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L'intervista

La clamorosa accusa dell'Egitto: "Giulio Regeni? Venduto, chi l'ha tradito"

La clamorosa accusa dell'Egitto:

Un'accusa pesantissima quella che Hoda Kamel dell'Egyptian Center for Economic and social rights lancia in un'intervista a Repubblica. Le è la donna che stava aiutando Giulio Regeni nelle sue ricerche sui sindacati. Ed è stata l'ultima a vederlo. Ricorda l'ultima volta che ha visto Giulio, il 19 gennaio. Si sono incontrati per parlare del salario minimo in Egitto. "Ci vedemmo qui all' Egyptian Center for Economic and social rights, dove sono responsabile dei dossier in materia di lavoro", dice. Spiega di essere stata interrogata sia dagli uomini dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza sia dalla magistratura ma fa notare che lei ha avuto l'impressione che stessero "sbrigando la pratica per dovere, facendo attenzione a non dare anche solo la sensazione che fossero loro i responsabili della morte di Giulio. Il loro approccio era quello routinario di una normale indagine, non abbastanza seria come è al contrario il crimine di cui stiamo parlando. Per altro, una cosa mi colpì". Hoda Kamel spiega anche secondo lei il motivo dell'omicidio dovrebbe essere rintracciato nelle incomprensioni nate tra Giulio Regeni e il sindacato degli ambulanti su un progetto di ricerca di 10 mila sterline inglesi che alla fine Giulio decise di accantonare. In particolari sui giornali si è parlato di forte conflitto  tra Giulio e Mohamed Abdallah, capo di quel sindacato. "Penso che quella vicenda possa in qualche modo aver giocato nel definire i presupposti di quello che è accaduto. Mi spiego meglio. Quelle incomprensioni potrebbero essere state alla base sia di una vendetta di Abdallah nei confronti di Giulio, ovvero l' occasione che le autorità hanno avuto per arrestarlo. Ma in un gioco ben più grande che ha a che vedere con lo scontro di potere in Egitto".

L'accusa pesantissima - Pare che Abdallh si fosse irritato perché Giulio aveva deciso di rinunciare alla ricerca e quindi al finanziamento ma la donna spiega che "Giulio non aveva alcuna intenzione di lasciar cadere il progetto e rinunciare al suo finanziamento. Semplicemente, sapeva che la legge egiziana vieta donazioni dirette ai sindacati e dunque stava pensando a un modo alternativo per fare andare in porto il progetto".  Quando il giornalista di Repubblica le chiede se è possibile ipotizzare che Abdallah capo di un sindacato infiltrato da informatori, possa aver venduto Giulio agli apparati, lei risponde così: "Sicuramente il capo del sindacato degli ambulanti potrebbe essere un "agente" della Polizia». E ancorna: "Penso che i responsabili di questa vicenda siano negli apparati di sicurezza dello Stato e che se anche questo venisse alla fine ammesso, in ogni caso non si riuscirà a dargli un nome. Primo perché potrebbe trattarsi di qualche grosso papavero. Secondo, perché questo equivarrebbe ad ammettere che l' Egitto ha un governo criminale e questo non sarebbe tollerabile da Al Sisi, che vuole dare l' impressione di essere nel pieno controllo del sistema".

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