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Mario Giordano gode: "Ciao ciao Merkel, la Brexit è l'inizio della fine del Quarto Reich"

Mario Giordano gode: "Ciao ciao Merkel, la Brexit è l'inizio della fine del Quarto Reich"

Ciao ciao Merkel. Noi non ci stiamo più. Non stiamo più ai tuoi ordini, non stiamo più ai tuoi piedi, non accettiamo di essere ridotti a servi del Quarto Reich in salsa di Bruxelles. L’urlo che si leva dalle urne inglesi risuona ovunque nell’Europa dei popoli che non hanno mai accettato l’Anschluss mascherata, il dominio germanico travestito da Juncker, il tallone della Wermacht finanziaria che si nasconde dietro le grisaglie e le direttive Ue. Schiavi di Berlino Iddio non ci creò. E per questo ancora una volta guardiamo con speranza alla vittoria inglese, proprio come ai tempi degli eroi della Raf. E Radio Londra torna a essere la voce della libertà.

Il 23 giugno in Gran Bretagna è stata sconfitta l’Europa. O meglio: è stata sconfitta l’idea sbagliata di Europa, una costruzione sballata e volutamente falsata, un castello che doveva essere il luogo dei sogni e invece è diventata soltanto una prigione. Non solo per gli inglesi, ma ancor più di noi che a differenza loro dobbiamo pure sopportare il giogo più odioso della dittatura: l’euro. «L’Unione monetaria non è stata progettata per fare tutti contenti: è stata progettata per far contenta la Germania», diceva il premio Nobel per l’economia Paul Krugman. E i leader italiani che siglarono quei patti scellerati lo sapevano benissimo: «Grazie all’euro la Germania è più potente e più forte», ha ammesso candidamente nel 2011 Romano Prodi. Ipotesi confermata, del resto, dal medesimo Helmut Kohl, il papà tedesco dell’Ue, che nella primavera 2013 ha confessato: «Ho agito da dittatore per portare l’euro».

Per fortuna, però, prima o poi i popoli liberi si ribellano ai dittatori. Il dubbio era già venuto, nel novembre 2011, a Le Monde: «L’Europa finirà come l’Unione Sovietica?», si chiedeva il quotidiano francese. Allora sembrava un paragone impossibile. Oggi un po’ di meno. Pensateci: nell’Ue il governo è un politburo di non eletti, proprio come l’Urss; nell’Ue il Parlamento è ridotto a sfogatoio, proprio come nell’Urss; nell’Ue si promette più equità e invece si aumentano le differenze, proprio come nell’Urss. «Per quasi 50 anni», ha detto un dissidente russo, lo scrittore Vladimir Bukovskij, «abbiamo vissuto un grande pericolo sotto l’Unione Sovietica. Poi abbiamo visto la bestia contorcersi e morire sotto i nostri occhi. Ma invece di esserne felici siamo andati a creare un altro mostro, straordinariamente simile a quello appena seppellito». E per chi sgarra c’è poco spazio: «La Mosca bolscevica aveva l’Armata Rossa - dice ancora Bukovskij - qui si usa la finanza per sedare le rivolte».

Ma sì: l’Europa, proprio come l’Unione Sovietica, esiste in quanto antidemocratica. È stata costruita volutamente così per imporre scelte impopolari che nessun Parlamento eletto dai cittadini potrebbe mai approvare. Per scaricare su lavoratori e pensionati i costi delle crisi, salvando le banche e i salotti buoni della finanza. Per questo vengono spogliati gli Stati. Vengono spogliati di denari e di poteri, di capacità decisionale e di possibilità di intervento, di industrie e di moneta, di visione e di decisione. Vengono messi in ginocchio, incatenati al fiscal compact, costretti a obbedire agli ordini che arrivano da Berlino via Bruxelles. In questo modo qualsiasi austerity, qualsiasi taglio delle pensioni, qualsiasi legge Fornero, può essere approvata.

Questa è la nuova Unione Sovietica. O, se preferite, il Quarto Reich in salsa di Bruxelles. Questa è la costruzione antidemocratica e oppressiva che oggi il voto inglese fa vacillare. Un’Europa dove il popolo non è più sovrano, perché di sovrano c’è solo il debito. Un’Europa astratta, preoccupata della contabilità e non della vita reale, della lunghezza delle banane e non dei pensionati che muoiono di fame, della circonferenza dei piselli e non dei risparmiatori che si tolgono la vita. Vittima di un razzismo imperante che si chiama rating, dimentica dei suoi valori, della sua storia, della sua civiltà, pronta a cancellare le differenze dei popoli in nome di un asettico egualitarismo, pronta a calpestare le sue radici in nome di un tasso d’interesse voluto dalla Bundesbank. Pronta a massacrare i suoi figli. Proprio come il Quarto Reich. Proprio come l’Urss.

Può stare in piedi un mostro di questo genere? Per carità: il sogno europeo è bellissimo, ce l’abbiamo avuto tutti, siamo cresciuti disegnando i bambini italiani, tedeschi e francesi che si danno la mano, che fanno il girotondo perché si vogliono bene, ci hanno riempito la testa con la retorica del continente che garantisce la pace. Ma quella che abbiamo costruito non è l’Europa dei sogni e non è nemmeno l’Europa della pace: è una macchina infernale e a volte addirittura criminale, che affama, opprime, lacera e distrugge il futuro. E contro cui è giusto ribellarsi, come hanno fatto gli inglesi, in nome della vita e della libertà.

L’Europa finirà come l’Unione Sovietica? Forse Le Monde aveva azzeccato la domanda. Fino a qualche ora fa appariva impossibile, ma in fondo anche il crollo dell’Urss appariva impossibile finché non sono arrivati glasnost e perestrojka. Il voto della Gran Bretagna è la nostra glasnost, un abbozzo di perestrojka, un segnale di speranza per tutto il continente. Perché, vedete, come scriveva il professor Alberto Bagnai nel Tramonto dell’euro, quattro anni fa: «Sono stanco di discutere di vantaggi e svantaggi della moneta unica. Se anche fuori dall’euro ci fosse un baratro economico, se anche l’uscita ci consegnasse, come pretendono certi strampalati disinformatori, alle sette piaghe d’Egitto, sarebbe comunque dovere morale e civile di ogni italiano opporsi al simbolo di un regime che ha fatto della crisi economica un metodo di governo, che ha eletto a propria bandiera la deliberata ed esplicita e rivendicata soppressione del dibattito democratico». Vale per l’euro, vale ancor più per l’Unione europea. Vale per il simbolo del regime, vale ancor più per il regime. E per questo, nelle ore in cui tutti stanno a discutere di crolli di Borsa e devastanti conseguenze economiche (che non ci saranno), a me viene solo in mente un saluto di libertà: ciao ciao Merkel, addio Quarto Reich.

di Mario Giordano

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Commenti all'articolo

  • MarcoMancioli

    MarcoMancioli

    30 Giugno 2016 - 09:09

    Certo che non è questa l'Europa che sognavamo, non è il quarto reich nazista che volevamo, e neanche un politburo (commissione euroea) di non eletti, questa Europa non è l'Europa dei popoli, non rappresenta l'interesse dei popoli europei. Purtroppo, come sempre accade quando ci accorgiamo di aver imboccato una strada sbagliata, non sarà facile cambiare e tornare sui nostri passi per ritrovare la l

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  • straniero

    27 Giugno 2016 - 16:04

    Maledetto uccello del malaugurio. Speriamo che la Brexit colpisca te e i tuoi familiari. Che ti possa perdere tutti i tuoi euro.

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  • antcarboni

    27 Giugno 2016 - 09:09

    Mesi fa disii che i tedschi appenna appena sentono aria di Reich partone e lasciano alla fine macerie. Per due volte morti e devastazioni, 1° e 2° guerra mindiale, stavolta le macerie sono l'idea di Europa-Germania. Gli inglesi per la terza volta in unsecolo ci hanno salvato dai tedesci. La Scozia ma dove va , sarebbe un nano economico e politico in Europa.

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  • arwen

    27 Giugno 2016 - 06:06

    Ma nn credo proprio. La Merkel ha dimostrato più volte di tenere i governi europei - tutti compreso il nostro - x le palle. La Gran Bretagna ha un grande privilegio, che si è assicurata dimostrando lungimiranza, la moneta. La GB batte moneta e la sua Banca Centrale può operare senza limiti sul mercato finanziario. Noi, invece, siamo inchiodati da norme e trattati assurdi che favoriscono solo frau

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