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La legge americana

Il trans alla toilette che imbarazza Obama

Il trans alla toilette che imbarazza Obama

Vien in mente Alexis de Tocqueville, padre del pensiero liberale, mente aperta ma avvezza ad un uso ottocentesco della latrina. Come si sarebbe pronunciato, Tocqueville, sulla bathroom war, sulla guerra dei bagni, sull’apartheid del cesso pubblico nella quale oggi declina la certezza della nostra identità sessuale?

Come avrebbe presa, la sentinella dei diritti umani, questa notizia che l’Nba, non senza rovelli etici e giuridici, toglie alla città di Charlotte l’organizzazione del l’All Star Game Weekend 2017, il grande business del basket? E il tutto a causa dell’osservanza ostinata del Bathroom Bill, ossia d’una legge del North Carolina che «obbliga le persone transgender a utilizzare i servizi igienici pubblici appartenenti al sesso che compare sul loro certificato di nascita»? Parliamo di una normativa banale, che schiude le porte dei gabinetti al «sesso biologico»: gli uomini aprono la porta “men” e le donne la porta “women”. Banale, di prim’acchitto. Ma pure si tratterebbe di una legge discriminatoria. Almeno per la comunità LGBT, nonchè secondo i transgender che «si sentono» di sesso diverso ma vivono una transizione psicologico-ormomale ma non ancora implicante il cambio dello stesso sesso. Visto con l’occhio del caprone italiano il caso sa di grottesco. Quando, anni fa, l’onorevole Vladimiro Guadagno in arte Vladimir Luxuria causò quasi un colpo apoplettico alla collega Elisabetta Gardini che lo vide far pipì nella toilette delle deputate, l’episodio strappò solo sorrisi e qualche battutella («Per colpa di Guadagno nessuno va più in bagno»). Ma nessuno di noi caproni, allora, aveva compreso che cosa fosse un trans gender, nè il potere destabilizzante che avrebbe avuto sul valore stesso di democrazia sociale.

Oggi il Bathroom Bill, ha quasi il peso culturale delle novantacinque tesi di Lutero affisse alla cattedrale di Wittenberg, il manifesto della riforma protestante. La legge del North Carolina è giuridicamente invalicabile. Però molti artisti democratici, da Bruce Sprinsteen ai Pearl Jam, per contrastarla, hanno cancellato i loro concerti. E diverse aziende -da PayPal a Google, da Disney a Deutsche Bank-, ritenendo il Bathroom Bill, lesivo delle minoranze hanno protestato togliendo i loro finanziamenti a qualsiasi iniziativa del suddetto Stato ritenuto «razzista». Tra l’altro la «guerra dei cessi» si era già precedentemente svolta all’ombra degli sciacquoni del Texas, dove però una Houston Equal Rights Ordinance (Hero), un’ordinanza progressista anti/Bathroom Bill era stata sepolta da un referendum in cui il 62% dei cittadini aveva ritenuto stucchevole e ideologica la battaglia per il politicamente corretto delle minoranze per la latrina. E si tenga conto: i «selvaggi conservatori texani» non sono poi così selvaggi, dato che hanno eletto come sindaco di Houston Annise Parker, una signora lesbica sposata con tre figli. L’hanno eletta per ben tre volte. Quindi non si può parlare di omofobia. Eppure il presidente Usa Barak Obama, nei suoi slanci irruenti e boldrineschi, si è speso, quasi consumato, in tutti modi per imporre alla scuole di garantire i diritti degli studenti «transessuali dentro» alla soglia della toilette. E l’ha fatto ventilando, in caso contrario, la minaccia di tagli ai fondi dei dipartimenti scoalstici; o, addirittura, il reato di discriminazione sessuale. Fa specie che, nella società liquida di Bauman, spicchi anche il «gabinetto fluido», l’indifferenziazione etica tra le etichette sulle porte del wc. Chi -essere umano indiscriminato- si sentirà uomo in quel momento adirà all’uso libertario della turca; chi sentirà crescere in sè ormoni gentili e tette prepotenti potrà accedere all’uso del bidè e fruire dell’odore di mughetto tipico dei bagni per signore. La domanda è: cui prodest, a chi giova questa guerra? Lo scopo finale dei conquistadores post-vespasiani è, probabilmente, la conquista di un cesso non-binary, «neutro»; un non-luogo metafisico in cui la democrazia avrà massima sublimazione e l’invidia del pene sarà soltanto il pallido ricordo d’una società ingiusta. È un concetto nobile, alato. Devo solo capire, tra qualche anno, come spiegarlo ai miei figli.

Ma, secondo alcuni miei colleghi tenacemente conservatori, il buon senso sociale sta combattendo, qui, strenuamente, la sua battaglia. Non conta ricordare che il Bathroom Bill sia nato dopo la diffusione di casi in cui transessuali geneticamente maschi ( o maschi che fingevano di essere transessuali) avevano approfittato della società gay-friendly americana per introdursi tranquillamente nei bagni femminili, arrivando a molestare sessualmente donne e bambine. E non serve evocare che, negli stati ideali di Tocqueville, il moloch fosse la dittatura della minoranza. Nei bagni scorrerà lo scontro di civiltà...

di Francesco Specchia

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