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A Zurigo

La grande arte europea? Una montagna di cacca

La grande arte europea? Una montagna di cacca

Sabato pomeriggio, dal suo profilo Facebook, Vittorio Sgarbi esprimeva orrore per l’installazione Techno Souq in Via Santa Radegonda a Milano, al grido dell’hashtag «#italiasfregiata». Speriamo che il nostro più battagliero critico d’arte non vada in Svizzera finoal18settembre. Potrebbe imbufalirsi mille volte peggio che di fronte alle vele-ombrello bianche realizzate da Cibicworkshop di Aldo Cibic per il centocinquantenario de La Rinascente. Se questa opera lo ha così irritato, non osiamo immaginare che hashtag potrebbe creare se andasse a Zurigo... Dove è appena cominciata la Biennale d’Arte Europea Manifesta. L’arte contemporanea ormai vive di provocazioni, lo sappiamo. Ci aspettiamo che qualche sedicente artista prima o poi ci faccia pagare un ingresso al museo per prenderci a schiaffi (come i guasconi di Amici Miei facevano - nell’omonimo film - ai viaggiatori affacciati dai treni in partenza da Firenze). Per poi spiegarci che non erano sberle, ma, appunto, performance di «arte contemporanea».

In attesa del linciaggio «d’arte» (che prima o poi subiremo, vedrete), Manifesta ospita una provocazione veramente di... cacca. No, non stiamo insultando un’opera. La stiamo descrivendo...Incredibile ma vero, l’opera in questione è fatta letteralmente di cacca. Un quantitativo abnorme di feci che l’artista Mike Bouchet ha compattato per formare un gigantesco cubo, basso, larghissimo e ovviamente marrone. Bello esposto come se fosse una scultura di Michelangelo. Questa mega cacca, questo cuscinone di sterco sarebbe un’opera d’arte. Per The Zurich Load, così si intitola «la cosa» che farebbe la gioia dello scarabeo stercorario - quello che si nutre di feci e passa il tempo a modellarle informa di pallottoline - Bouchet ha «elaborato» ben 80mila chilogrammi di feci umane. Si tratta del quantitativo raccolto ogni giorno dalle fognature di Zurigo. L’installazione si trova in una sala sigillata del Löwenbräukunst. Forse è sigillata per non far scappare i visitatori quando capiscono che il «carico» zurighese affrontato dall’opera non è una metafora del tipo «il carico emotivo dell’uomo di oggi», ma è quello fognario.

La «materia» è stata raccolta il 24 marzo scorso. Chiunque abbia usato il wc a Zurigo, quel giorno, per evacuare, ha «contribuito alla realizzazione dell’opera d’arte», pensate un po’. Scemi noi, che non sapendolo, non ci siamo catapultati a far la cacca a Zurigo in nome dell’arte. Assurdo appare anche il gongolante proclama, sul sito della Biennale, secondo cui «una fragranza unica è stata sviluppata per trasformare l’esperienza del visitatore dell’opera». Non si è capito se si tratta della «fragranza» che la «materia» naturalmente possiede (il disgustoso tanfo...) o di una davvero profumata. Ma se pure fosse Chanel n.5, l’odore che l’opera diffonde, anzi, «esprime» attorno a sé, sempre cacca è! Siamo sicuri che l’arte non possa far di meglio che piazzarci sotto gli occhi sterco modellato al posto di marmo, bronzo, oro eccetera, cioè i bei materiali (che nostalgia) un tempo in uso? Se le feci fossero pari ad altri materiali, i Faraoni avrebbero commissionato piramidi di cacca. I Greci il Partenone di sterco. Ogni elefante, che di cacca ne fa mica poca, è dunque un artista al pari di Bouchet? E gli esseri umani con problemi lassativi? Altro che cagoni: tutti artisti da oggi in poi. I pannolini sporchi dei neonati? Opere d’arte anche quelle, va senza dirlo...

Per fortuna, la Biennale curata da Christian Jankowski ha ospitato anche una performance stupenda, del nostro spesso contestato Maurizio Cattelan. Un’idea lirica e quasi commovente, che rettifica anche la cavolata di Christo il quale fa «camminare sulle acque» del Lago d’Iseo i turisti. Cattelan ha montato una zattera metallica sotto la sedia a rotelle di una campionessa paralimpica per farle solcare, libera e padrona del suo viaggio, le acque del lago di Zurigo. L’handicap non deve limitare, il simbolismo è chiaro. E indica un apprezzabile ammorbidimento rispetto alle acuminate provocazioni passate di Maurizio Cattelan.

di Gemma Gaetani

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