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Una teoria letale

Bombe a New York, la teoria di Arije Antinori: "Possono aver coperto lo spostamento di altri materiali letali"

Arije Antinori

Le bombe di New York? Potrebbero essere state solamente una "prova" per un attacco futuro e più organizzato. A formulare quest'ipotesi è Arije Antinori, coordinatore del Cri.me Lab della Sapienza di Roma, esperto di terrorismo internazionale. Lo studioso, forte della sua conoscenza dei movimenti terroristici di matrice islamica, analizza gli episodi degli ordigni nel New Jersey e nella Grande Mela da una prospettiva inedita.

Intervistato da Il Mattino, Antinori non ha dubbi sul fatto che esista un collegamento tra le bombe di Manhattan e quelle della stazione ferroviaria di Elizabeth, nel Jersey, ma un quesito sorge in merito alla natura degli ordigni: "Nel primo caso pentole a pressione, nell'altro bombe a tubo. Per confezionare queste ultime occorre avere maggior dimestichezza e la loro capacità di deflagrazione è ridotta perché colpisce solo i soggetti più vicini all'ordigno. Nel caso delle pentole, invece, l'obiettivo è di colpire in modo casuale un numero più ampio di persone. Questa differenza tra ordigni rimane un elemento oscuro".

E un altro elemento oscuro è la mancata rivendicazione da parte dello Stato Islamico delle esplosioni. Che ci sia una differente matrice dietro all'attacco? "I soggetti che hanno confezionato gli ordigni, nonché il soggetto individuato, mi fanno propendere per una pista pseudo-taliban. Si ritiene che Al Qaeda in America possieda infatti cellule e reti dormienti più strutturate che le consentirebbero di organizzare attacchi più incisivi. Proprio per questo sono perplesso: realizzare un tale ordigno per lasciarlo esplodere in un cassonetto che ne attutisce l'effetto dirompente lo trovo illogico. Potrebbe trattarsi della necessità di un nuovo piccolo gruppo di testare la propria natura criminale in vista di un'evoluzione. Ulteriore ipotesi, potrebbe essere una cellula radicata sul territorio che mette alla prova i 'frutti acerbi' sfruttando le attenzioni conseguenti all'evento per coprire lo spostamento di individui e materiali più letali in un posto sicuro".

E lo studioso dubita che dietro ci sia l'Isis, mentre più probabile è il coinvolgimento di Al Qaeda che conserva oltreoceano "una maggiore capacità logistico-militare" rispetto all'esercito del califfato.

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