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Il ritratto

Ha "ucciso" l'Europa e pure suo padre: Johnson l'uomo del trionfo di questa notte

Ha "ucciso" l'Europa e pure suo padre: Johnson l'uomo del trionfo di questa notte

Di seguito pubblichiamo il ritratto di Boris Johnson, leader del movimento Brexit, che questa notte ha vinto il referendum portando così il Regno Unito fuori dall'Europa.

Quando incontrammo Silvio Berlusconi per The Spectator nell' estate del 2003 a Villa Certosa, Boris ed io, volevamo la risposta a una domanda molto semplice. Nonostante tutte le accuse diaboliche nei confronti del premier italiano, la nostra missione era più ampia e più nobile. Volevamo capire: ma questo Berlusconi, malgrado i suoi peccati presunti e non, è una forza per il bene dell' Italia e dell' Europa? La nostra risposta - condivisa dalla maggioranza degli italiani ma assolutamente no da quasi tutti i media internazionali, era un netto «sì!». Come dicevo io a Boris: il Cavaliere mi faceva ricordare Il Grande Gatsby, al quale alla fine del romanzo il narratore Nick Carraway diceva: «They' re a rotten crowd. You' re worth the whole damn bunch put together! (Sono gente marcia. Hai più valore te di tutto quel gruppo dannato messo insieme)». Da quando Berlusconi è stato costretto a dimettersi nel 2011 dopo il golpe orchestrato da Bruxelles e Berlino con un bell' assist dei media internazionali - ricordiamocelo bene - l' Italia non ha mai avuto un presidente del Consiglio eletto.

Oggi, quella stessa domanda vale per Boris: ma il leader del movimento Brexit - l' uomo che vuol tirare fuori il suo paese dall' Unione Europea - è una forza per il bene della Gran Bretagna e dell' Europa? La mia risposta è un netto «sì!».  In tanti lo liquidano come un uomo cinico che ha scelto Brexit non perché crede nella causa ma solo per distruggere David Cameron e così diventare premier al posto del «suo amico». E lo definiscono anche un pericolo pubblico non solo per l' Inghilterra ma anche per l' Europa. Non sono d' accordo. La scelta l' ha fatta per principio. E l' ha fatta perché convinto che le conseguenze saranno positive non solo per l' Inghilterra ma anche per l' Europa. Cerco di spiegarmi. Come al solito il diavolo si trova nei dettagli.

Alexander Boris de Pfeffel Johnson, come tanti, non solo in Inghilterra ma ovunque ormai, si rende conto che l' Ue non è una democrazia libera ma una burocrazia tiranna la cui missione - una Ue sempre più unita - sta facendo sempre più male ai suoi 28 paesi eccetto a alcuni recenti arrivi ex-comunisti e - of course - alla Germania. Boris - come Winston Churchill prima di lui non voleva sottomettersi al Terzo Reich - non vuol far parte di questo Quarto Reich e a proposito l' altro giorno ha paragonato l' Ue alla Germania nazista di Hitler: l' Ue sta diventando - ha detto - l' Europa dei sogni del Fuhrer.

Ma l' Ue è allo stesso tempo un Reich senza i Panzer nazisti, e così davanti a una crisi esistenziale - quella dell' euro, ad esempio, e quella dei migranti - è completamente priva della forza necessaria per reagire. Quindi, nella vita quotidiana delle nazioni europee e dei loro cittadini l' Ue è una tirannia ma quando ci vorrebbe sì un po' di tirannia si trasforma in una Torre di Babele impotente.
Boris si comporta spesso come un clown ma non lo è. Anzi. Mi ricorda un po' il famoso detective della TV americana, il Tenente Colombo. Il suo modo di essere un po' trasandato - con quei capelli biondi disordinati e i pantaloni macchiati dall' olio della sua bici e con la prontezza di prendere in giro se stesso e di divertire il pubblico - nasconde un cervello geniale. E quel suo modo di essere piace molto alla gente comune - perché molto più naturale, più onesto, rispetto a quello del tipico politico che sembra un fighetto clonato.

Quando ci siamo presentati a Villa Certosa lui indossava - non ci potevo credere - una giacca beige abbottonata con una cravatta da college a righe mal annodata, ma invece di pantaloni portava pantaloncini blu, e poi malgrado il caldo bestiale un paio di calzini alti di lana e scarpe da gentleman stringate. Sembrava la versione cartoon di un inglese dei tempi dell' Impero e gli mancava solo il casco coloniale. Addirittura Berlusconi, al contrario molto pignolo e preciso, vestito quel giorno in camicia e pantaloni bianchi trasparenti, aggiustò la cravatta caotica di Boris personalmente.

L' INCONTRO COL CAV Un paio di settimane fa ho visto Boris a Londra per fargli un' intervista. Si ricordava molto bene l' incontro con Berlusconi. «Fu una delle più grandi interviste della mia vita», diceva ridendo come un matto, «che grande quell' uomo!». Ho insistito molto sull' accusa principale dei suoi avversari contro di lui, cioè, che lui ha scelto Brexit solo per motivi cinici, una scelta pericolosamente irresponsabile. «L' unica cosa che conta è la democrazia. L' Ue, e questo lo penso genuinamente, è fuori controllo, e la cosa sta peggiorando sempre di più. E se noi non facciamo qualcosa, saremmo trattati con disprezzo totale per sempre».

Il premier e leader del partito Tory Cameron - il suo principale avversario politico almeno per il momento - aveva promesso il referendum agli inglesi, ma prima di decidere se lui personalmente sarebbe stato pro o contro l' Ue - diceva - voleva cercare di ottenere dei cambiamenti nel rapporto tra l' Inghilterra e l' Ue: in particolare sul mercato libero dei cittadini europei e sul Santo Graal di Bruxelles, cioè un' unione sempre più unita.

Diceva solo lo scorso novembre Cameron: l' economia inglese senza l' euro già va più forte di tutte le altre dell' Ue e può benissimo prosperare fuori dall' Ue. Alla fine, non ha ottenuto un bel nulla da Bruxelles. Ma ha deciso lo stesso di appoggiare Remain (il nome del gruppo che vuole rimanere). Da quel giorno - al contrario di ciò che aveva detto lo scorso novembre - martella gli inglesi con un messaggio apocalittico: fuori dall' Ue l' economia inglese andrà in tilt. «Che due marroni», mi diceva Boris. E secondo gli ultimi sondaggi che mettono Brexit in pole position il popolo inglese è d' accordo non con Cameron e il suo «Project Fear» (Progetto Paura) ma con Boris e il suo «Project Freedom» (Progetto Libertà).

Mi diceva: «Dalla creazione del mercato unico nel 1992, le economie dei paesi fuori dall' Ue e dall' OECD sono cresciute molto di più rispetto a quelle dei paesi dell' Ue. Ci sono 27 nazioni fuori dell' Ue - comprese l' America e la Svizzera - che esportano più merci all' Ue che l' Inghilterra. Messo insieme con la moneta unica questo ha fatto dell' Ue un microclima di alta disoccupazione e di bassa crescita». E poi diceva: «L' Ue, a mio parere, sta arrivando al capolinea. La voglia di devoluzione dei poteri cresce sempre di più ma l' Ue è un grande progetto centralista. L' euro è stato un disastro per la Francia e per i paesi del Mediterraneo tipo l' Italia. Non credo in un' identità europea. Non la vedo».

Prima di appoggiare Brexit Boris aveva tentennato molto: la sua decisione definitiva - la più importante per il popolo inglese dalla Seconda Guerra mondiale in poi - l' ha presa a marzo in una casa di campagna vicino a Oxford mentre dopo un pranzo di salsicce fritte stava giocando a tennis sotto una fitta pioggia con sua sorella Rachel, anche lei giornalista, che ha poi raccontato l' episodio.
«Guarda», Boris ha detto a sua sorella, indicando le sue scarpe da tennis, «Nike! E le palle? Wilson! E la racchetta? Prince! Tutte società americane! Ma non fanno parte dell' Ue, vero? L' Ue non ci ha impedito di comprare i prodotti americani, allora?!».

LA FAMIGLIA Non sono solo l' economia e la democrazia gli elementi fondamentali che contano. C' è anche, ovviamente, l' immigrazione ormai diventata biblica grazie al mercato unico anche di persone. Mi diceva: «Cameron ha detto che avrebbe ridotto la nostra immigrazione netta a una decina di migliaia di persone all' anno. Invece l' anno scorso c' è stato un record di 330.000. Sono tanti. Cioè: una città nuova come Newcastle ogni anno per sempre». Boris non è per niente razzista (il suo bis-nonno era turco) né contro l' immigrazione. Anzi. È pro. Ma l' immigrazione -facendo parte dell' Ue - ormai è fuori controllo.

Secondo la legenda metropolitana, Boris e Cameron sono amici stretti ma non è vero. Sì, si conoscono bene. Entrambi erano allievi a Eton - il collegio privato più prestigioso al mondo - e poi all' università di Oxford - Boris per studiare Lettere Antiche, Latino e Greco, Cameron per studiare Filosofia.

Innanzitutto Boris, che ha 51 anni, è più grande di due anni di Cameron e a scuola queste cose contano molto. Ma non finisce qui. «Non posso immaginare loro due in un pub a bere una birra insieme. Sono come le lucciole e le lanterne», mi diceva la biografa di Cameron Isabel Oakeshott. Hanno due caratteri molto diversi. Cameron è molto ordinato e come un carro armato è molto logico.
Boris non viene a differenza di Cameron da una famiglia ricca. Boris è un anticonformista, Cameron un conformist - come tutti quelli che vogliono la Gran Bretagna dentro l' Unione europea.

A differenza di Cameron Boris poteva andare a Eton solo perché ha vinto una borsa di studio. In più fino agli otto anni era praticamente sordo - cosa che spiega secondo me la sua fantasia e flessibilità mentale - e ha dovuto subire otto interventi. Suo padre Stanley è di tendenza sinistroide e lavorava addirittura per l' Ue e anche per l' Onu. La famiglia si è spostata 32 volte quando Boris era un bambino.

E come Boris il padre era un donnaiolo. La madre di Boris - Charlotte - anche lei di sinistra - è un artista di successo che ha avuto un crollo nervoso quando Boris - che ha due fratelli più la sorella Rachel - era un ragazzo e ha divorziato dal padre nel 1979 perché non ne poteva più delle sue storie d' amore. Poi, nel 1980 - aveva 40 anni - si è ammalata di Parkinson. Malgrado tutto ciò va avanti a dipingere dei bei quadri. Anche Boris dipinge bene.

GARA DI POESIA Per rendere l' idea della creatività e del senso dell' umorismo molto British di Boris durante il nostro incontro recente gli ho chiesto di creare una poesia offensiva contro il presidente turco Erdogan. Erdogan - con una bella mano di Angela Merkel - ha voluto il processo del comico tedesco Jan Böhmermann che l' aveva chiamato gran chiavador di capre.
Come replica a Erdogan e al suo poodle tedesco la rivista inglese The Spectator - che Boris dirigeva prima di entrare in politica - ha poi lanciato una gara di poesie offensive anti Erdogan.

«Dai Boris fai te una poesia per la gara!», ho detto. E l' ha fatta subito, al volo. Eccola: «There was a young fellow of Ankara Who was a terrific wankera Till he sowed his wild oats With the help of a goat But he didn' t even stop to thankera».
(C' era un giovane di Ankara/ Che fu un segaiolo terribile/ Finché non sparse i suoi semi/ con una mano da una capra/ Ma non si fermò neppure per ringraziarla).

Certo, la gara l' ha vinta Boris. Il suo eroe non è Winston Churchill - un altro anticonformista - anche se recentemente ha scritto una biografia del leader inglese della Seconda Guerra mondiale ma il leader degli ateniesi durante il loro periodo d' oro, Pericle - tiene un busto del poeta e guerriero greco sulla sua scrivania sul quale appoggia il suo casco da bici - che ha detto fra le tante: «La libertà è la proprietà sicura solo di coloro che hanno il coraggio di difenderla». Nella Guerra civile inglese del seicento i cavalieri di re Carlo erano molto più romantici dei roundhead di Cromwell. Questa volta Boris e i suoi cavalieri lottano non per la tirannia ma per la libertà.

di Nicholas Farrell

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