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Allarme immigrazione

Dimenticata la donna uccisa dal profugo per non offendere i rifugiati

Dimenticata la donna uccisa dal profugo per non offendere i rifugiati

Niente commemorazione per la volontaria uccisa da un immigrato perché altrimenti si potrebbero offendere gli immigrati. Quanti ritengono che - potenza di una vita sotto la socialdemocrazia - la Svezia sia ormai persa oltre ogni possibile redenzione hanno da oggi una non indifferente freccia in più al proprio arco: l' ultimo, grottesco capitolo della vicenda di Alexandra Mehzer.
Riassunto delle puntate precedenti. Alexandra è una 22enne svedese di origini libanesi che nella vita fa la volontaria in un centro di accoglienza per minori rifugiati a Mölndal, piccolo centro dalle parti di Goteborg.


Il 25 gennaio scorso, un ospite della struttura (pare un quindicenne somalo, anche se specie il dato anagrafico resta incerto) la accoltella a morte per motivi mai chiariti. Il riserbo tenuto dalla polizia sulle indagini - come ormai consuetudine con episodi di questo tipo - è fin dall' inizio totale onde non esercitare influenze sull' opinione pubblica ed evitare che la realtà possa intralciare la linea di Stato secondo cui gli immigrati sono bravi e buoni per contratto.  Una preoccupazione, quella di tenere l' ideologia al riparo dal mondo reale, apparentmente condivisa anche dalle autorità. Le quali hanno deciso di sbattere la porta in faccia ad alcuni colleghi della ragazza che volevano organizzarne una commermorazione. La cosa si sarebbe dovuta tenere nella città di Örnsköldsvik, dove ha sede un centro analogo a quello della tragedia e dove, non più tardi di una decina di giorni fa, si era recato in visita il primo ministro svedese Stefan Lofven in persona per dire, tra l' altro che «bisognerebbe potersi sentire sicuri al lavoro».
Un' iniziativa come quella della commemorazione, in teoria, a quel punto sarebbe persino stata nella cose. E invece no. Inoltrata regolare richiesta alle autorità cittadine, i volontari si sono visti rispondere no grazie: nessuna partecipazione del Comune, nessuna bandiera o altra effige, nessuna concessione di alcuno spazio riconducibile al Comune per tenere l' evento. Niente di niente. Ai residenti che chiedevano spiegazioni circa il rifiuto, le autorità hanno fatto sapere di considerare la commemorazione come potenzialmente offensiva nei confronti degli altri immigrati ospiti del centro e di avere perciò ritenuto di soprassedere. Stessa sorte per la richiesta, avanzata sempre dai colleghi, di poter realizzare all' interno del centro un altarino in memoria della ragazza: disco rosso, dato che una cosa del genere rischierebbe di avere un impatto emotivo negativo sui vulnerabili minorenni ospiti della struttura.
È andata a finire che, pur di non arrendersi all' ordine di rimozione impartito dalle autorità, i promotori del memoriale sono dovuti andare a bussare in chiesa.  Dove si è consumato il lieto fine: il pastore ha acconsentito a tenere una servizio commemorativo durante la funzione di domenica.
«Dio è infinitamente più grande del consiglio comunale di Örnsköldsvik», ha detto uno dei volontari. Ed è difficile dargli torto.
Al di là dell' esito, la vicenda dimostra ancora una volta quanto il tema dell' emergenza migratoria stia scuotendo nelle fondamenta la società svedese. Società dove, di fronte al palese fallimento del modello multiculturale ed iper-integrativo, si alza sempre più alta la voce di quanti non vogliono più fare finta di niente per il terrore di dover sconfessare scelte politiche e sociali attuate da decenni e per decenni mantenute anche contro l' evidenza. Il segnale più eloquente di questo cambiamento d' aria è sicuramente rappresentato dal caso dei Democratici svedesi, partito di destra votato alla causa dell' anti-immigrazione che, nonostante esista non da molto, ha scalato i sondaggi a ritmo forsennato arrivando oggi a rappresentare circa un quarto dell' elettorato complessivo. Il che, in un Paese dove da che esiste la democrazia si è votato sempre e solo a sinistra e dove tradizionalmente destra è sempre stata una brutta parola, detto qualche anno fa sarebbe sembrata una storia di pura fantascienza. Ma che detto oggi, grazie ai successi della dottrina socialdemocratica, è diventato realtà.
Marco Gorra

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Commenti all'articolo

  • vaccax99

    16 Febbraio 2016 - 20:08

    Chry 06 Febbraio 2016 - 12:12 - Quelli come te determineranno la fine del diritto, della civiltà in nome di una prostrazione vergognosa !

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  • gianniob

    07 Febbraio 2016 - 08:08

    I "buonisti" sono bastardi qualunque lingua parlino. Rimango, comunque, sempre della mia idea: VIVISEZIONE

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  • Chry

    06 Febbraio 2016 - 12:12

    ma che c'entrano i profughi?? ancora con queste minchiate di gettare la colpa sulla comunità, se un italiano da fuoco alla sua compagna mica siamo tutti sadici assassini

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    • vaccax99

      16 Febbraio 2016 - 20:08

      Datti fuoco te ....

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    • carlozani

      06 Febbraio 2016 - 17:05

      I profughi c'entrano e come.!!!A scuola non ti hanno insegnato le proporzioni?Quanti sono gli italiani in patria e i clandestini?Basta con la solita frase del cazzo non si può fare di tutte le erbe un fascio,ma se quelle malefiche sono tante non ci sono scuse.Se ad una persona viene dato vitto,alloggio e soldi deve essere riconoscente..quello è un delinquente come quelli di Colonia e la Svezia fa.

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      • cane sciolto

        06 Febbraio 2016 - 23:11

        Come non condividere con carlozani, e non aggiungo altro, perchè ha già detto e fatto capire il tutto il carlozani !

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