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Le incursioni russe

Gli hacker fregano Michelle Obama. Il colpo che fa godere Trump: ora può far fuori la Clinton

Donald Trump

Hackerata anche la famiglia presidenziale americana. Il passaporto della first lady Michelle Obama è finito in rete, o almeno una scansione di quello che a prima vista sembra proprio il documento della moglie di Barack. La diffusione dell'immagine del passaporto è stata diffusa insieme a una serie di mail di un membro dello staff della Casa Bianca e della campagna presidenziale della Clinton.

Nonostante la Casa Bianca non abbia commentato la diffusione della scansione né la sua autenticità, il ministro della Giustizia Loretta Lynch ha detto che il fatto è "qualcosa che stiamo esaminando". Ad impossessarsi del presunto documento e dei dati contenuti nelle mail non si sa ancora chi sia stato, ma Nbc News, citando fonti vicini all'intelligence, indica come responsabili pirati informatici vicini ai servizi segreti russi, gli stessi che sarebbero dietro al mail-gate di Hillary Clinton e alla diffusione dei documenti relativi agli atleti Usa dopati alle ultime Olimpiadi. 

L'account violato e da cui sono stati scaricati tutti i dati appartiene a Ian Mellul (nella foto), che, stando alla presentazione che ne fa il sito attraverso cui sono stati diffuse le informazioni, Lc Leaks, sarebbe un "membro dello staff della Casa Bianca, si coordina con i servizi americani e le forze dell'ordine locali per massimizzare l'esposizione in sicurezza della First Lady e del vicepresidente degli Stati Uniti durante viaggi e visite ufficiali. Allo stesso tempo lavora alla campagna presidenziale di Hillary Clinton".

Continua, così, una delle più pazze campagne elettorali nella storia degli States, dove tra la Clinton e Donald Trump si inseriscono, o almeno così sembra, anche gli hacker russi, capaci di violare i segreti di stato a stelle e strisce. Incursioni informatiche che - eccezion fatta per le e-mail della Clinton - non possono essere direttamente sfruttate da Donald Trump, ma che comunque contribuiscono ad aumentare la percezione di "un Paese allo sbando" e "derelitto", quello di Barack Obama. Un contributo che potrebbe rivelarsi decisivo per una ora non impossibile vittoria di Trump a novembre.

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