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L'allarme profetico

Michel Houellebq nel 2000 aveva previsto tutto: Belgio, Eurabia e stragi islamiche

Michel Houellebq nel 2000 aveva previsto tutto: Belgio, Eurabia e stragi islamiche

Tanti lettori hanno conosciuto l’opera di Michel Houellebecq grazie a «Sottomissione», romanzo divenuto simbolo di un’epoca macchiata di sangue e uscito poco prima che un commando di assassini del Califfato sterminasse i redattori di Charlie Hebdo. In quel libro, lo scrittore francese non ha dipinto uno scenario distopico, bensì uno futuro possibile, in cui un partito musulmano va al governo in Francia e poi conquista il potere a livello europeo. Dunque non si tratta di profezia, semmai di acuta osservazione della realtà, di esercizio potente del pensiero critico.

Lo stesso discorso si può fare riguardo a un’altra opera firmata da Houellebecq, che Bompiani ha appena riportato sugli scaffali delle librerie dopo un periodo d’assenza. Si tratta di «Lanzarote», un testo piuttosto breve corredato da numerose fotografie dell’isola nell’arcipelago delle Canarie. A un primo sguardo, sembra il classico libro di viaggio che gli autori producono tra un romanzo e l’altro, spesso per motivazioni economiche. Ma leggendolo attentamente si scopre che Houellebecq, in poche pagine, offre uno sguardo incredibilmente lucido sull’Europa di questi giorni.

Città prigioniera - «Lanzarote» fu scritto all’inizio del nuovo secolo, ed è ambientato nel 1999. In sostanza, è una sorta di rapido esame della civiltà europea che si appresta a entrare in un nuovo millennio. In più, però, si sofferma su una serie di questioni che oggi, sedici anni dopo, sono esplose con violenza estrema. Il romanziere francese le aveva già individuate perfettamente, e da un certo punto di vista potremmo dire che i temi affrontati in «Sottomissione» sono già presenti in questi libriccino. Houellebecq, all’epoca, non era ancora stato portato in tribunale con l’accusa di islamofobia: la sua posizione in merito alla religione musulmana viene espressa senza mezzi termini.

Il racconto inizia con la visita dell’autore a un’agenzia di viaggi: abbattuto dalle festività natalizie e dal capodanno, vuole lasciare la Francia per un po’. In agenzia gli propongono un viaggio in Tunisia, e lui risponde di getto: «I Paesi arabi non mi fanno impazzire». Poi ripensa ai racconti che un amico gli ha fatto di avventure erotiche ad Hammamet, in un hotel in cui «comitive di algerine si recavano per scatenarsi in orge selvagge fuori da qualsiasi controllo maschile». Allora precisa: «In sostanza, i Paesi arabi non erano malaccio, purché si riuscisse a tirarli fuori da quella loro ridicola religione». E ancora: «Più che i Paesi arabi, in effetti, quelli che non mi piacciono sono i Paesi musulmani».

Negli anni seguenti, Houellebecq ha un po’ moderato i toni. Forse ha smesso di considerare stupido l’islam, e ha dettagliato un po’ la sua analisi. O forse, più banalmente, considera molto più stupidi gli europei, motivo per cui la sottomissione ai musulmani gli sembra quasi un’alternativa convincente.

Giunto a Lanzarote, il narratore si imbatte in un villeggiante di nome Rudi, un ispettore di polizia che vive a Bruxelles. E qui troviamo alcuni passaggi stupefacenti. Houellebecq descrive la città belga con precisione chirurgica: «La delinquenza dilagava; sempre più spesso bande di giovinastri aggredivano i passanti, in pieno giorno e persino nei centri commerciali. Quanto alla notte, meglio non parlarne: era ormai da un pezzo che le donne sole non osavano più avventurarsi in strada dopo il tramonto. L’integralismo islamico aveva assunto proporzioni allarmanti: dopo Londra, adesso era Bruxelles il vero rifugio dei terroristi islamici. Per strada, nelle piazze, nei giardini, era un continuo viavai di donne velate». Sembra di scorrere una descrizione di Molenbeek, il quartiere di Bruxelles che fa da culla ai jihadisti: quelli che partono per la Siria e quelli che vogliono colpire il cuore dell’Europa. Ne abbiamo letto sui giornali alla fine del 2015: Houellebecq ne scriveva nel 2000, prima dello Stato islamico e persino prima dell’Undici settembre.

Strabiliante è anche il racconto della situazione famigliare di questo Rudi. Il quale spiega di avere sposato una marocchina «per sfuggire alle belghe». Sua moglie, sulle prime, è tutt’altro che una fanatica religiosa. Tanto che i due sono soliti frequentare locali per scambisti. «Mia moglie e io, durante gli ultimi due anni del nostro matrimonio», dice Rudi, «frequentavamo assiduamente i locali per coppie cosiddette “anticonformiste”. Mia moglie lo trovava piacevole, e io pure. Tuttavia, a lungo andare (…) le cose hanno cominciato a prendere una brutta piega». Lo stile di vita libertino si è rivelato una trappola. «Con ogni probabilità è stato proprio questo a far precipitare mia moglie - donna intelligente, sensibile, profondamente colta - verso le soluzioni mostruose e retrograde dell’islam. Non so se questo fallimento fosse inevitabile; ma ripensandoci - ed è ormai da anni che ci ripenso - continuo a non capire come avrei dovuto fare per evitarlo».

La moglie di Rudi si è convertita, ed è tornata in Marocco portando con sé le due figlie, che il povero ex marito non rivedrà più. Anche qui, sembra di rileggere tante storie di convertiti e «radicalizzati» degli ultimi tempi. Persone insospettabili, apparentemente «occidentalizzate», come si dice, che a un certo punto cambiano completamente. Come una jihadista saltata in aria pochi giorni dopo il massacro del Bataclan: anche lei amava la vita notturna, gli amici la chiamavano «Cowgirl». Poi, un bel giorno, sono comparsi veli e palandrane.

È chiaro che Houellebecq, già oltre quindici anni fa, aveva messo il dito nella piaga. L’Europa che descrive è triste, decadente. I suoi personaggi, allora più di oggi, sono alla disperata ricerca di una via d’uscita. Rudi la troverà nell’adesione a una setta, e in fondo la sua scelta non è tanto dissimile da quella del protagonista di «Sottomissione». Forse è più vera, perché non dettata dal tornaconto personale (il professore universitario dell’ultimo romanzo dalla sottomissione all’islam trae anche un guadagno materiale).

Senza reazione - Ma in «Lanzarote» c’è anche molto altro, di enorme attualità. C’è la totale mancanza di senso e di speranza che ci ammorba. C’è, per dire, una coppia tedesca di lesbiche che vuole avere un figlio, ed è in cerca di un maschio che faccia da donatore. Ci sono, insomma, tutti i nervi che ora sono tesi allo spasimo. Houellebecq li aveva già scoperti in un’epoca che ora ci pare lontanissima, ma di sicuro non si aspettava alcuna reazione dai moribondi europei. In proposito, non lascia dubbi: «A Parigi faceva freddo, le cose erano normalissimamente sgradevoli. Inutile approfondire. Tutti sanno com’è la vita e l’effetto che fa».

di Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • veneziano49

    26 Febbraio 2016 - 00:12

    incominciamo a informarci dove sono armi da difesa e si fa come nell'America alla vigilia della guerra patriottica contro gli inglesi...

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  • nordest

    18 Febbraio 2016 - 19:07

    Quando la finiamo di importare questi selvatici indegni di esistere.

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  • capitanuncino

    18 Febbraio 2016 - 17:05

    Anche quest'uomo è rimasto inascoltato.Come la Grande Oriana Fallaci.

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  • demaso

    02 Febbraio 2016 - 21:09

    l'islam dovrebbe chiedere scusa per tutto quello che ha seminato, specialmente per il loro popolo. L''islam oggi è povertà, terrorismo, guerra è morte!

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