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A casa di Sonboly

Cos'hanno trovato sul comodino del killer di Monaco: "Inquietante, non me lo spiego"

Cos'hanno trovato sul comodino del killer di Monaco: "Inquietante, non me lo spiego"

Quando gli inquirenti sono entrati in casa di Ali Sonboly, il 18enne killer di Monaco, per cercare qualche legame con l'Isis o il jihadismo o la xenofobia o una qualsiasi prova dell'ideazione della strage, non hanno trovato nulla. Nulla a parte un libro, accanto al letto del giovanissimo tedesco-iraniano. È Perché i ragazzi uccidono, dello psicologo e scrittore americano Peter Langman, analisi dei profili psicologici di 10 "mass shooters", giovani che entrano in luoghi affollati (spesso le loro ex scuole) per fare una mattanza. "È inquietante, non me lo spiego - ammette Langman al Corriere della Sera -. Non so se lo stesse leggendo perché si stava sottoponendo a trattamenti psichiatrici, e cercasse di guardarsi dentro, o piuttosto perché in cerca di modelli. Accade spesso, per gli autori di stragi simili. Eric Harris, ad esempio, uno dei due autori della strage di Columbine, cercava qualcuno a cui ispirarsi, da imitare".

Il piano diabolico - È emerso come Sonboly fosse vittima di bullismo scolastico e covasse un risentimento sempre più violento. "Ci diceva che ci avrebbe ammazzato", hanno detto vicini e compagni di scuola del giovane. Lui stesso, dal tetto del centro commerciale, gridava: "Mi avete bullizzato per 7 anni, ora ho una pistola e vi stendo tutti". Avrebbe anche organizzato un'esca su Facebook, hackerando il profilo di una ragazza e invitando i suoi amici di scuola al McDonald's della strage con un finto annuncio di pasti scontati. Un piano diabolico di una mente malata che covava una insana ammirazione per Breivik (l'uomo della strage di Utoya e Oslo, del 22 luglio 2011, stessa data di Monaco) e per Tim Kretschmer, il 17enne tedesco stragista della scuola di Winnenden, Stoccarda, nel 2009. Una pista macabra dal passato al presente.  

"Non create un eroe del male" - "Bisogna fare molta attenzione a credere a quel che gli autori di gesti simili dicono. Spesso cercano ragioni per motivare qualcosa di cui neppure loro conoscono la radice autentica", spiega Langman. Può centrare il bullismo, ma anche altro: "Cattivi risultati a scuola, rifiuti sentimentali. Se guardo alle mie ricerche, i bullizzati non sono spesso protagonisti di questi gesti, né i bulli sono spesso tra le vittime. Alla base di questi episodi c'è sempre qualcosa di multiforme. Ora occorre evitare semplificazioni e mitizzazioni, anche involontarie. Dare ad Ali l'aura di eroe del male potrebbe renderlo un modello. E spingere qualcuno a vederlo come un esempio da imitare per vendicarsi di una vita da signor nessuno".

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Commenti all'articolo

  • egenna

    24 Luglio 2016 - 16:04

    Alla faccia della II^o III^ generazione,resi imbecilli già da piccoli!! Cordiali saluti

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