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La tragedia

Il retroscena, il blitz (fallito) per liberare gli ostaggi. Pronto il riscatto milionario per i terroristi

Gli islamici ammazzano due italiani. Chi erano e dove si trovavano

Da tempo l'Italia aveva avviato una trattativa per liberare i quattro ostaggi italiani rapiti otto mesi fa in Libia, compresi i due tecnici, Failla e Piano, tragicamente uccisi in una sparatoria, probabilmente usati come scudi umani dai loro aguzzini. Secondo il Giorno, i servizi italiani hanno ricostruito che i quattro sono stati rapiti lo scorso luglio da un gruppo di banditi dediti ai sequestri, dentro il quale c'era anche qualche membro radicale islamico. Con questo gruppo sono rimasti fino allo scroso febbraio, quando il gruppo di ex Ansar al Sharia guidato da Abdullah Dabbashi, colonna dell'Isis a Sabrata, è entrato nella trattativa con l'Italia, di fatto strappando gli ostaggi ai rapitori. Attraverso la ditta dei tecnici, la Bonatti, i servizi italiani hanno trovato un canale di contatto attraverso membri di una tribù locale.

Le richieste - Chi teneva in ostaggio i quattro italiani, secondo voci trapelate a Tripoli, avrebbe chiesto un riscatto di almeno 12 milioni di euro. Una trattativa faticosamente portata avanti tra diffidenze e difficoltà comunicative, ma comunque esistente e consolidata. I servizi avrebbero cercato di accelerare il più possibile i tempi, temendo - come è successo - che gli eventi potessero degenerare, ma il passaggio dai rapitori ai nuovi aguzzini più radicali ha complicato la trattativa, facendo impennare la cifra chiesta come riscatto.

Il blitz - A peggiorare le cose cìè stato il raid americano sulle postazioni Isis a Sabrata dello scorso 19 febraio. A quel punto il rapimento aveva a tutti gli effetti un valore politico, gli ostaggi uno strumento per vendicare il torto subito dagli islamisti. A quel punto gli ostaggi sono stati divisi in due gruppi e usati come scudi umani per proteggere le case dei leader della colonna jihadista, sono partiti raid di risposta a quello americano, attaccando i militari dell'esercito fedele a Tripoli. Non è stato neanche escluso il piano di un blitz che provasse a liberare i quattro italiani, ma il bombardamento americano ha stravolto il già fragile equilibrio della zona occidentale libica. La morte dei due tecnici italiani, secondo altre indiscrezioni raccolte da La Stampa, potrebbe essere avvenuta proprio in questo scenario di fortissima pressione sulle milizie locali, inesperte e isolate. Quegli ostaggi avevano un indiscutibile valore economico, ma la loro presenza esponeva gli aguzzini a pericoli fortissimi, che li ha spinti a un terzo passaggio verso un gruppo rivale. Finché non è scoppiato lo scontro a fuoco.

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Commenti all'articolo

  • carlozani

    04 Marzo 2016 - 10:10

    dopo tutto ,se le cose fossero andate diversamente ,con quali soldi sarebbe stato pagato il riscatto,anche se poi lo stato italiano avrebbe negato,che avrebbe finanziato il terrorismo?

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