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Quattro trafficanti di droga come monito

Cina, il boss ucciso in diretta televisiva

Come monito agli altri criminali, le telecamere dell'emittente di Stato trasmettono gli ultimi minuti di vita di Naw Kham. Poi l'iniezione letale

Cina, il boss ucciso in diretta televisiva

Iniezione letale per Naw Kham, il boss di una fitta rete di affari malavitosi che spaziava dal traffico di droga, ai rapimenti, alle uccisioni comandate. Ma a far notizia è il fatto che le telecamere dell'emittente di Stato cinese hanno trasmesso in diretta gli ultimi minuti di vita dei condannati a morte come monito per tutti gli altri criminale. L'uomo è stato portato davanti alle telecamere, gli hanno tolto le manette, poi gli hanno piegato le braccia dietro la schiena, una corda gli è stata passata intorno al collo, è stato costretto quasi a inginocchiarsi. Poi la tv di Stato ha indugiato sul boss mentre veniva incatenato ai piedi. E poi via, portato insieme ai complici verso il luogo dove sarebbe stato ucciso. La diretta degli ultimi preparativi dell'esecuzione ha scatenato un'ondata di proteste dei telespettatori cinesi, a cui sembrava di essere tornati ai tempi delle esecuzioni pubbliche.

I tre complici - Naw Kham, insieme a tre complici (un thailandese, un apolide e un laotiano), è stato prelevato dal braccio della morte all'ora di pranzo e scortato dalla polizia verso la pena capitale. La sequenza è stata trasmessa integralmente dalla tv di stato. Lo stesso destino anche per i tre complici: Il Padrino di Mekong, 44 anni, era al vertice di un'organizzazione che vantava circa cento "dipendenti"  e che operava sul grande fiume; sul suo libro paga anche la polizia locale che garantiva a Kham che i suoi affari procedessero senza problemi. 

Il boss - Nel 2011 il capo della banda criminale ordinò ai suoi gregari l'abbordo di due imbarcazioni cinesi, nel tratto thailandese del fiume, utilizzate poi per il trasporto di quintali di eroina. I tredici uomini dell'equipaggio furono imbavagliati, legati e giustiziati con un colpo di fucile alla testa: i corpi vennero recuperati nelle acque del Mekong.  Dopo il massacro alcuni tra gli agenti migliori partirono da Pechino alla ricerca del boss. Le indagini si concentrarono soprattutto tra Vietnam, Myanmar, Laos e Thailandia, il cosiddetto "Triangolo d'Oro", dove si trova la maggior parte delle raffinerie di droga del continente. L'anno scorso, dopo vari tentativi di cattura, Naw Kham è stato catturato in Laos ed in seguito estradato in Cina dove è stato processato e condannato a morte, (quasi) in diretta tv.

 

 

 

 

 

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Commenti all'articolo

  • sidereus40

    02 Marzo 2013 - 17:05

    Un paese civile, dove non esistono magistrati (sob) che mandano gli assassini in permesso premio affinchè possano a loro volta assassinare guardie giurate o passanti che hanno la sfortuna di passare di lì.Ribadisco per l'ennesima volta che i contrari alla pena di morte sono solo dei mandanti di eventuali assassini recidivi.

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  • Stefano-87

    02 Marzo 2013 - 13:01

    Io la pena di morte la proporrei per i due che hanno lasciato i due commenti precedenti al mio. Per loro e per tutti coloro che sono a favore della pena di morte. Meglio un boss della droga, un assassino o uno stupratore, piuttosto che una "brava persona" che sostiene la pena di morte.

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  • francoruggieri

    02 Marzo 2013 - 08:08

    Va cambiato l'art. 27, comma 4 come segue: "Non è ammessa la pena di morte, tranne nei casi di crimini di mafia, spaccio di droga e altri casi previsti dalla legge." Bene hanno fatto i cinesi. In questo caso sono d'accordo con loro

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  • gioromeo

    02 Marzo 2013 - 00:12

    Quanti pochi anni di galera sarebbero toccati a questa gente? 5? 8? Da lungo tempo vado proponendo ai vari partiti di votare una legge di condanna a 30 anni di lavori pesanti per i trafficanti di droga, considerandola un attentato alla salute pubblica, ma nessuno mi ascolta (nemmeno mi rispondono). E poi dite che gli stati asiatici non sono civili...

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