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Le strade di Belfast

Il fotoreporter Fabio Polese: "Irlanda unita? Idea che piacerebbe anche ai protestanti"

Il fotoreporter Fabio Polese: "Irlanda unita? Idea che piacerebbe anche ai protestanti"

Belfast, l'Ira ha ripreso le armi. Non si tratta, però, della "vecchia guardia", che ufficialmente rinunciò all'uso della forza con un toccante e coraggioso video di Seanna Walsh (Séanna Breathnach, ndr), ma della New Ira, organizzazione che ha già firmato alcune azioni, ultima delle quali il 4 marzo scorso, l'omicidio di un agente britannico.
Per quanto gravi, tuttavia, si tratta di "azioni limitate. Questi gruppi, seppur attivi e organizzati, mancano del supporto della popolazione", spiega il fotoreporter Fabio Polese che all'Irlanda del Nord ha dedicato recentemente il libro Le strade di Belfast (Eclettica, 2016). Cambio di regime, dunque, niente più bombe: la gente vuole tornare "unita" senza violenza. Idea che, continua Polese, "potrebbe piacere anche ai protestanti se la Gran Bretagna abbandonasse l'Ue".

Polese, qual è oggi la situazione dell'Irlanda del Nord?
"La situazione nella martoriata Irlanda del Nord è sicuramente più tranquilla rispetto agli anni più cupi del conflitto. Ma questo non vuol dire che la lotta dei nazionalisti irlandesi sia finita. Né che quella voglia di libertà, dopo decenni di guerra contro l'oppressore britannico, sia chiusa definitivamente dentro un cassetto vecchio".  
Che idea si è fatto dell'attentato del 4 marzo?  
"Il secondino colpito nell'attentato del 4 marzo scorso a Belfast è morto il 16 marzo a causa delle ferite riportate dopo l'esplosione. L'attacco è stato rivendicato dalla New IRA, la nuova formazione dell'Esercito Repubblicano Irlandese formata nel 2012 unendo le diverse realtà nazionaliste armate ancora attive che, secondo le mie fonti, conta solo a Belfast dai 200 ai 500 uomini pronti ad entrare in azione. Ma si tratta di gruppi armati che non hanno più il supporto della maggioranza della popolazione e sono ancora oggi controllatissimi dal governo britannico, per questo le loro azioni sono limitate. Ma non inesistenti".  
Nella sua ultima fatica, cosa ha voluto raccontare dell'Irlanda del Nord?
"Ci sono molti libri che parlano del conflitto nord-irlandese. Ma analizzano principalmente la situazione storica. Il mio lavoro, invece, vuole analizzare l'attualità. Nel libro racconto i giorni infuocati di luglio, quando le marce orangiste provocano la rabbia dei nazionalisti repubblicani. Racconto degli scontri, delle molotov e degli idranti della polizia. Della rabbia, ma anche delle speranze che gli irlandesi hanno per un futuro migliore. Ho provato a farlo non solo con le immagini, che descrivono la vita quotidiana e gli immancabili murales identitari delle roccaforti dei nazionalisti irlandesi, ma anche con diverse testimonianze. Sia di chi ha vissuto gli anni più duri del conflitto, sia dei più giovani che purtroppo oggi vivono una situazione difficile a causa di numerosi problemi sociali". 
Chi era Bobby Sands e cosa, ancora, rappresenta per la sua gente?
"Bobby Sands era ed è un combattente per la libertà del popolo irlandese. Vittima della politica intransigente e criminale del governo guidato Maggie Thatcher. La sua decisione - tanto drastica quanto determinata – di intraprendere lo sciopero della fame che l’ha portato alla morte nei blocchi H della prigione britannica di Long Kesh assieme ad altri repubblicani, lo ha trasformato da uomo in simbolo. Bobby Sands è ancora oggi un esempio di lotta e sacrificio, non solo per il popolo irlandese, ma anche per molti altri popoli oppressi in tutto il mondo".  
Nell'ultimo trentennio l'occupazione britannica si alleggerita?  
"Consapevole che il pugno duro contro i repubblicani non ha portato ad una cessazione delle ostilità, il governo britannico ha cambiato il suo modus operandi. In particolar modo ha iniziato una strategia di assistenzialismo che ha portato molti giovani repubblicani ad allontanarsi dalla vita politica".  
Nel caso in cui la Gran Bretagna scegliesse di abbandonare l'Ue, a suo avviso la questione nordirlandese potrebbe essere rimessa in discussione? 
"In Irlanda del Nord molte persone non vedono di buon occhio l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. E per una questione anche economica, l’idea di un’Irlanda unita potrebbe interessare a molti. Anche ai protestanti".

di Marco Petrelli 
@marco_petrelli

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