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"Rastrellarli tutti e deportarli su un'isola": il premier (estremo) con i migranti / Foto

Viktor Orban

Il modello è quello australiano: trasferire tutti i migranti aspiranti rifugiati «in grandi campi fuori dall’Ue». Ad esempio in «una grande isola» o in «una parte della costa nordafricana».

Sull’immigrazione, Viktor Orban non è tipo da fare sconti. Basti pensare che l’Ungheria, di cui è primo ministro, sta programmando la costruzione di una seconda barriera, lungo il tracciato di quella già esistente in filo spinato e lame di rasoio, al confine con la Serbia. E in discussione c’è la proposta di estendere lo sbarramento anche alla Romania. Un anno fa Budapest, per contrastare il massiccio afflusso di migranti - 400mila quelli transitati nel 2015 - ha deciso di ripristinare i controlli alle frontiere con Serbia e Croazia.

Adesso Orban, con un occhio al referendum del 2 ottobre nel quale gli ungheresi dovranno pronunciarsi sul sistema di quote Ue per la redistribuzione dei migranti (un piano peraltro ancora fermo al palo), cala un nuovo asso. «Tutti quelli che sono arrivati illegalmente, dovrebbero essere fermati e mandati via; non in altri Paesi europei, ma fuori dall’Unione Europea», sostiene il premier in un’intervista al portale ungherese origo.hu.

Il premier ungherese pensa a una «deportazione» a tempo: quello necessario per il completamento delle pratiche per il riconoscimento o meno del diritto a una forma di protezione internazionale. Orban non specifica dove dovrebbero essere ubicati questi campi profughi. In «un’isola, o in una delle coste del Nordafrica», si limita a dire. In ogni caso, specifica, dovrebbe trattarsi di un territorio la cui «sicurezza», nonché l’«ordine» e l’«approvvigionamento», sarebbero in capo all’Unione «nel suo stesso interesse». È dai campi extra Ue che gli aspiranti rifugiati spedirebbero la domanda di asilo al Paese prescelto.

«Portiamo via i migranti dal territorio dell’Ue, è il rimedio a tutti i mali», afferma Orban, che accusa Bruxelles di aver lasciato entrare « illegalmente, nel territorio dell’Unione, due milioni e mezzo di persone» nel 2015. Numeri compatibili con le richieste di asilo presentate lo scorso anno secondo il rapporto pubblicato da EASO/European Asylum Support Office, che quantifica in oltre 1,3 milioni gli aspiranti rifugiati. Più del doppio dei livelli registrati nel 2014. Persone che, se la ricetta del premier ungherese fosse accolta, dovrebbero essere prelevati dai rispettivi Paesi Ue per essere «deportati» nei campi di accoglienza.

«Le frontiere esterne dell’Unione europea devono essere protette», ribadisce Orban, uno degli animatori del gruppo di Visegrad insieme a Repubblica ceca, Slovacchia e Polonia, che tanti grattacapi sta dando all’Ue germanocentrica su immigrazione e controllo delle frontiere.

Adesso è il turno del referendum sull’imposizione del sistema delle quote per il ricollocamento dei migranti, che potrebbe infliggere un nuovo colpo a Bruxelles dopo Brexit, visto che secondo i sondaggi il 70% dei votanti si dichiara d’accordo con il governo di Budapest nel dire «no» al piano Juncker. Un piano che prevede di assegnare all’Ungheria 3.200 migranti, ma il premier non vuole saperne, tanto è il timore che questi primi ingressi leghino mani e piedi Budapest a Bruxelles. «Gli insediamenti obbligatori inciderebbero sul destino del Paese per le generazioni a venire». E ad essere coinvolto, prima o poi, sarebbe «ogni villaggio ungherese». Emblematico il testo del quesito su cui voteranno gli elettori: «Volete che l’Unione europea, anche senza consultare il Parlamento ungherese, prescriva l’immigrazione in Ungheria di persone che non sono cittadini ungheresi?».

La consultazione, però, per essere valida dovrà vedere la partecipazione al voto di almeno il 50% degli elettori. Obiettivo che Orban, stando alle ultime rilevazioni, non ha ancora in tasca. Da qui, oltre all’appello agli ungheresi («la lotta politica non c’entra, è una questione nazionale»), la nuova sortita anti-migranti che prende le mosse da quanto realizzato in Australia dal premier conservatore Tony Abbott nel 2013.

Il sistema australiano è semplice: le imbarcazioni che si avvicinano alle coste o vengono respinte verso i porti di partenza, o trainate in Papua Nuova Guinea o nell’isola di Nauru, dove sono presenti i centri di identificazione dei migranti, luoghi deputati anche a raccogliere le domande di asilo. In ogni caso, i rifugiati non hanno la possibilità di raggiungere l’Australia: il permesso che ricevono gli consente di stabilirsi solo in Papua Nuova Guinea o a Nauru.

di Tommaso Montesano

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Commenti all'articolo

  • GuidoB62

    01 Ottobre 2016 - 10:10

    Bravo Orban !!!

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  • luigin54

    27 Settembre 2016 - 06:06

    SONO D'ACCORDO CON CIO' DETTO DA ORBAN a cui darei la presidenza ITALIOTA,

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  • Satanasso

    26 Settembre 2016 - 22:10

    Il Presidente ungherese è a capo di una Nazione come l'Ungheria che esiste da sempre e che ha un identita'...ecco perchè il capo dello Stato difende il suo Popolo. L'Italia non è niente...ne una Nazione, ne gli italiani sono un Popolo ecc...è un incidente di percorso...la latrina d'Europa dove tutti possono venire a pisciare e a dare schiaffi !

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  • esasperata49

    23 Settembre 2016 - 18:06

    se ci fosse un referendum su questa proposta lo voterei immediatamente, xchè sono stanca di vedere il degrado che c'è in alcune città e la strafottenza di queste persone che a casa loro vivono in capanne ma qui vogliono il tutto senza avere dato nulla, ma non si può xchè noi abbiamo onlus e caritas. l'Australia ha potuto fare quella politica xchè nn ha dovuto chiedere nulla ad altri paesi.

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