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L'Africa da evitare: la classifica dei Paesi più violenti e insicuri (c'entra quasi sempre l'islam)

L'Africa da evitare: la classifica dei Paesi più violenti e insicuri (c'entra quasi sempre l'islam)

«I confini insanguinati dell’islam», era il titolo fortissimo di un paragrafo di «Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale»: il best-seller scritto da Samuel Huntington nel 1996. Ancora al Qaeda era una sigla conosciuta solo da specialisti, il nome dei talebani iniziava appena ad apparire sui giornali, l’assalto alle Torri Gemelle e l’Isis erano incubi da film dell’orrore. Ma Huntington osservava già che «i musulmani costituiscono circa un quinto della popolazione mondiale, ma negli anni Novanta la loro percentuale di coinvolgimento in atti di violenza tra comunità locali è superiore a quella di qualsiasi altra civiltà». E faceva un po’ di cifre per dimostrare empiricamente che «il numero di conflitti tra civiltà che ha coinvolto i musulmani è tre volte superiore a quello dei conflitti tra civiltà non musulmane». L’indicazione di Huntington e l’idea che verrebbe a seguire i notiziari sembra contraddetta dagli indici sugli omicidi che sono periodicamente calcolati dall’Onu, e secondo i quali la probabilità di morire ammazzati è generalmente superiore nel Continente Americano. Il Paese con più omicidi in assoluto è il Brasile; quelli con i tassi più alti relativi Honduras, Guatemala, El Salvador e Venezuela; alcune città particolarmente pericolose si trovano anche in Messico.

L’Institute for Economics and Peace e la Economist Intelligence Unit legata al famoso settimanale inglese ritengono però che il semplice tasso di omicidi non sia indicativo, ed hanno dunque elaborato un più complesso Indice della Pace Globale (Gpi), che tiene conto anche di altri fattori. Gli altri crimini, ad esempio. Le relazioni esterne, come la spesa militare e le guerre. Il terrorismo. La situazione politica. Pubblicato per la prima volta nel maggio del 2007, esce ogni maggio o giugno successivo. Effettivamente, questa classifica torna a confermare l’osservazione di Huntingon: 12 sono infatti i Paesi in una «zona rossa» che indica appunto i pericoli maggiori. Sei di questi sono musulmani, tra cui i tre peggiori: Siria, Iraq e Afghanistan. La Somalia è poi sesta, il Sudan settimo e il Pakistan nono. Ma anche cinque degli altri sei Paesi si trovano in qualche modo nella linea di faglia. Il Sud Sudan, quarto, è un Paese cristiano nato dopo una lunghissima guerriglia contro il Sudan. La Repubblica Centrafricana, quinta, è stata sconvolta da una guerra civile che a un certo punto è diventata un regolamento di conti tra maggioranza cristiana e minoranza islamica. La Russia, undicesima, è toccata dal jihadismo caucasico, e ha caucasici e centro-asiatici anche particolarmente presenti tra le proprie famigerate cosche mafiose. La Nigeria, dodicesima, è mezza musulmana e mezza cristiana, e vede appunto imperversare Boko Haram. Insomma, fuori dal contagio islamico resta solo la Repubblica Democratica del Congo con i suoi conflitti tribali, ottava; e la Corea del Nord con il suo terrificante regime totalitario; decima.

Va ricordato che la classifica è del 2015, e quindi alcuni Paesi ora in zona rosa, un po’ meno grave, dovrebbero essere nel frattempo precipitati in coda. Dovrebbe essere in particolare il caso della Libia, seconda dal basso della zona rosa dopo l’Ucraina della guerra civile. Vengono poi Israele, minacciato dal terrorismo jihadista e dai missili di Hamas e Hezbollah, e lo Yemen, presumibilmente a sua volta ormai in zona rossa. In miglioramento, grazie al processo di pace con le Farc dovrebbe essere la Colombia, dopo di che si torna a un Paese a maggioranza islamico con il Libano. Continuiamo la classifica. Il Messico dei narcos. L’India a sua volta minacciata dai jihadisti: anche se lì c’entrano anche fondamentalisti indù, violenze di casta, rivolte etniche e maoisti assortiti. Il Venezuela. Le Filippine: cristiane, ma a loro volta toccate dalla violenza jihadista nel Sud. Il Ciad: altra terra di confronto tra musulmani e cristiani, oltre che di odi tribali. Il Ruanda del genocidio tutsi. Iran ed Egitto: ancora islam. Il Sudafrica. L’islamica Turchia. Il Camerun: in maggioranza cristiano, ma attaccato da Boko Haram. Idem per il Kenya: solo che lì i jihadisti che attaccano sono gli Shabab. L’Azerbaigian: islamico. Myanmar: con molte guerriglie etniche e un duro regime militare che ha appena consentito un voto democratico.

Non è compito di questo articolo fare la classifica completa, e l’assaggio fatto finora è probabilmente sufficiente a dare un’idea. Ma forse merita ricordare chi è che invece sta meglio. Paese più pacifico in assoluto: Islanda, seguita da Danimarca, Austria, Nuova Zelanda, Svizzera, Finlandia, Canada, Giappone, Australia e Repubblica Ceca. Primo Paese non sviluppato: Bhutan, diciottesimo. Primo latino-americano: il Cile, ventesimo. Primo islamico: il Qatar, trentesimo, col Kuwait trentatreesimo. Primo africano: il Botswana, 31°. L’Italia è trentaseiesima.

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Commenti all'articolo

  • infobbdream@gmail.com

    infobbdream

    19 Febbraio 2016 - 13:01

    36° esima lo dice chi?? qualche statale che ha fatto la classifica? scommettiamo che se togliamo le scorte a tutti i politicanti e pubblichiamo gli indirizzi dei giudici, poi via il porto d'armi a chiunque non sia un poliziotto compreso il giudice ed i gioiellieri, l'italia si confronta da subito con i peggiori paesi della lista nera! troppo ottimistica la stima rispetto a paesi come la russia.

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