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La storia

Un italiano nel bordello più grande d'Europa: donne, sesso e poi il terrore

Un italiano nel bordello più grande d'Europa: donne, sesso e poi il terrore

Le luci sono basse, dalla sala del night club arriva la musica, tu sei nudo sotto un accappatoio di spugna e il cuore sta pompando sangue negli antri cavernosi del muscolo dell'amore. È da qualche ora che stai cercando la rilassatezza giusta e adesso sei convinto: tempo cinque minuti e scegli, tra decine di ragazze di tutti i tipi e per tutti i gusti che si aggirano tra la dance hall e il bar, chi portarti a letto. Sei al primo piano del bordello più grande d'Europa.

Piedi sul pavimento, urla belluine - Nelle tue vene circola più testosterone che globuli rossi. Conti fino a 450 e ti stai arrotolando tra le lenzuola con una professionista del sesso alla quale potrai chiedere tutto e, in cambio della giusta ricompensa, tutto ti sarà dato. Poi dal piano terra, dove ci sono la reception e gli spogliatoi, improvvisamente salgono urla femminili. In pochi istanti il tuo cervello passa dal fantasticare sul prossimo orgasmo a processare in fretta informazioni. Avanzi un'ipotesi: qualcuno, un maniaco o un cliente fuori di sé, si è infilato nel boudoir scatenando il panico tra le ragazze. Ma agli strepiti belluini si aggiungono altri rumori: il trambusto di piedi che sbattono sul pavimento e voci maschili che impartiscono ordini. Ti affacci dal ballatoio che dà sull'ingresso e vedi decine di uomini, grandi e grossi, vestiti di scuro e armati fino ai denti, entrare con ordine marziale nel casino. Pensi: «Oh cazzo, sono venuto a Berlino per una scopata e mi trovo nel nuovo Bataclan». Raccomandi l'anima a Dio e ti chiedi in Italia come si parlerà di una vittima del terrorismo caduto in un luogo di perdizione.

Il bell'Antonio - Antefatto. Antonio (il nome è di fantasia) è della cintura urbana di una grande città del centro-sud. Quarantenne, laureato in una facoltà umanistica, lavora come agente di commercio. Gli amici lo chiamano come un forte calciatore degli anni 90: diciamo Djorkaeff (ma anche il soprannome è di fantasia). Antonio tra qualche mese si sposa con la ragazza con cui è fidanzato da una vita. Antonio da qualche tempo, da quando gli amici ce l'hanno portato la prima volta lo scorso autunno, è un aficionado dell'Artemis, enorme casa d'appuntamenti su tre livelli alla periferia di Berlino. «È un posto incredibile – spiega –. Una fuga dalla vita di tutti i giorni. Un'offerta femminile che, come dice un amico, ci vorrebbero due cazzi alla volta, così mentre ne usi uno, ricarichi l'altro». In pochi mesi ci è tornato più volte. L'ultima mercoledì 13 aprile.

La stanza del rimorso - A differenza delle occasioni precedenti, in cui ha viaggiato con amici, Antonio questa volta a Berlino ci va da solo. Alla futura moglie dice che è in trasferta di lavoro, ad amici e parenti pure perché la discrezione non è mai troppa. Il programma è semplice: permanenza nella capitale tedesca per poco più di 12 ore da trascorrere tutte nel bordello. Perché Antonio non si faccia scrupoli con la compagna non ci interessa. Come da vecchio marxiano razionalizzi il ricorso alla mercificazione della donna («in fin dei conti è uno scambio di servizi, certo alla base c'è la necessità di denaro, ma ne ha anche la cameriera al ristorante») poco influisce in questa storia. Quel che importa è che poco dopo pranzo s'imbarca. Intorno alle 16 atterra a Schönefeld. Alle 18 è all'Artemis. «Appena entri c'è la reception – racconta –. Una volta pagato ti danno due braccialetti: uno vale come biglietto d'ingresso, all'altro è attaccata la chiave del tuo armadietto. In un locale ci sono le cassette di sicurezza. Qui lasci il cellulare, il cui uso è assolutamente proibito all'interno. Io chiamo questo posto “la stanza del rimorso”, perché ci becchi le persone che fanno le ultime telefonate a casa prima di darsi alla pazza gioia. Se ne sentono delle belle, tipo padri di famiglia che fanno finta di piangere perché sentono la mancanza dei figli».

"Voi italiani siete i più repressi" - Il passo successivo è rimanere nudo, ma con l'accappatoio. Dopodiché si è pronti per la baldoria. L'Artemis è strutturato su tre livelli: a quello strada gli spazi wellness, al primo il night col bar, all'ultimo i cubicoli per l'ars amatoria. Le puttane sono dappertutto e il loro scopo, dal momento che sono pagate a prestazione, è convincere i clienti a passare dai primi due piani al terzo. «Nel weekend il locale è pieno – continua Antonio –. I clienti per lo più sono italiani e turchi. Il perché me lo ha spiegato una signorina: “Le vostre sono le società più represse, siete quelli che hanno più bisogno di un posto come questo”». Nel fine settimana Artemis è un catino che ribolle di ultras dell'amore mercenario e di donne che insieme compongono l'enciclopedia della lussuria: ci sono la naturale e la rifatta, la modella e la ragazza acqua e sapone, la caraibica e la medio-orientale. Il mercoledì sera, invece, la situazione è molto diversa. Il colpo d'occhio all'ingresso già smorza (ma fino a un certo punto) l'ardore dell'avventura: le professioniste sono in intimo o in lingerie. Di solito sono completamente nude.

"Il momento di scopare" - In un certo senso, un passo indietro. «Poche persone, atmosfera freddina, le ragazze ancora con l'atteggiamento del dipendente a inizio turno di lavoro: prima caffè e sigaretta, poi si pensa agli affari». Antonio riconosce che l'essere per la prima volta da solo in trasferta lo fa sentire in imbarazzo. «Con gli amici si sdrammatizza, si scambia qualche parola mentre le prostitute ti ammaliano». In solitaria, invece, ci si confronta in silenzio con la propria insicurezza. Per acclimatarsi, Antonio passa un po' di tempo nell'area benessere. Se ne sta in piscina, saluta la sua “mogliettina”, una romena di trent'anni di cui è diventato cliente fedele, va al buffet a mangiare salsicce con verdure nordeuropee e salse di cui non conosce il nome. Passa nella “stanza del rimorso” e, dopo aver risposto a una mail di lavoro, torna a passo spedito verso il night club. A questo punto è deciso: che sia con la mogliettina, o con una nuova, ma è il momento di scopare.

900 poliziotti nel bordello - I piani di Antonio, già lo sappiamo, sono destinati a essere stravolti: «Quando ho visto quegli uomini armati – confessa – mi sono cacato addosso. Ci hanno intimato di sederci. Hanno portato via alcune persone. Erano tantissimi e hanno occupato ogni spazio e ogni stanza». Non è l'Isis. Antonio riconosce su alcune divise la scritta “Polizei” e su altre quella “Zoll”, che poi scoprirà significare dogana. Dal momento che si è immedesimato in un contesto terroristico, immagina ci sia un allarme bomba o qualcosa del genere. I militari però non evacuano il bordello. Impongono a clienti e signorine di rimanere dove sono, chi è al bar stia fermo lì fino a indicazioni contrarie, lo stesso chi è a bordo piscina. Mentre dalle camere al terzo piano alla spicciolata riemergono coppie interrotte nella pratica dello sport orizzontale, uno alla volta le divise blu si portano via uomini e donne. Non sono alla ricerca di jihadisti. Nella notte tra il 13 e il 14 aprile le forze dell'ordine berlinesi conducono un'operazione di polizia all'Artemis che vede impegnati, stando alla stampa tedesca, circa 900 agenti. Al termine del blitz finiscono in manette 6 persone, tra cui i 2 titolari del bordello, con le accuse di evasione fiscale e violazione delle normative sul lavoro. Gli inquirenti puntano su reati amministrativi, ma il loro obiettivo è dimostrare che dietro le attività dell'Artemis ci sia anche la tratta di esseri umani. Gli investigatori berlinesi, per corroborare l'ipotesi, hanno previsto di bloccare l'Artemis e trasformare le 217 persone che vi sono dentro, avventori e puttane, in testimoni chiamati a deporre.


Dal sesso alla Champions - «Rimango per due ore seduto vicino al bar – dice Antonio –. Al mio fianco una coppia appena tornata da un'alcova del piano di sopra. Lui è terrorizzato e non gli sento spiccicare una parola. Ma anche lei, una tipa grassoccia, è bianca in volto. In Germania la prostituzione è legale quindi nessuno di noi è stato preso mentre commette un reato. Ma tutti temiamo lo sputtanamento. Come spieghi di essere stato fermato dalla polizia in un bordello? Lo stesso problema ce l'hanno le ragazze, che magari non hanno detto a casa che lavoro fanno a Berlino». Il clima è estenuante e surreale. «La situazione è tragicomica. Neanche gli agenti riescono a prenderla del tutto sul serio – continua Antonio –. Tra gli avventori c'è un signore che si qualifica come poliziotto ed è preso in giro. Le divise blu ogni tanto scherzano tra di loro, guardano le ragazze, alcuni seguono i risultati della Champions. Ma appena uno di noi prova a stemperare la tensione, viene ricondotto al silenzio».

Una cosa a tre con... due poliziotte - Chissà, tra le fantasie di Antonio alla vigilia magari c'era fare una cosa a tre con due ragazze. E poi, perché no?, l'ipotesi di travestirle da poliziotto potrebbe averlo incuriosito. Il destino, però, sulla sua strada pone una serata con due poliziotte vere. «Dopo lunga attesa sono accompagnato prima a rivestirmi, poi a rilasciare la mia testimonianza – fa il nostro Djorkaeff –. Davanti a me ho un'interprete e una donna sui cinquant'anni, portati male, che per tutto il tempo dell'interrogatorio mangia un panino al burro d'arachidi». Che vogliono sapere? «Di tutto. Quante volte sono stato all'Artemis, se conosco i titolari, se so qualcosa delle condizioni di lavoro delle prostitute e del loro pagamento. A tante domande ho risposto “nein” perché non ne so proprio niente, non ho neanche idea di che faccia abbiano i due titolari. Però che ho visto nel parcheggio del locale arrivare alcune ragazze su macchinoni fuoriserie, insomma roba da alto tenore di vita, l'ho detto».

Godere in un fast food - Verso l'1 del mattino, Antonio è finalmente libero. Prima di uscire si calca il cappuccio della felpa in testa. Davanti all'Artemis c'è un dispiegamento di troupe televisive che in confronto al Palazzo di Giustizia di Milano nel 1994 c'erano quattro gatti. Succhia una sigaretta in pochi tiri e, per evitare di suscitare in qualsiasi modo la suscettibilità di uno dei tanti poliziotti nei paraggi del bordello, si tiene la cicca in mano fino a quando trova un cestino. «Sono in uno stato d'animo particolare – ricorda Djorkaeff –. La tentazione di cercare un altro posto stile Artemis per passare la notte e scaricare la tensione, per usare un eufemismo, è forte». Il confronto con una Berlino notturna, fredda e popolata da ubriachi è uno schiaffo in faccia che induce alla prudenza. Dopo aver mangiato in un fast food aperto h24, la scelta più prudente: andare in aeroporto, anche se con grande anticipo. «I tg del circuito interno parlavano dell'Artemis, è lì che ho capito cosa mi era appena successo».

"Ma il rimborso?" - Si fa ritorno alla vita di tutti i giorni. Testimone involontario di una retata di quelle che in Italia non si fanno neanche nelle più grandi operazioni antimafia, da questa vicenda Antonio riemerge con tanti insegnamenti. «Non partirò più da solo. Certe esperienze vanno condivise – dice –. Se penso che ho vissuto una notte del genere e non posso parlarne con nessuno, mi sembra stranissimo, come un sogno». Ma anche con tanta voglia di rimettersi in gioco: «Sicuramente non mi fermo, non basta questo a farmi passare la voglia di viaggiare. L'unico problema – riflette Djorkaeff – è che l'Artemis ancora non propone rimborsi ai clienti. Tengo d'occhio il sito ogni giorno, ancora zero annunci. Possibile che non ci pensino?».

di Roberto Procaccini
@RobProcaccini

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Commenti all'articolo

  • Giovanniv36

    06 Maggio 2016 - 10:10

    .....che pensi al rimborso, stupido! pensa a farne un film di successo, se specialmente alla fine ci fai entrare anche la promessa sposa.

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  • burago426

    02 Maggio 2016 - 11:11

    poi dalle interviste non uno che dice che non ha problemi economici. Tutti ma proprio tutti di tutte le categorie piangono e piangono e piangono.

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  • scepen

    25 Aprile 2016 - 11:11

    Se il cellulare há dovuto lasciarle nell'armadietto mi spiega come ha fatto a inviare e ricevere mail?

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  • filen

    filen

    25 Aprile 2016 - 08:08

    E se ne va fino lassù per farsi una trombata che imbecille

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