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Il ministro degli Esteri

Paolo Gentiloni: "Sì a una Europa a due velocità"

Paolo Gentiloni: "Sì a una Europa a due velocità"

"È giusto discutere di Europa a due velocità, anche se non si tratta della definizione migliore perché opposte visioni devono e possono convivere". Così, in una intervista a La Stampa, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni preannuncia che nel prossimo incontro a Roma tra i colleghi dei sei Paesi fondatori si inizierà a delineare una "visione comune sul futuro dell'Unione". E si comincerà a parlare di Europa a due velocità, una definizione "che non è la migliore, ma è giusto discutere di livelli di integrazione
diversa. C'è chi come l'Italia - spiega il ministro - vuole un'unione bancaria, fiscale e politica crescente. E chi, come il
Regno Unito, vuole solo un mercato comune più efficiente. Due visioni che devono e posso convivere".

Rimpatri e Schengen - I rimpatri "devono far parte di una azione comune e non di annunci ad effetto", dice il titolare della Farnesina commentando la decisione della Svezia di espellere fino a 80.000 migranti irregolari. E la legge sul prelievo ai profughi approvata in Danimarca «è qualcosa che, sul piano culturale, l'Europa non dovrebbe mai vedere, come far pagare l'Ici ai senzatetto". Per scongiurare la fine di Schengen, avverte Gentiloni, "qualcosa deve cambiare. Non possiamo proseguire con le regole di Dublino che scaricano sui Paesi di primo arrivo asilo o respingimento dei migranti". Italia e Germania, secondo Gentiloni, "sono distanti sulle regole economiche ma possono lavorare ad una visione comune". Un allarme sulla Libia: "Se fallisce il tentativo di stabilizzazione avremo una enorme Somalia dall'altra parte del canale di Sicilia", avverte il capo della diplomazia italiana.

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