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Attentati di Parigi

Bataclan, la rivelazione: "Diceva di essere un poliziotto invece era un terrorista"

Bataclan, la rivelazione:

Racconto raccapricciante quello di Caroline Langlade davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sugli attentati del 13 novembre. Originaria di Nancy, 29 anni, realizzatrice di programmi tv, Caroline ha reso la sua deposizione nelle stesse ore in cui al Bataclan, su richiesta della stessa commissione, c'era la ricostruzione dell'attentato che costò la vita a 89 persone: lo scopo dell'indagine era capire la dinamica dell' attacco e verificare l'efficacia delle forze di polizia e di soccorso.

Le chiamate alla Polizia - "Quando abbiamo sentito i primi colpi di arma da fuoco durante il concerto degli Eagles of Death Metal", ricostruisce Langlade, "c'è stato in sala un pauroso sbandamento. Io e decine di altre persone abbiamo bloccato la porta rinforzandola con tutto quello che abbiamo trovato. Uno dei terroristi si è accorto pero dei nostri movimenti e si è messo a bussare, a spingere, a gridare di aprire. Ad ogni colpo la porta vacillava aprendo degli spiragli, ma noi tutti insieme abbiamo fatto resistenza e lui ha dovuto rinunciare. Quando abbiamo capito che il terrorista se n' era andato, ho cercato di mettermi in contatto con la polizia, ma il numero era sempre occupato. Ho chiamato allora mia madre a Nancy e l' ho pregata di dare lei l'allarme, poi ho riprovato e finalmente una poliziotta ha risposto".

Finti agenti - Continua la donna: "La conversazione era difficile, la poliziotta ha replicato che continuava a non sentire, ha commentato che stavo bloccando inutilmente la linea e ha insistito affinché alzassi il volume della voce. Io ho iniziato a farlo, ma gli altri mi hanno subito zittita temendo che fuori ci sentissero. La poliziotta allora si è spazientita. Ha detto: 'Peggio per voi'. E ha troncato la comunicazione". A un certo punto qualcuno ha iniziato a bussare con veemenza alla porta "sostenendo di essere un membro del Gign, il gruppo di intervento della Gendarmeria nazionale. Non sapevamo cosa fare, se crederci o no, eravamo divisi al punto che abbiamo deciso di votare per alzata di mano. Abbiamo fatto il conto alla luce dei cellulari ed è risultato che una esigua maggioranza, con tre voti appena di scarto, era del parere di non aprire. Anche più tardi, quando sono arrivati i veri poliziotti, abbiamo rifiutato di credere a quello che dicevano".

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