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Il killer della Promenade Des Anglais

Nizza, Mohamed doveva essere in galera. Invece era libero di uccidere

Nizza, Mohamed doveva essere in galera. Invece era libero di uccidere

Con un tir bianco, noleggiato il giorno prima, ha passato i controlli di polizia fingendo di dover consegnare gelati, poi ha accelerato bruscamente lungo la Promenade des Anglais, falciando per due chilometri la folla assiepata per festeggiare il 14 luglio. Si chiama Mohamed Lahouaiej-Bouhlel il terrorista che giovedì sera a Nizza, al grido di «Allah Akbar», ha strappato la vita a più di 80 persone. È un tunisino di 31 anni che viveva in Francia dal 2011, sconosciuto ai servizi segreti francesi, ma noto alla polizia e con la fedina penale sporca, dopo essere stato condannato lo scorso marzo (la pena di sei mesi di prigione con la condizionale gli è stata comminata dal tribunale di Nizza, per uno scontro armato durante un diverbio scoppiato per un incidente stradale).

Nato il 3 gennaio 1985 a Msaken, nel governatorato di Susa, le cui spiagge sono state lo scorso anno il teatro macabro della strage islamista che ha causato la morte di 38 turisti, Lahouaiej-Bouhlel, padre di tre bambini, aveva problema di soldi, secondo France Info, ed era «depresso e instabile» da quando nel 2012 si era separato dalla moglie, la quale è stata posta ieri in stato di fermo (grazie al matrimonio con la moglie franco-tunisina, aveva potuto ottenere il permesso di soggiorno). Abitava in un appartamento situato in un quartiere popolare a nord di Nizza - città che negli ultimi due anni è diventata l' epicentro del jihadismo francese assieme al dipartimento Seine-Saint-Denis, con un centinaio di foreign fighters partiti a fare il jihad in Siria e in Iraq -, lavorava come addetto alle consegne, ma non aveva mai dato segnali di radicalizzazione, e per questo non era finito nel database degli schedati «S», dove vengono inseriti gli individui suscettibili di rappresentare una minaccia per la sicurezza dello Stato. Ma secondo quanto riferito dai media tunisini, nonostante non fosse segnalato come un fondamentalista dalle autorità francesi, sarebbe cresciuto in un ambiente dove prosperava l' islamismo radicale.

Il padre, stando a fonti della polizia locali, sarebbe infatti un noto estremista, iscritto al partito islamico Ennahda, così come altri membri del suo entourage familiare. Alcuni suoi parenti, sempre secondo queste fonti, sarebbero stati condannati durante il periodo del presidente deposto Ben Ali, per poi uscire di prigione beneficiando dell' amnistia generale del 2011 (ieri, secondo i media tunisini, si sarebbero presentati al commissariato di El-Alia, a Bizerte, per essere interrogati).

A confermare la pista di un legame concreto tra il terrorista tunisino e gli ambienti dell' islam radicale, sono arrivate le parole del primo ministro, Manuel Valls. «È senza dubbio legato all' islamismo radicale», ha dichiarato il premier francese a France2, prima di aggiungere che la Francia «vincerà questa guerra» contro il terrorismo, anche se teme ci saranno «altre repliche» da parte degli islamisti.

Gli uomini del Raid, i corpi speciali della Polizia Nazionale francese, hanno perquisito l' appartamento di Lahouaiej-Bouhlel, mentre sono in corso interrogatori di altri sospetti e gli inquirenti sono alla ricerca di eventuali complici. I vicini di Lahouaiej-Bouhlel lo hanno descritto come una persona «solitaria» e «silenziosa», ma «non particolarmente religiosa», al punto che quest' anno «non aveva fatto il Ramadan». «Lo incrociavo sempre. Aveva un' aria cattiva. Ci fissava in continuazione in maniera inquietante», racconta Jasmine al Figaro, vicina di casa quarantenne. «Non ci rispondeva mai. Intimoriva me e i miei figli. L' abbiamo sempre visto solo, usciva e rientrava di casa senza sosta. Sembrava normale, ma il suo sguardo era strano», aggiunge Jasmine, precisando di voler «traslocare al più presto», perché i suoi figli «potrebbero essere traumatizzati».

Un' altra signora residente al piano terra dell' edificio in cui viveva il terrorista tunisino, come riportato dall' Afp, si era insospettita per i suoi comportamenti, descrivendolo come «un bell' uomo» che però «fissava troppo le sue due figlie». Il presidente della Repubblica, François Hollande, ha parlato ieri di «un attacco il cui carattere terroristico non può essere negato». «Investiteli con la vostra macchina», recitava l' ultimo appello del Califfo. E Mohamed Lahouaiej-Bouhlel ha maledettamente rispettato le consegne.

di Mauro Zanon

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Commenti all'articolo

  • goodvin60

    18 Luglio 2016 - 08:08

    Quel camion non è un frigo . E' un cassonato di 12 metri. Non è facile da guidare. Ci vogliono competenze di buon rilievo. Quindi questo Mohamed non era affatto un cretino. Per affittarlo ci vogliono parecchi soldi. E la presentazione di credenziali inoppugnabili. Ma nessuno ha avuto sospetti evidentemente. Boh ?

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  • blu_ing

    16 Luglio 2016 - 22:10

    Magra condolazione, non solo quelli italiani, ma anche i giudici francesi sono una massa di coglioni

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