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L'evento in Francia

Allarme Europei, Il rapporto Interpol da brividi: "kamikaze? Noi non..."

Volevano fare un'ecatombe. L'agghiacciante retroscena sulla strage di Parigi

Il campionato europeo di calcio è nel mirino dello Stato islamico. A poco meno di un mese dalla partita inaugurale, Rob Wainwright, direttore di Europol, l' agenzia anti-crimine dell' Unione europea, lancia l' allarme esprimendo «grande preoccupazione» per le sorti del torneo che si svolgerà in Francia dal 10 giugno al 10 luglio. Parole destinate a far tornare d' attualità la proposta, lanciata dall' Uefa, di giocare a porte chiuse parte delle partite in programma in caso di emergenza: «Vogliamo comunque essere preparati».

Il 4 maggio, davanti al Comitato Schengen del Parlamento italiano, Wainwright aveva definito «probabile un nuovo attacco in Europa». Ieri il direttore di Europol ha ristretto il campo: è Euro 2016 il fronte più a rischio. «È un obiettivo attraente per i terroristi», ha rivelato Wainwright in un' intervista al quotidiano tedesco Die Welt. Il direttore di Europol ha ricordato quanto sia stato semplice, per il terrorismo jihadista, colpire in Europa. Attaccare caffè, ristoranti e sale da concerto è stato «facile in modo allarmante». Poi c' è il precedente della strage fallita allo Stade de France di Parigi, la sera del 13 novembre 2015, in occasione del match tra Francia e Germania. Tanto basta, a Wainwright, per affermare che bisogna rafforzare le unità anti-terrorismo degli Stati membri e che la lotta allo Stato islamico è «molto complicata». «Dobbiamo tenere ben presente la brutalità di questi attacchi», ha detto il numero uno di Europol ricordando le stragi di Parigi e Bruxelles.

Le Forze di polizia europee, non solo quelle di «Germania, Gran Bretagna e Francia», dovrebbero dotarsi di unità in grado di «intervenire in ipotetici scenari di attacchi e di presa di ostaggi, come nel caso del Bataclan a Parigi». Dal punto di vista dell' equipaggiamento, i reparti dovrebbero dotarsi di strumenti per fronte a possibili «attacchi militari e con armi da guerra».
Wainwright ha difeso i suoi colleghi delle polizie europee, messi sotto accusa per aver sottovalutato le informazioni provenienti dall' intelligence. È vero che gli 007 avevano lanciato l' allarme, ma le segnalazioni «non contenevano indizi rilevanti di un attacco imminente».

Le parole del direttore di Europol arrivano proprio nel momento in cui lo Stato islamico torna a colpire, seppur in Iraq, il calcio. Due giorni fa un bar di Balad, città a 80 chilometri a nord di Bagdad, dove si riuniscono abitualmente i tifosi locali del Real Madrid, è stato attaccato dalla cellula dell' Is della «provincia di Bagdad nord».

Nel corso dell' assalto sono rimaste uccise almeno 16 persone. Oltre 25, invece, i feriti. Un' azione, rivendicata dalle milizie dello Stato islamico, che ha fatto scattare l' allarme nelle intelligence europee. Gli elementi di preoccupazione sono due: le modalità dell' attacco, simili a quelle delle stragi di Parigi, e il fatto che ad essere presa di mira, seppur a livello simbolico, è stata una squadra europea.

Al quotidiano tedesco, Wainwright ha anche rivelato che sono circa 5mila i combattenti europei che hanno militato nelle formazioni militari dello Stato islamico in Iraq e Siria. E un terzo di questi, ha aggiunto il direttore di Europol, è tornato nei paesi Ue. Però «è semplcimente impossibile vigilare su tutti i potenziali terroristi per ventiquattr' ore al giorno, l' Europa non ha una capacità sufficiente», ha ammesso Wainwright. Quanto all' utilizzo del flusso migratorio per far entrare in Europa potenziali terroristi, il numero uno di Europol ha negato che sia in corso «un' attività sistematica» da parte dello Stato islamico.

Ma questo non significa niente, visto che «anche solo due jihadisti entrati attraverso la rete dei richiedenti asilo sono già troppi».
Pochi giorni fa è stata la Casa Bianca, attraverso Lisa Monaco, consigliere del presidente Barack Obama per la sicurezza nazionale, a rivelare che l' Ue dovrà fare i conti con un' ondata «senza precedenti» di foreign fighters di ritorno dai teatri di guerra in Siria «per colpire l' Europa».

Tommaso Montesano

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