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Dopo il caso dei cetrioli

La Germania ci accusa di avvelenare l'insalata

Trovate tracce di topicida nella lattuga venduta a Francoforte. L'Italia: fate controlli sul grossista tedesco

Angela Merkel

Angela Merkel

 

di Enzo Piergianni

Cinque cassette di insalata importata dall’Italia sono diventate una mina vagante per la salute pubblica in Germania. Si tratta della minima parte di una grossa partita di insalata fresca del tipo lattuga a foglia lunga contaminata con veleno per topi, importata da un grossista nel cuore dell’Assia, la regione di Francoforte. La cosiddetta «romana» è un  prodotto largamente diffuso nei mercati e supermercati tedeschi, dove in questi giorni era in vendita al prezzo di 2,50 euro al chilo sotto il cartellino «Italien – Lattuga : Handelsware 1° Klasse» che certificava il livello di prima classe del made in Italy esposto alla clientela.

L’allarme è stato lanciato dal portale online “Lebensmittelwarnung”, specializzato nella lotta alle frodi alimentari. Secondo le autorità sanitarie che fanno capo alla prefettura di Darmstadt, nei pressi di Francoforte, sono state rinvenute  tracce di veleno per topi in una fornitura di 110 cassette di insalata vendute nel distretto Reno-Meno: 105 cassette sarebbero state distrutte per scongiurare qualsiasi rischio tra i consumatori. Cinque cassette mancano all’appello. Ciascuna cassetta conteneva dodici teste d’insalata. Una di queste cassette introvabili risulterebbe venduta in un mercato della cittadina di Offenbach, alle porte di Francoforte. Le altre quattro sarebbero state comprate da venditori ambulanti che le avrebbero già smerciate ai consumatori. 

L’origine italiana delle cassette non è completamente chiara. È stato comunicato da fonti stampa che il commerciante all’ingrosso di ortofrutticoli «Oezdemir», una ditta francofortese con  nome turco, ha ritirato dalle sue consegne tutte le insalate del produttore «Ortofrutticola La Trasparenza». Dagli elenchi del settore dovrebbe trattarsi di una società produttrice di frutta e verdura con sede ad Angri in provincia di Salerno, ma il grossista tedesco avrebbe ricevuto la merce da una ditta veneta. Il veleno è stato scoperto durante un controllo effettuato dall’importatore di Francoforte. Un successivo esame della merce da parte dell’Ufficio Veterinario del comune di Francoforte ha confermato la contaminazione dell’insalata con veleno topicida rintracciabile anche ad occhio nudo per i granuli verdi sulle foglie.   

L’SOS sanitario del portale è stato immediatamente rilanciato dai siti della grande stampa, dalla radio e anche in tv. La popolazione è stata invitata a sottoporsi subito a controlli medici, qualora avesse mangiato questo tipo di insalata. È stato attivato anche uno speciale numero verde per le chiamate telefoniche alla Centrale di emergenza contro i veleni, che ha sede a Magonza. È un brutto colpo per i produttori della penisola: la Germania è il principale sbocco estero (circa 38% delle quasi tre milioni di tonnellate esportate) dell’ortofrutta italiano con un fatturato di 380 milioni di euro.

Da Roma il ministero della Salute ha dichiarato che «non può escludere che la contaminazione dell’insalata possa essere avvenuta nel  magazzino del grossista tedesco, atteso che per altro il riscontro è  stato effettuato in autocontrollo e non in seguito a un controllo ufficiale delle autorità tedesche». Il ministero ha già allertato gli assessorati delle regioni Lazio e Veneto per l’adozione di eventuali misure cautelari e ha chiesto a Berlino di effettuare controlli anche sulla ditta tedesca.

Nemmeno Coldiretti si fida dell’allarme tedesco: «Occorre fare immediatamente  chiarezza sulla reale origine della contaminazione e verificare in che punto della  filiera è avvenuta la contaminazione». Senza dimenticare -  conclude la Coldiretti - che proprio la Germania qualche anno fa non  aveva esitato a mettere sotto accusa gli incolpevoli cetrioli di  fronte all’emergenza escherichia coli che poi è risultata essersi  sviluppata in germogli di soia egiziani. Per tacere della mozzarella “blu” o della carne equina usata per sughi e pietanze.

 

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Commenti all'articolo

  • curiositybear

    10 Marzo 2013 - 07:07

    forse e' esagerato dire "attentato" ma avete mai provato a vedere la coltivazione di insalate e non solo in modo intensivo per soddisfare i bisogni della grande distribuzione... preferirei mangiare la mia "m@r@a" piuttosto che mangiare tali schifezze ! (w il mio orto!)

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