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Finita la corsa alla Casa Bianca?

Hillary Clinton malata: il partito democratico ora pensa a un sostituto

Michelle Obama

Sono due gli aspetti che lasciano interdetti, nella vicenda politico-umana di Hillary Clinton. Certo, quello che balza subito agli occhi è relativo alle condizioni di salute della candidata democratica alla Casa Bianca. Da mesi, se non anni, girano dubbi in merito: in passato s'era parlato di una caduta, per spiegare l'assenza dalla scena pubblica durata settimane, al termine della quale l'ex senatrice ed ex segretario di Stato ricomparve indossando un paio di vistosi occhialoni molto spessi. Più di recente, è stata fotografata con quello che, con ogni probabilità, è un apparecchio acustico per rimediare a una quasi totale sordità da una delle orecchie. E poi c'è stato lo svenimento di ieri durante le celebrazioni dell'11 settembre a Ground Zero, quando lo staff ha dovuto sorreggerla e caricarla su un pulmino. Solo più tardi, il suo medico personale ha ammesso che la Clinton sarebbe afflitta da una polmonite che l'ha assai debilitata.

E' probabile che in due mesi la candidata che, se eletta, sarebbe la più anziana dopo Ronald Reagan ad entrare alla Casa Bianca, si riprenda del tutto dal malanno. Ma intanto ha cancellato tutti gli impegni di campagna elettorale previsti per i prossimi giorni. E nel Partito democratico, scrive Il Corriere della Sera, si parla già di un possibile sostituto last minute.

Già, perché gli americani si chiedono già se una persona tanto debilitata possa essere un efficiente ed efficace "commander in chief", (comandante in capo). E poi, e questo è il secondo aspetto poco chiaro che ormai da tempo avvolge la figura della Clinton, c'è la questione della trasparenza. Hillary poco trasparente su quanto accaduto a Bengasi, quando ancora era Segretario di Stato e dove venne ucciso l'ambasciatore americano in Libia; Hillary poco trasparente sulle migliaia di e-mail ricevute e inviate non attraverso i canali ufficiali (e trasparenti), ma attraverso un suo server privato. E, ancora, Hillary poco trasparente sulle sue condizioni di salute. Perché se sei un politico che non sta bene puoi anche avere diritto alla privacy. Ma quando ti candidi a guidare un Paese, il Paese ha diritto di sapere se sarai in grado di svolgere il compito, e dunque sapere se votarti o meno.

Per questo, i dem si stanno attrezzando in vista di quello che sarebbe un clamoroso cambio di cavallo. Una cosa mai accaduta prima nella storia degli Stati Uniti. Nel caso di impedimento o decesso del loro candidato, le regole del partito democratico prevedono la convocazione dei delegati del Dnc (Democratic National Convention), l’organo di governo del partito. A questo punto gli scenari sono due: il Dnc, che comunque è sovrano, sceglie il secondo candidato che ha ottenuto più voti e delegati durante le elezioni primarie: quindi Bernie Sanders. Ma Sanders alla convention ha fatto votare per acclamazione Hillary. Quindi, secondo alcune interpretazioni, ha di fatto neutralizzato i suoi delegati. Secondo altri, invece, Bernie ha mantenuto la titolarità dei delegati perché ha votato per la Clinton, ma non l’ha nominata.

Il Dnc che potrebbe valutare anche altri nomi: personaggi considerati maggiormente capaci di prevalere nel confronto dialettico con Trump come il vicepresidente Joe Biden. Ma c’è anche chi vorrebbe dare un’altra chance a John Kerry sconfitto di misura 12 anni fa da un Bush già presidente e reduce da importanti successi diplomatici nel suo attuale ruolo di segretario di Stato (dall’Iran a Cuba alla Siria). Ci sono, poi, gli outsider come Elizabeth Warren: è difficile che l’establishment democratico si affidi a un candidato della sinistra radicale, ma la senatrice del Massachusetts è stata sempre molto efficace nel contrastare dialetticamente Trump. C'è poi quella che, per ora, è una suggestione: Michelle Obama. La moglie del presidente uscente  ha il vantaggio di essere donna come la Clinton, è decisamente più simpatica della moglie di Bill e consentirebbe un più agevole recupero dei voti della sinistra alla nuova eventuale candidata democratica.

A svantaggio proprio la questione razziale, l’essere Michelle nera e quindi una iper mobilitazione dei bianchi ceto medio e lavoratori basso reddito bassa istruzione pro Trump. A svantaggio ancora di una Michelle che sostituisce Hillary il carattere paracadutato e posticcio della candidatura di una Obama moglie dopo una Clinton moglie.

Esiste anche  un’altra possibilità: quella del rinvio delle elezioni. Il secondo articolo della Costituzione dà, infatti, al Congresso il potere di fissare e anche di spostare la data del voto, sempre compatibilmente con le scadenze di legge.

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Commenti all'articolo

  • emigratoinfelix

    12 Settembre 2016 - 18:06

    ...azz...e' come quando a briscola scarti un due di mazze e peschi un due di spade ma....la briscola e' a denari....

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  • nordest

    12 Settembre 2016 - 17:05

    Questa donna non merita pietà : ha obbligato la Francia ad intervenire militarmente nei confronti di ghedafi per fermare i contratti a favore dell'Italia .nich2 aggiornati

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  • scostumato

    12 Settembre 2016 - 16:04

    Inviata ore 10,24 : Certo che sarebbe una misera vittoria,quella di Trump,se riuscisse a scalzare la Clinton solo per manifesta malattia...!

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  • remix66

    12 Settembre 2016 - 16:04

    nick2 sei ancora e sempre il solito mentecatto comunista. Estinguiti per il bene dell'umanità.

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