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Addio Belpaese

Fuga dall'Italia a Dubai: mare da sogno, zero tasse, sole perenne

Fuga dall'Italia a Dubai: mare da sogno, zero tasse, sole perenne

Non solo giovani in cerca di un lavoro sicuro e regolare negli altri Paesi dell’UE, non solo pensionati che in Italia non riuscirebbero a pagare neanche l’affitto e che per questo migrano verso le Canarie o la Romania, ma anche imprenditori e liberi professionisti oggi sono sempre più in fuga da un Bel Paese che ormai di bello offre soltanto clima, natura e cucina.

Sono numerosi i fattori che li portano alla decisione di cambiare vita alla mezza età o comunque non più giovanissimi. Al primo posto, la forte pressione fiscale sulle imprese che non ha eguali in Europa, tale da mettere gli imprenditori in ginocchio. Molti quelli che arrivano al suicidio. Altri piuttosto che andare all’altro mondo, scelgono di andare in un altro Paese. Tra le mete preferite dai liberi professionisti italiani in fuga ci sono gli Emirati Arabi, in particolare la città di Dubai.

I SETTORI DOVE INVESTIRE
Fino agli anni '60 era solo un mucchio di sabbia con qualche casetta qui e là e un piccolo porto, oggi Dubai è la patria dell’oro e la città del futuro. «Una realtà artificiale che corre alla velocità della luce, costruita tutta sul business», così la definisce Salvatore Varano, commercialista che da due anni gestisce a Dubai una società di consulenza per aiutare i numerosi imprenditori italiani che vogliono portare lì i loro prodotti e insediarsi.

Il lavoro non manca per chi vuole investire nei settori dell’oro, del turismo, delle costruzioni e del cibo. Non mancano gli italiani, soprattutto giovani, impiegati nel settore della ristorazione, ma solo ad alti livelli, cioè con ruoli direttivi. «Gli italiani a Dubai valgono di più degli altri immigrati, perché gli si riconoscono delle competenze tecniche eccellenti. Si viene pagati in base alla nazionalità», ci racconta Varano.

Una società divisa nettamente in due fasce: da un lato, i ricchi; dall’altro, i poveri. Questi ultimi sono soprattutto, come spiega il commercialista, «operai provenienti dall’India, dalla Cina, dalle Filippine, dal Bangladesh e dal Pakistan, ai quali vengono riconosciuti solo tre diritti: a 12 mensilità pagate, alla mensa e al posto letto. A ciò si aggiunge l’assicurazione sanitaria, prevista dal contratto di lavoro». Il lavoro in nero non esiste, nonostante il vuoto normativo sul lavoro. Non esiste neanche la piaga della disoccupazione, che sta affliggendo l’Europa. C’è possibilità di impiego per tutti. Ciò determina un generale clima di sicurezza e, a causa anche della certezza della pena per chi delinque, l’assenza totale di criminalità, che rendono Dubai meta ambita dalle famiglie. «Ci si trasferisce con moglie e figli», afferma Varano, «I bambini frequentano lì le scuole, che costano molto, in media per figlio circa mille euro al mese, ma offrono servizi di gran lunga superiori rispetto a quelli delle migliori scuole private italiane».

NO TAX E IL PIL AL 10%
«Gli italiani a Dubai sono così numerosi che sta diventando una Little Italy araba», continua il commercialista, che ci parla dell’Italian Medical Center di Dubai, una clinica multispecialistica in cui lavorano (sempre più numerosi) medici provenienti dall’Italia, attirati anche loro, come gli imprenditori, dall’assenza totale di tassazione. Norme certe e non lacunose, assenza totale di criminalità, Pil al 10%, fattore che evidenzia una economia in forte espansione, grande capacità di spesa, stipendi pagati al lordo, per cui ognuno è libero di decidere dove destinare i suoi soldi, tax free anche per le imprese, iva allo zero (forse dal 2018 verrà introdotta al 5%), ulteriore possibilità di investimenti in vista dell’Expo 2020, fanno di Dubai un vero e proprio paradiso sia per gli italiani che in patria stentano ad arrivare a fine mese che per quelli che sarebbero costretti a chiudere le loro attività a causa del carico fiscale e della crisi. Inoltre, le bollette di acqua, corrente elettrica e gas vengono parzialmente coperte dallo Stato, che è proprietario delle compagnie che forniscono questi servizi a prezzi molto bassi per agevolare la popolazione locale. Irrisorio anche il costo della benzina.

ALTRO CHE MONARCHIA
«Gli Emirati, che hanno un regime monarchico, sembrano una repubblica, perché ti viene riconosciuta la possibilità di decidere dove destinare i tuoi soldi anche per la previdenza; l’Italia, invece, che è una repubblica democratica, sembra una monarchia assoluta perché non ti lascia scelta», osserva il commercialista. Considerata una delle principali mete del divertimento mondiale e capitale dello sfarzo, Dubai offre un’ampia scelta di locali, bar, ristoranti, soprattutto all’interno degli spettacolari alberghi situati nei grattaceli o all’interno dei centri commerciali. Vietato bere per strada e, in generale, le regole per la somministrazione di alcol sono molto ferree.

Non mancano gli aspetti negativi. Innanzitutto, il clima eccessivamente torrido per tutto l’anno; la mancanza di una natura e di un paesaggio variegati, è infatti una zona desertica. Un altro aspetto da considerare è quello culturale. Se gli arabi che vengono in Italia possono indossare liberamente i loro costumi, gli italiani residenti devono adeguarsi rigidamente alle loro regole, ciò, ad esempio, implica che in alcuni ambienti l'uso del velo per le donne sia obbligatorio. Inoltre, «spesso Dubai può annoiare proprio per la sua artificialità, che rende tutto non reale», osserva Varano, che per questo torna spesso e volentieri in Italia.

Ciò che stupisce è come uno Stato con una legislazione per certi versi anche primitiva (si applica ancora la legge del taglione per chi sbaglia), passato direttamente dal medioevo all’età contemporanea, possa risultare più equo, più sociale, più sicuro e libero di una democrazia come quella italiana.

di Noemi Azzurra Barbuto

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Commenti all'articolo

  • infobbdream@gmail.com

    infobbdream

    11 Ottobre 2016 - 19:07

    andate voi a dubai, io resto qui a combattere se serve. fanculo anche gli arabi.

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  • icemannapoli

    11 Ottobre 2016 - 15:03

    Io ci vivo da 4 anni e posso dire che l'80% delle informazioni date nell'articolo sono incorrette. I soliti articoli per lettori faciloni...

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  • Delta16

    Delta16

    11 Ottobre 2016 - 12:12

    Piuttosto che Dubai preferirei trasferirmi in Antartide.

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