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Guerra all'Isis

"I nostri militari ora sono in pericolo": Libia, adesso Renzi teme il peggio

Il dossier-bomba dei servizi segreti: ci sarebbero nostri soldati in Libia. Aumenta la paura di attentati Is

Una fuga di notizie che mette in imbarazzo e in difficoltà il governo e i dipartimenti di sicurezza nazionale. È quella che ha interessato il Copasir, presieduto dal leghista Felice Casson, e che indicherebbe la presenza di militari italiani in scenari di guerra in Libia. Nessuna partecipazione ai bombardamenti americani richiesti dal premier libico Fayez al-Serraj, ma un'attività di sminamento assimilabile in tutto e per tutto a un intervento di terra, fino ad oggi sempre smentito.

Per autorizzare attività militari del genere servirebbe l'approvazione del Parlamento. Peccato che a novembre sia passata una norma condivisa (favorevoli M5S, Lega, Fi e Sel) che permette al Governo di inviare in missione corpi di élite per un periodo limitato di tempo anche senza l'ok del Parlamento. Ma non si tratterebbe dei nostri militari in Libia: palazzo Chigi riferisce che le strutture italiane impegnate nella lotta all'Isis sono quelle autorizzate dal Parlamento (le basi di Sigonella e di Aviano, le navi e i C130 per trasportare i feriti gravi nei più attrezzati ospedali italiani). Però non arriva nessuna smentita sui corpi che lavorano a servizi di intelligence dopo aver bypassato l'autorizzazione delle Camere.

Da un'informativa dell'Aise, infatti, trapela che una decina di soldati italiani presenti in Libia sarebbero occupati in attività militari. Fuga di notizie ha dato parecchio fastidio a Matteo Renzi, il quale teme che i nostri militari ora possano correre pericoli maggiori e che sostiene che nessun cambio di strategia sia stato operato. Secondo il premier, l'Italia manterrebbe il ruolo defilato di appoggio a Serraj, non c'è nessuna direttiva che indichi un intervento armato più pesante. Allora perché secretare alcune missioni non autorizzate dal Parlamento? Una garanzia che proteggerebbe i nostri soldati da situazioni come queste, rese pubbliche in maniera scorretta e virtualmente nociva per i militari.

Critici i Cinque Stelle sull'intervento di appoggio dell'Italia a Serraj: concedendo l'utilizzo di Sigonella, secondo Luigi di Maio, aumenterebbe il rischio di attentati. Ma per ora la base non è stata utilizzata e nessuna bomba italiana è stata sganciata. Resta solo da impedire lo sgancio di allarmismi inutili.

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Commenti all'articolo

  • lucyrrus

    20 Settembre 2016 - 06:06

    Ma dove li prendete i giornalisti? Tra i vincitori del concorso degli imbecilli?

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  • filen

    filen

    11 Agosto 2016 - 16:04

    C è per caso un felice casson leghista??? A me risulta che è komunista

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  • FUORIDALLEPALLE

    11 Agosto 2016 - 11:11

    FONZIE SALVALI TU!!!!!!!

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  • FUORIDALLEPALLE

    11 Agosto 2016 - 11:11

    FONZIE SALVALI TU!!!!!!!

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