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Gli scheletri e i disastri

Hillary Clinton: una carriera tra sesso, soldi e suicidi

Hillary Clinton

Pubblichiamo di seguito, per gentile concessione dell’autore, alcuni stralci del libro scritto dal vicedirettore del Tg1 Gennaro Sangiuliano, Hillary. Vita e potere in una dinasty americana, pubblicato da Mondadori, nelle librerie da oggi.

La sera di martedì 20 luglio 1993 sono da poco passate le venti quando un uomo, che passeggiava con il suo cane e che vorrà mantenere l’anonimato, chiama il 911, il numero di emergenza americano. A terra, poco distante da uno dei viali, c’è un corpo con la faccia rivolta verso il prato che non dà segni di vita. La polizia e poi il medico legale accerteranno che è morto e che ha un foro alla tempia, provocato da un proiettile esploso da una rivoltella calibro 38. I primi ad accorrere sono stati gli agenti della Park Police, uno speciale corpo che si occupa della sicurezza dei parchi pubblici. Ma subito dopo subentrerà l’FBI.

L’uomo viene rapidamente identificato perché ha in tasca un badge di accesso alla Casa Bianca. Gli agenti si mettono in contatto con il Secret Service e accertano che si tratta dell’avvocato Vince Foster, uno dei consiglieri dello staff presidenziale, fra i più alti in grado, perché è il vicecapo ufficio legale. La scena fa pensare a un suicidio, la rivoltella è nelle mani dell’uomo e non ci sono impronte, oppure potrebbe trattarsi di una perfetta messinscena. L’indagine appurerà che Vince Foster ha lasciato la Casa Bianca alle 16.30 (le 22.30 in Italia) a bordo della sua auto ma, anziché fare ritorno a casa, ha parcheggiato accanto al Fort Marcy Park, è sceso e si è diretto all’interno. Il medico scriverà che si è ucciso esattamente alle 18.04. Vince Foster non è uno qualsiasi. Ha seguito Clinton fin dall’Arkansas, si conoscono dai tempi della scuola, negli anni Ottanta è stato il socio inseparabile di Hillary nello studio legale Rose, l'amico di una vita, insomma, una delle persone più fidate.

UNA STRANA MORTE
[…]La spiegazione che prende corpo è che Foster fosse depresso, e drammaticamente preoccupato per le possibili conseguenze dello scandalo sui viaggi gestiti dall’amministrazione della Casa Bianca, il cosiddetto Travelgate, scoppiato nel maggio 1993, che lo aveva visto coinvolto. Era stato lui stesso ad avvertire l’FBI e a chiedere l’avvio di indagini contabili. Al tempo stesso, aveva anche accettato, d’intesa con la First Lady, la sostituzione di alcuni dirigenti della Casa Bianca, con una lontana parente di Bill Clinton. Per questo era stato accusato di nepotismo. Inoltre, era accusato di essere il regista occulto delle fallite candidature di Zoë Baird a ministro della Giustizia e del giudice Stephen Breyer alla Corte Suprema. Una sequela di errori che non erano sfuggiti alla stampa e che avevano determinato una perdita di consensi per il presidente. Il Wall Street Journal lo aveva duramente attaccato con un’inchiesta, accusandolo d’incompetenza e disonestà. Si sentiva in colpa e il dubbio che in molti cominciano a nutrire, dopo aver appreso della sua morte, è che non abbia retto all’eccessiva tensione.

\[…\] Nel 1993 la vicenda appare chiusa. Sia le indagini della Park Police sia quelle dell’FBI concludono che la tesi del suicidio è più che credibile. Ma la sua storia riemergerà con prepotenza quando si comincerà a scavare nello scandalo Whitewater. Alcuni elementi, che non erano stati valutati in precedenza, alimenteranno con forza nuove teorie, fino a far ipotizzare che si sia trattato di un complotto. I giornali americani avanzano l’ipotesi […]che l’avvocato Foster si sia ucciso in un parcheggio della Casa Bianca e che poi il corpo sia stato trasportato da mani misteriose nel parco, per evitare evidenti imbarazzi. […]Ad alimentare a lungo la vicenda è, però, la sorte di alcuni documenti che erano in possesso di Vince. Secondo la commissione d’inchiesta del Senato sullo scandalo Whitewater ci sarebbero stati «documenti che collegavano Hillary Clinton allo scandalo Whitewater» e che questi plichi sarebbero stati «fatti sparire clandestinamente durante la campagna presidenziale». La commissione senatoriale parla di «tre voluminosi fascicoli di documenti», prelevati «dagli archivi dello studio legale Rose di Little Rock», dove Hillary e Vince lavoravano. Tutto questo viene messo in relazione con la «frenetica attività notata nell’ufficio di Foster alla Casa Bianca nelle ore successive alla sua morte, nel tentativo di aprire la cassaforte dell’avvocato per cercare documenti la cui natura non è mai stata precisata». […]Attorno a questi documenti infuria un’aspra battaglia politico-legale, il senatore repubblicano Alfonse D'Amato li definisce la «possibile pistola fumante» dello scandalo Whitewater, esprimendo il sospetto che i «fascicoli concernenti Hillary Clinton possano essere stati rimossi segretamente dall'ufficio di Foster alla Casa Bianca nelle ore successive alla morte del legale».

\[…\] Lo scontro con il Congresso diventa durissimo: il Senato vota una risoluzione che impone alla Casa Bianca di rendere noti i documenti relativi a Whitewater. Non accade dal 1973, dai tempi di Nixon e del Watergate, che si voti una richiesta del genere: passa con 51 voti a favore contro 45 contrari.

\[…\] Sono giorni di fuoco per la Casa Bianca, si rincorrono notizie vere, e davvero imbarazzanti, e illazioni, mai verificate. Il National Enquirer scrive che Vince Foster sarebbe stato l’amante di Hillary e che le difficoltà insormontabili del rapporto lo avrebbero indotto al suicidio. Ma manca un riscontro serio e il giornale ha solo sentito il giornalista investigativo Jack Anderson, che risponde: «È solo un pettegolezzo selvaggio».

IL GRANDE INQUISITORE
Intanto, era accaduto a sorpresa un fatto nuovo, destinato a pesare ancora di più sulla situazione decisamente complicata che si era venuta a creare dopo gli scandali e le inchieste che avevano coinvolto la coppia presidenziale e il suo entourage. Così complicata che sui giornali aveva ormai assunto una denominazione inequivocabile: Clintongate. Un tribunale nomina un procuratore indipendente (independent counsel) chiamato a riunificare e indagare sui vari filoni riguardanti il presidente e la First Lady. Si tratta di Kenneth Starr, uomo all’apparenza insignificante, con l’aria del contabile. Si sa che è repubblicano, ed è stato giudice della Corte d'Appello del Distretto di Columbia. \[…\] La nomina è una doccia gelata per i Clinton. Starr, texano e catechista, ha fama di ultraconservatore. La Casa Bianca trema titolano alcuni giornali. Il magistrato ha già pubblicamente criticato il presidente per l’immunità di cui si è avvalso nella causa per molestie sessuali intentata da Paula Jones.

\[…\] La mattina del 26 gennaio 1996, Hillary con aria fiera sale lo scalone dell’edificio, in cima l'attende un plotone di giornalisti con una selva di microfoni e telecamere, ci sono tutti i grandi network d'America e anche tante TV straniere. È la prima volta nella storia che una First Lady è chiamata dinanzi a un Gran Giurì. \[…\] Il punto spinoso su cui Kenneth Starr intende ascoltarla è la sparizione dei documenti, in particolare le famose fatture relative alla sua attività professionale nei confronti della Madison Guaranty. Quando un magistrato inquirente aveva chiesto il sequestro delle famose fatture, si era sentito rispondere che risultavano introvabili e che forse erano andate perse, durante la campagna elettorale del 1992. Poche settimane prima dell’interrogatorio, però, nella meraviglia generale, Carolyn Huber, segretaria della First Lady, le aveva consegnate alla magistratura affermando di averle ritrovate in una vecchia scatola di cui non conosceva il contenuto. \[…\] Alla vigilia i giornali hanno avvertito che nel corso di queste deposizioni il procuratore può incriminare all’istante il testimone che ritiene reticente ma non è il caso di Hillary. Le sue dichiarazioni vengono secretate eppure i giornali, il giorno dopo, pur dando atto di un comportamento aperto e coraggioso, sostengono che non abbia saputo spiegare il giro tortuoso di quelle carte, come siano potute sparire e poi ricomparire, e soprattutto resta non chiarita la valenza delle annotazioni lasciate a margine da Vince Foster.

\[…\] A novembre del 1996, Bill Clinton viene rieletto alla presidenza con una significativa vittoria, il 49,2 per cento dei voti e 379 grandi elettori, contro il 40,7 per cento e 159 voti di grandi elettori del repubblicano Bob Dole. Il terzo incomodo, Ross Perot, ottiene l'8,4 per cento dei voti. \[…\]

IL SEXGATE
[…]La mattina del 21 gennaio 1998, Bill è sveglio da un pezzo, si siede sul bordo del letto ed esclama rivolto a Hillary: «Sui giornali di oggi c’è una cosa che dovresti sapere». «Cioè?» risponde lei. Con un sesto senso tutto femminile ha già intuito che c’è qualcosa di brutto nell’aria. Si racconta di una relazione avuta dal presidente ma questa volta non si tratta di storie un po’ confuse risalenti alla sua esperienza in Arkansas. No. Stavolta c’è di mezzo una giovane stagista che ha prestato servizio alla Casa Bianca, presso la struttura presidenziale. Si chiama Monica Lewinsky, è nata a San Francisco, ha ventiquattro anni e ora vive a New York. La sua relazione con Clinton sarebbe iniziata nel 1995 e sarebbe durata un anno e mezzo. […]I ricordi che Hillary conserva di quella mattinata sono alquanto ovattati: «Bill mi disse che lei aveva male interpretato le sue attenzioni, una cosa che avevo già visto accadere decine di volte. Era una situazione così familiare che non ebbi alcun problema a credere alla totale infondatezza delle accuse: ne avevo già dovute sopportare tante negli ultimi sei anni, tutte false, fomentate da persone e gruppi di interesse … A me la questione Lewinsky parve solo un altro disgustoso scandalo confezionato dagli avversari politici».

[…]La deposizione dell'ex stagista diventa il punto chiave dell’inchiesta. Monica dichiara di non aver mai avuto rapporti sessuali con Bill Clinton, ma di avergli praticato sesso orale in varie occasioni. Aggiunge che questa modalità sarebbe stata una precisa richiesta del presidente, proprio per evitare che potesse essere accusato di aver avuto rapporti con una stagista.

\[…\] Il 17 agosto 1998 Bill Clinton è il primo presidente in carica della storia degli Stati Uniti a deporre davanti a un Gran Giurì. La tensione in tutta l’America è altissima, il presidente afferma che la deposizione resa all'ufficio del procuratore nel gennaio precedente era «legalmente corretta» ma riconosce alcune importanti omissioni, si autodefinisce «impreciso». Parla, questa volta, di «relazioni inappropriate», anche se aggiunge di non aver fatto alcuna pressione indebita affinché si facessero false dichiarazioni. Si dice pronto ad assumersi le sue responsabilità, oltre che pentito e dispiaciuto, ma invita a rispettare la sua privacy e quella della sua famiglia. Si saprà, poi, che Bill aveva sostenuto davanti a Starr di non aver ritenuto il sesso orale un «atto sessuale» perché, nella sua dinamicità, non era entrato in contatto con nessuna delle parti del corpo di Monica Lewinsky indicate comunemente come «zone sessuali», né era sua intenzione «gratificarla» dal punto di vista sessuale. Il tentativo, concordato con i legali, è quello di confinare l'intera vicenda in un ambito eticamente disdicevole ma non penalmente rilevante. \[…\] A fine settembre, l'inchiesta di Kenneth Starr giunge a una svolta. Il procuratore manda al Congresso, a cui secondo la Costituzione spetta esaminare la posizione del presidente, un rapporto di 445 pagine e 36 scatoloni di prove. Ci sono anche i referti delle varie analisi fatte fare dall’FBI, i video, i nastri e le testimonianze rese a verbale. Nel rapporto, Starr precisa i quattro capi d’accusa contro Clinton: spergiuro, ostacolo alla giustizia, tentativo di influenzare testimoni e abuso di potere. Più che la relazione con la stagista, il punto cruciale dell’accusa verte sulla circostanza che il presidente ha mentito. «A partire dal 21 gennaio 1998» scrive Starr nel suo rapporto, «il presidente fuorviò il popolo americano e il Congresso a proposito della verità sulla relazione». La Costituzione degli Stati Uniti stabilisce che il Congresso può promuovere l’impeachment del presidente nei casi di corruzione, tradimenti e in tutti gli altri casi di crimini estremamente gravi. I repubblicani sono convinti ad andare avanti su questa strada, occorre un voto semplice alla Camera per iniziare il procedimento e dei due terzi al Senato, affinché si possa giungere alla sostituzione del presidente. L’8 ottobre c’è la prima seduta. La Camera, dove il GOP ha la maggioranza, vota l’avvio della procedura di impeachment. Bill Clinton è il secondo presidente, dopo il lontano precedente del democratico Andrew Johnson (1868), a subire questa grave decisione. Le accuse verranno precisate qualche mese dopo: si tratta di spergiuro e ostacolo alla giustizia. La Camera vota a maggioranza l’atto di impeachment di Bill Clinton il 18 dicembre 1998, mentre il 7 gennaio gli atti passano al Senato, dove i repubblicani hanno una maggioranza di 55 voti su 100, ma non dispongono della maggioranza qualificata di 67 voti necessari per far passare anche nella Camera Alta l’impeachment. Si vota: 45 senatori su 100 valutano Clinton colpevole di spergiuro, 50 senatori su 100 aderiscono all’accusa che abbia ostacolato la giustizia. L’azione è un insuccesso, Clinton incassa più voti di quelli che aveva sulla carta.

UN PATTO POLITICO
\[…\] Bill e Hillary cominciano a dormire in camere separate, anche se sotto lo stesso tetto. Prendono anche un consulente matrimoniale. «Lui continuava a cercare di spiegarsi e a scusarsi, ma io non ero pronta a rimanere con lui nella stessa stanza, e ancora meno a perdonarlo» scriverà lei. In quel periodo molti domandavano a Hillary perché non lo lasciasse. Lei non rispondeva. La verità, forse, era in quel patto, tutto politico, non scritto, che ormai li legava. Con la fine del secondo mandato, la carriera di Bill Clinton si sarebbe conclusa, ora toccava a lei. Non aveva senso gettare via anni di lavoro.

di Gennaro Sangiuliano

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Commenti all'articolo

  • uomo-qualunque

    08 Novembre 2016 - 14:02

    Per chi voglia avere una idea dei Clinton, dei loro records, consiglio questo film che li descrive sin dai giovani anni. https://www.youtube.com/watch?v=BPX1G--iE3Q

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  • fausta73

    06 Novembre 2016 - 11:11

    Fra tanti americani possibile che non ci sono due persone decenti che aspirano ad essere presidente della Repubblica?

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  • Royfree

    05 Novembre 2016 - 23:11

    Munnezza. Tutta l'America è fondata sopra un cumulo di dimensioni epocali di munnezza.

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