suicida di Al Qaeda.

Il film è “Il leone del deserto”, girato nel 1980 da Mustapha Akkad, siriano di Aleppo, che resterà nella storia del cinema come produttore della saga horror “Halloween”. Ma Akkad, attraverso il cinema, voleva diffondere la vera conoscenza della sua religione, l'Islam, che considerava ingiusto legare al terrorismo così come ingiusto sarebbe stato dire dei cristiani che sono tutti sanguinari crociati. Insomma, quanto di più distante dall'ideologia dell'Isis. Dopo aver girato un film su Maometto, “Maometto messaggero di Dio”, nel 1976, che gli costò alcune minacce di morte per aver osato mondanizzare il Profeta, quattro anni dopo trovò il sostegno produttivo, faraonico, di Gheddafi, per il film della sua vita: la biografia del capo tribale Omar Mukhtar, leader della resistenza beduina contro l'invasione coloniale della Cirenaica voluta da Mussolini.

Costato 35 milioni di dollari, il film vanta un cast da far impallidire “Lawrence d'Arabia”: Anthony Quinn nel ruolo di Mukhtar, Oliver Reed in quello del generale Rodolfo Graziani, dal 1930 vice-governatore della Cirenaica, Rod Steiger come Mussolini, e Irene Papas, John Gielgud, Gastone Moschin, Raf Vallone. In Italia non fu mai distribuito: il Guardian scrive che nel 1982 «il presidente del Consiglio» Andreotti lo bloccò perché offensivo del prestigio dell'esercito italiano; le cose non devono essere andate proprio così, perché nel 1982 capo del governo fu Spadolini, ma del film erano a conoscenza solo i cinefili, e l'Isis, a quanto pare. Nel loro proclama, scorrono le immagini di uno dei tanti agguati che resero Mukhtar una leggenda nazionale per i libici.

La sua abilità militare, capace di fronteggiare con poche migliaia di uomini malamente armati i tank e l'aviazione nemica, indusse Graziani a ricorrere ai campi di concentramento. Ma l'ulteriore paradosso è che il film, in questo fedele alla verità storica, mostra che Mukhtar era un combattente valoroso e leale, che non uccideva i prigionieri inermi, anzi li lasciava andare, e per il quale la fede islamica considerava odiosa la guerra, benché inevitabile per scacciare l'invasore. Evidentemente tanto Gheddafi, che il regista Akkam, non avrebbero mai desiderato che il loro film diventasse strumento della jihad. Il loro intento era di far conoscere in Occidente, attraverso l'uso di star del cinema europeo, una figura nobile di guerriero e patriota musulmano.

Obiettivo del tutto fallito: il film incassò solo un milione di dollari, e Akkam non riuscì mai a girare l'ultimo film della sua trilogia islamica, che sarebbe stato dedicato a Saladino, e avrebbe dovuto essere interpretato ancora una volta da un grande attore, Sean Connery. Anzi, nel film persino il generale Graziani viene descritto con tratti di umanità, nelle scene dell'interrogatorio di Mukhtar, dopo la sua cattura, e che sembrano essere frutto della fantasia e di una volontà di non calcare la mano contro gli Italiani. «Dobbiamo continuare a combattere il diffondersi dell'ignoranza», annuncia l'Isis nel messaggio che accompagna le scene del film. Un messaggio involontariamente ironico, visto che “Il leone del deserto” è proprio un'espressione di quell'Islam moderato che i terroristi odiano, girato da un regista vittima delle bombe jihadiste.

di Giordano Tedoldi

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Commenti all'articolo

  • Happy1937

    23 Gennaio 2016 - 18:06

    E pensare che Sarkosi, padre di tutti i disastri che ci affliggono, rischia si ritornare all'Eliseo! Certo che allo stato i francesi, come purtroppo noi, non hanno accettabili scelte di uomini.

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