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L'analisi dell'esperto

Guerra in Libia, inquietante scenario: l'Italia all'angolo e l'Isis s'infiamma

Guerra in Libia, inquietante scenario: l'Italia all'angolo e l'Isis s'infiamma

L' intervento militare statunitense contro lo Stato Islamico in Libia è una buona o una cattiva notizia per l' Italia? Il governo Renzi si è affrettato a plaudire ai raid aerei degli elicotteri Super Cobra e dei cacciabombardieri Harrier decollati dalla portaelicotteri Wasp che naviga allargo delle coste libiche ma Roma ha anche precisato di non avere alcun ruolo nelle operazioni militari, neppure logistico attraverso l' uso delle nostre basi. «Vedremo e valuteremo se ci saranno richieste» per l' utilizzo della base di Sigonella, «se prenderemo delle decisioni informeremo il Parlamento» ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.
Fonti ben informate riferiscono che richieste statunitensi di utilizzare la base di Sigonella, base dei droni Reaper, sono probabili solo in caso di prolungamento o estensione delle operazioni aeree di Washington sulla Libia. Per ora il dato più eclatante che emerge dai raid è che la Casa Bianca ha deciso di intervenire da sola, senza coinvolgere gli alleati della Nato che peraltro fanno già parte della Coalizione che combatte lo Stato Islamico in Siria e Iraq.

L' iniziativa militare, in risposta alla richiesta di Fayez al-Sarraj, premier del governo di Tripoli riconosciuto dall' Onu, potrebbe contribuire a dare una svolta alla campagna militare contro le milizie del Califfato che a Sirte tengono in scacco da settimane le milizie di Misurata fedeli a Tripoli. La sconfitta dell' Isis è un dato positivo per la stabilizzazione della Libia (anche se prendere Sirte non significa distruggere le forze del Califfato) ma al tempo stesso l' intervento di Washington rende ancora più marginale il ruolo dell' Europa e soprattutto dell' Italia, che emerge ancora una volta come quasi irrilevante nello scenario libico.

I pochi raid aerei effettuati contro postazioni, blindati e carri armati dello Stato Islamico sarebbero alla portata anche dei 4 cacciabombardieri Amx che l' Italia tiene da mesi in preallarme a Trapani. La decisione di Roma di non partecipare ad azioni belliche contro lo Stato Islamico, né in Libia né in Iraq (dove i nostri jet e droni volano disarmati con compiti limitati a intelligence e ricognizione) ha di certo contribuito a evitare alla Penisola le devastanti rappresaglie terroristiche che hanno invece colpito molti dei Paesi impegnati in prima linea contro l' Isis.

Al tempo stesso però rende imbarazzante il sostegno ad attacchi che Gentiloni auspica siano «risolutivi» senza però affiancarvi forze italiane e riduce l' influenza dell' Italia sulla sua ex colonia. Del resto Roma ha finora sostenuto al-Sarraj senza incassare alcuna contropartita, neppure sul fronte caldo dei flussi di immigrati clandestini, in forte incremento.

Difficile non notare che mentre al-Sarraj chiede agli Stati Uniti di attaccare il Califfato a Sirte si guarda bene dal chiedere alle flotte italiana ed europea di intervenire nelle acque territoriali e sulla costa libica contro i trafficanti di esseri umani. Forse perché, come ha evidenziato il comando dell' operazione navale europea Eunavfor Med, tra un terzo e la metà del Pil della Tripolitania è oggi rappresentato dal denaro generato dai clandestini diretti in Italia. Un business che arricchisce le stesse tribù e milizie che appoggiano al-Sarraj, la cui posizione potrebbe paradossalmente uscire indebolita dall' intervento americano contro lo Stato Islamico.

Il premier aveva infatti sempre escluso interventi militari diretti di potenze straniere anche se a fine giugno aveva ammesso di aver ricevuto aiuti da un Paese non meglio specificato nelle operazioni a Sirte. Un' allusione alla Gran Bretagna che sembra aver schierato una cinquantina di incursori dello Special Air Service al fianco delle milizie di Misurata nel tentativo di sfondare le difese jihadiste a Sirte. Il crescente ruolo militare degli anglo-americani in Tripolitania potrebbe irritare le tante milizie islamiste che finora hanno sostenuto al-Sarraj, dai Salafiti ai Fratelli Musulmani.

di Gianandrea Gaiani 

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