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Documentario della tv tedesca

All'Ikea i clienti spiati da dipendenti in abiti borghesi

All'Ikea i clienti spiati da dipendenti in abiti borghesi

State placidamente gironzolando tra mobili, letti, cucine, stoviglie e arredi vari in un megastore Ikea. Vi si avvicina una persona, sembra un altro cliente come voi e scambia qualche commento su quel che state guardando. Poi si allontana come niente fosse. Quello, però, potrebbe non essere un altro cliente come voi. Ma un dipendente dell'Ikea vestito in abiti "borghesi" che sta facendo "monitoraggio". A svelare la pratica è un documentario della televisione tedesca, che mostra come nei magazzini della nota casa d'arredi svedese ci siano dipendenti che girano tra i reparti e "spiano" i clienti prendendo appunti su quel che la gente guarda, tocca, mette nel carrello, scegli e poi lascia giù. O sui commenti che i clienti fanno sui vari articoli. Di solito, sostiene il documentario, a sobbarcarsi l'onere sono i neoassunti, che poi riferiscono ai superiori i risultati del loro spionaggio.

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Commenti all'articolo

  • kufu

    04 Marzo 2016 - 15:03

    Antidemocratici sti svedesi. Nei nostri supermarket invece si può rubare con civiltà. Ma questo scoop viene il sospetto sia frutto della posizione assunta da Ikea sulle unioni civili, per non parlare del congedo matrimoniale riconosciuto alle coppie omo

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  • Garrotato

    04 Marzo 2016 - 08:08

    Avete scoperto l'acqua calda... i dipendenti camuffati da clienti sono una cosa normale per tutte le grosse organizzazioni di vendita. Che si occupino solo di scoprire i furti o cerchino di catalogare i clienti, individuando i loro gusti e raccogliendo i loro commenti, fa parte della strategia di vendita. Non occorre tirare in ballo le spie e farsene meraviglia.

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  • QFrancesco

    04 Marzo 2016 - 07:07

    Balle. Quello che i clienti scelgono e mettono nel carrello, rimane sugli scontrini!

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  • Chry

    04 Marzo 2016 - 02:02

    E che c'è di male???? controllano i gusti della clientela, un report così fornito serve a gestire meglio il marketing, non viene leso il diritto alla privacy

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