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A una settimana dal voto

Elezioni Usa, la mega-rimonta di Donald Trump: i sondaggi lo danno testa a testa

Elezioni Usa, la mega-rimonta di Donald Trump: i sondaggi lo danno testa a testa

Non è solo il nuovo polverone alzato dall' Fbi a spaventare la candidata democratica alla Casa Bianca Hillary Clinton. Ci sono anche i nuovi sondaggi che parlano di una rimonta quasi completata da parte del rivale Donald Trump e la riappacificazione tra gli elettori repubblicani ed il loro uomo per la riconquista della presidenza dopo i due mandati del democratico Barack Obama. Così, il magnate si trova ad inseguire ad un solo punto percentuale di distanza l' ex Segretario di Stato, secondo le ultime rilevazioni effettuate da Washington Post-Abc News: 46% per lei, 45% per lui. Per comprendere meglio la situazione in continuo mutamento è sufficiente guardare il sondaggio effettuata la scorsa settimana dallo stesso istituto: allora Hillary era davanti di ben 12 punti su Donald. E ad aumentare il morale del repubblicano c' è anche un nuovo sondaggio sulla Florida firmato dal New York Times secondo cui sarebbe in vantaggio del 4% (46% a 42%), in uno stato ritenuto storicamente fondamentale per la conquista della Casa Bianca.

Tra gli intervistati da Washington Post-Abc News, poco più di sei su dieci sostengono che le nuove indagini da parte dell' Fbi sulle e-mail della Clinton non influiranno sul loro voto; un terzo, al contrario, pensa che la decisione del capo del Bureau, James Comey, peserà negativamente sulla loro propensione a sostenere l' ex First Lady. Ma, analizzando l' appartenenza politica, la nuova tempesta sulla mail della candidata democratica sembra rafforzare le preferenze degli elettori a lei avversi, piuttosto che convincere gli indecisi. Infatti, il 68% di coloro che si sono detti meno propensi a sostenere la Clinton dopo il nuovo caos si identificano come repubblicani o tendenzialmente repubblicani, il 17% democratici e solo il 9% indipendenti. Dalla rilevazione si evince un altro dato interessante - ma attorno al quale molti non nascondono perplessità per la brusca inversione di tendenza - che riguarda gli indipendenti: una settimana fa stavano con la democratica (+8%), ora sono al fianco del repubblicano (+19%).

Ma come si spiega quindi la grande rimonta di Donald Trump? È sufficiente guardare in casa repubblicana ed esaminare il consenso del tycoon presso gli elettori che fanno riferimento al partito che fu di Reagan e dei Bush. C' è, infatti, una crescita del sostegno al candidato stando ai sondaggi di Washington Post-Abc News: l' 87% di coloro che si riconoscono nel Grand Old Party si dice pronto a votare per The Donald (+4% rispetto all' 83% della scorsa settimana), una percentuale praticamente identica rispetto ai democratici schierati al fianco della Clinton (88%). Ma l' ex First Lady continua a soffrire su un suo storico punto debole: l' empatia con gli elettori. Seppur sembra mantenere un netto vantaggio di 18 punti circa la percezione come più «qualificata» per la presidenza (54% a 36%), Clinton sta perdendo l' ampio margine, fino ad agosto di 20 punti, riguardo alla capacità di comprendere i problemi del popolo: anche qui Trump è in rimonta, al 43%, dietro appena di 3 punti sulla rivale.

Hillary Clinton continua a mantenere secondo i principali sondaggisti, analisti ed anche scommettitori americani ampie probabilità di vittoria nelle urne di martedì 8 novembre. Ma la questione delle mail nuovamente sollevata dall' Fbi sta mettendo in difficoltà la sua campagna. Lo sfidante repubblicano Donald Trump ha colto la palla al balzo per attaccarla, tornando a definirla corrotta e bugiarda.

Dall' altro fronte piovono accuse al capo dell' Fbi, il repubblicano James Comey, di volere influenzare le elezioni per ragioni politiche. Accuse simili a quelle mosse da Trump al sistema elettorale e mediatico e che i democratici avevano bollato come vergognose. Manca ancora una settimana e questo campagna presidenziale potrebbe essere decisa da nuovi colpi di scena che, come sottolinea Nate Silver, mago delle previsioni e mente del sito FiveThirtyEight, rischiano di complicare le cose per sondaggisti e analisti.

Gabriele Carrer

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