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Il dramma dei due italiani

Libia, pronto il riscatto per gli ostaggi. La voce: "Chi sono i sequestratori"

Libia, pronto il riscatto per gli ostaggi. La voce: "Chi sono i sequestratori"

Al momento non ci sono indicazioni ed è troppo presto per attribuire una matrice precisa ai sequestratori»: la valutazione del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, riecheggia le parole del capo dell’Unità di Crisi della Farnesina Claudio Taffuri: «È in corso la verifica dell’identità dei rapitori». L’unica notizia certa è che sinora non c’è stata rivendicazione, contatto o richiesta di riscatto da parte della banda che martedì mattina ha rapito nella zona di Ghat, nel profondo Fezzan libico, Bruno Cacace, Danilo Calonego e il canadese Frank (ancora non è stato diffuso il suo cognome). Agli atti, per quello che vale, c’è solo la valutazione del giornalista Osman Eissa, portavoce del Comune di Ghat: «I rapitori fanno parte di un gruppo armato che ha già compiuto agguati e rapine nella zona contro le auto in transito».

Indicazione senza verifica. Da parte sua, Mohammad Saleh sindaco di Ghat non ha perso l’occasione per strumentalizzare il rapimento pro domo sua: ha dichiarato una «piena intesa col governo italiano» e ha accusato il governo di Tripoli di trascurare il rapimento: «Non hanno neanche inviato veicoli per aiutarci nelle ricerche».

Inizia ora il lungo e difficile lavoro sottotraccia della Farnesina, purtroppo specializzata in queste operazioni, che probabilmente si avvarrà ora del contributo dei corrispondenti locali della Comunità di Sant’Egidio. A giugno infatti, proprio grazie alla sua mediazione, era stato concluso a fronte del governo italiano un accordo di tregua tra la etnia dei Tabu e i Tuaregh del Fezzan, in guerra dalla caduta di Gheddafi, segno di un radicamento consistente di Sant'Egidio su quel territorio semidesertico, che ora può essere estremamente utile a trovare un contatto con i rapitori.

L’unica altra notizia sul caso è venuta nella giornata di ieri: secondo il professore Arduino Paniccia di Trieste "Danilo Calonego si era convertito da tempo all’islam e ha sposato una donna musulmana». Il professor Paniccia trae una conclusione indebita: secondo lui la conversione esclude il rapimento da parte di terroristi islamici che non rapirebbero islamici (quando mai?). Tesi astratta non solo perché migliaia sono a oggi i rapimenti e le uccisioni di musulmani da parte di terroristi islamici, ma anche perché è probabile che la conversione di Calonego sia stata forzata dal suo matrimonio con una musulmana. Il diritto islamico proibisce tassativamente infatti che una donna islamica sposi un cristiano (permette il contrario), per impedire che «l’autorità tutoria» esercitata dall’uomo la spinga a convertirsi. Dunque, molti occidentali nei paesi arabi, per sposarsi con una musulmana inscenano conversioni di opportunità.

È certo che scenderà ora un discreto silenzio sulle attività della Farnesina per individuare i rapitori, contattarli e avviare una trattativa. È altrettanto certo che -se questa andrà in porto- si concluderà solo col pagamento di un consistente riscatto -come sempre avviene con gli ostaggi italiani- che sarà però seccamente negato dal governo italiano. Versione solo formalmente vera, perché i cospicui riscatti sono sempre stati pagati da ong -spesso legate al Vaticano- che poi vengono rimborsati, con partite di giro internazionali, dal nostro Tesoro.

Nel frattempo, il debole governo Serraj ha subito ieri un enorme smacco. È di nuovo fallito infatti il tentativo delle Guardie del Petrolio, ai suoi ordini, di riprendere il controllo di Sidra e al Lanouf. Forte di questo successo, il generale secessionista Khalifa Haftar ha dichiarato di avere passato il controllo dei terminali petroliferi alla Noc, l’ente petrolifero libico, che però verserà sicuramente i proventi al governo «illegittimo» di Tobruk.

La realtà è che Haftar e il governo di Tobruk godono della protezione forte e concreta dell’Egitto e della Francia (che aiuta Haftar militarmente, nell’intento di ricavare consistenti dividendi energetici). Senza queste coperture, né Haftar, né Tobruk potrebbero resistere più di poche settimane.

Il governo italiano è pienamente cosciente di questo intrico, ma, come ha ribadito ieri Gentiloni, percorre sempre la via della trattativa con l’Egitto (e sottotraccia con la Francia). In effetti è l’unica strada percorribile, a causa della debolezza politica estrema di Al Serraj. Ma ha controindicazioni terribili. Incluse le prese di ostaggi in una Libia sempre allo sbando.

di Carlo Panella

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Commenti all'articolo

  • asfodelo13

    21 Settembre 2016 - 20:08

    Copione trito e ritrito..siamo il bancomat di tutti 5 milioni a cranio e saranno liberi. Come ho gia' ribadito in un precedente post ''Se la sono cercata'' che stiano in italia a lavorare visto che sono dipendenti intanto lo stipendio è tassato in egual misura come se lavorassero in italia.Questa è la vergogna piu' grande!!!!per effetto della famigerata legge Pavarotti del 2000 .

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  • francesco assumma

    21 Settembre 2016 - 20:08

    Anche se da persona umana e cristiana è giusto fare tutto il necessario per la salvezza di una persona, ritengo che pagare il riscatto è una sconfitta al prestigio di una Nazione. E' improrogabile emanare subito una legge al hoc che preveda l'obbligo della stipula di una polizza ass.va ad hoc per chi opera in queste zone di rischio di rapimento a carico del Paese dove risiede l'attività ed...

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  • francesco assumma

    21 Settembre 2016 - 20:08

    ed oltre la pol. ass.va obbligare garantire una scorta adeguata per i tutti i lavoratori a carico sempre del Paese residente l'attività e con legge appropriata fra i Paesi stessi. A mio avviso tutto ciò mi da l'impressione che è una presa per i fondelli per i Paesi allocchi o che ci marciano. Poi si piange amaro e da fe... quando l'evento degenera e ci scappa il morto o i morti.

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  • francesco assumma

    21 Settembre 2016 - 20:08

    Anche se da persona umana e cristiana è giusto fare tutto il necessario per la salvezza di una persona, ritengo che pagare il riscatto è una sconfitta al prestigio di una Nazione. E' improrogabile emanare subito una legge al hoc che preveda l'obbligo della stipula di una polizza ass.va ad hoc per chi opera in queste zone di rischio di rapimento a carico del Paese dove risiede l'attività ed...

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