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Rapporto Chilcot

La verità sulla guerra contro Saddam: l'accusa devastante contro Tony Blair

Saddam Hussein

Il Regno Unito non esaurì tutte le possibili opzioni pacifiche prima di decidere di unirsi nel 2003 agli Stati Uniti nell’invasione dell’Iraq di Saddam Hussein. Queste le attese conclusioni di Sir John Chilcot, a capo della commissione di inchiesta che per sette anni ha indagato sulle ragioni della guerra e che oggi presenta il suo Rapporto finale. Per Chilcot, l’allora premier laburista Tony Blair giudicò le informazioni di intelligence sulla minaccia delle presunte armi di distruzione di massa irachene "con una certezza che non era giustificata".

I piani per il dopoguerra, inoltre, furono "completamente inadeguati" alla situazione. È una critica "devastante", come la definisce il Guardian, quella rivolta nei confronti dell’ex premier laburista Tony Blair dal Rapporto Chilcot sull’invasione irachena del 2003. Per Chilcot la decisione britannica di invadere uno stato sovrano per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale prima che tutte "le opzioni pacifiche per il disarmo" venissero esplorate, fu della "massima gravità". E se l’azione militare non era all’epoca l’ultima risorsa" possibile, Chilcot suggerisce che uno dei fattori decisivi nella decisione di unirsi agli Stati Uniti e scendere in guerra, fu proprio il convincimento di Blair.

Secondo il Rapporto, il celebre dossier presentato dal premier alla Camera dei Comuni nel settembre del 2002 non era sufficiente a supportare l’accusa che l’Iraq di Saddam Hussein stava sviluppando armi di distruzione di massa. L’allora governo laburista non riuscì inoltre a prevedere le disastrose conseguenze della guerra, ha detto Chilcot nell’illustrare le conclusioni contenute nei 12 volumi che compongono il Rapporto. Con almeno 150mila morti, molti dei quali civili e "oltre un milione di sfollati", ha ricordato, "il popolo iracheno soffrì enormemente". Chilcot non si è spinto al punto di dare un giudizio sulla legalità della guerra, ma afferma che il modo in cui le basi legali dell’invasione vennero discusse fu "tutt’altro che soddisfacente". Nella sostanza, dai 12 volumi del Rapporto, emerge chee non c’era nessuna minaccia imminente da parte di Saddam Hussein e che una strategia di contenimento nei confronti del dittatore iracheno avrebbe dovuto essere adottata e perseguita per un certo periodo di tempo.

Secondo il Rapporto, la certezza con la quale vennero presentate le informazioni di intelligence sulle presunte armi di distruzione di massa irachene non era giustificata. Inoltre, nonostante i segnali evidenti, le conseguenze dell’invasione furono sottostimate e i piani per il dopoguerra totalmente inadeguati. Infine, Il governo britannico fallì nell’ottenere gli obiettivi indicati. Il Rapporto si sofferma anche sul rapporto tra Blair e Bush e nelle fasi precedenti l’invasione. Chilcot respinge le valutazioni di Blair sul fatto che l’eventuale rifiuto da parte britannica di scendere in guerra al fianco degli Stati Uniti avrebbe compromesso l’alleanza tra Londra e Washington. "È discutibile", afferma il capo della commissione d’inchiesta, rilevando che i due Paesi in passato erano già stati divisi su altre grandi questioni internazionali, dalla crisi di Suez, alla guerra in Vietnam a quella nelle Falkland. Un altro grave danno, secondo Chilcot, fu inferto alle Nazioni Unite nel braccio di ferro con il Consiglio di sicurezza, nel quale nazioni come la Francia si rifiutarono di sostenere la Risoluzione che autorizzava l’azione militare. "In assenza di una maggioranza a sostegno dell’azione militare, riteniamo che il Regno Unito, di fatto, stava minando l’autorità del Consiglio di sicurezza", ha detto Chilcot.

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