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Il sopravvissuto

"Giulio torturato con l'elettricità". Il racconto di un amico sopravvissuto

Secondo voi si saprà mai cos'è successo davvero a Giulio Regeni in Egitto?

I segni sul corpo descritti dalla stampa internazionale ritrovati sul corpo di Giulio Regeni, trovato morto la sera di mercoledì 3 febbraio in un fossato a Il Cairo, sono apparsi tristemente familiari a un giovane medico egiziano, anche lui torturato prima del suo amico italiano. Omar, contattato dalla Stampa, è originario di El Fayoun e dice di essere sopravvissuto a giorni di tortura terribili, gli stessi che probabilmente ha subito il giovane ricercatore italiano: "Sono venuti a prendermi a casa una sera verso le 19, hanno messo tutto sottosopra, hanno preso l'hard disk del pc, mi hanno bendato e legato le mani dietro la schiena e poi mi hanno caricato in macchina, un'auto grande, grigia". Il ragazzo è stato portato nella borgata "6 ottobre" dove si trova la prigione delle torture degli uomini della sicurezza egiziana: "I primi due giorni mi hanno tenuto in un bagno, per terra, un sandwich al giorno e acqua. Non mi picchiavano. Dicevano che sapevano dei miei contatti e io ripetevo che non sapevo nulla. Minacciavano di ammazzarmi, di violentare mia madre e le mie sorelle, la prima tortura è toglierti la dignità. Poi mi hanno portato in una cella sotterranea dove sono rimasto al buio per altri otto giorni e lì si sono tolti i guanti".

La tecnica barbara - Omar non si dà pace per non essere riuscito a fare il possibile per salvare l'amico Giulio. Dopo la sua scomparsa, non sono stati lanciati allarmi pubblici per mantenere un profilo basso, ma secondo lui proprio il mancato allarme ha condannato Regeni a morte. Una morte terribile, alla quale lui è scampato nonostante la tortura disumana: "Hanno usato l'elettricità perché sotto gli 80 volt lascia meno segni e giacché io avevo contatti con i media sapevano che avrebbe dovuto ammazzarmi perché una volta libero non li mostrassi. Quando usano il taglierino vuole dire che hanno non pensavo a nulla ma sebbene non sia credente per la prima volta mi sono ritrovato a pregare. Ero certo di morire. Le scosse elettriche me le mettevano sulla schiena, nella parte bassa, vicino ai reni, e sulle ginocchia: sentivo il corpo come shakerato, sarà stato per isteria ma ridevo e poi svenivo. Un giorno mi nanno bendato di nuovo e sotto casa mi hanno detto di scendere e non voltarmi indietro a guardarli o sarebbero tornati e non avrei più potuto parlare. Ho aspettato - ha aggiunto Omar - sono risalito. Subito dopo sono andato al supermercato, avevo bisogno di toccare, letteralmente toccare, il formaggio, i succhi di frutta, le scatolette di fagioli, non credevo che avrei potuto farlo mai più".

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    06 Febbraio 2016 - 20:08

    Questo ha parlato di cose di cui non doveva parlarne.E' andato a toccare argomenti di cui non ne doveva sapere ne venirne a conoscenza.Ha pestato i piedi a chi NON li doveva pestare.Parlare di sindacati imoltre da quelle parti è estremamente PERICOLOSO,non solo li,ma in tutto il medio oriente.Sembrerebbe NON averlo capito.Quindi?Se stava a casa sua non gli succedeva nulla.

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