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Rush finale

Hillary Clinton, amica di arabi e scandali: perché è la scelta peggiore

Amica di scandali e sceicchi: perché Hillary Clinton è la scelta peggiore

Partendo dal presupposto che la Clinton accusasse Obama di essere troppo cauto e arrendevole nell' affrontare le crisi globali, che la guerra in Libia fu una sua guerra, che fu lei la prima nelle alte sfere della politica Usa a sostenere la necessità di armare i ribelli siriani che si oppongono ad Assad e che fu sempre lei a lanciare l' allarme sulle mire espansionistiche di Putin nell' est Europa; ebbene partendo da questi presupposti se Hillary domani uscisse vincitrice dalle elezioni, come i sondaggi suggeriscono, dovremmo prepararci ad almeno quattro anni di sangue, guerre, bombardamenti più o meno intelligenti e sanzioni più o meno stupide.

Ma un conto è agire dalle retrovie, un conto è esporsi in prima persona e prendere delle decisioni da uomo, o donna, più potente del mondo, assecondando interessi e usando il bilancino tra alleati, amici e presunti tali. Allora più verosimilmente in Siria e in Libia la Clinton si limiterà a seguire a malincuore le orme del suo mai troppo amato predecessore e finire il lavoro che lei stessa aveva iniziato anni fa da segretario di Stato. I problemi arriveranno quando invece, una volta eliminato l' Isis, dovrà prendere delle decisioni che andranno a cozzare contro le pretese e la politica «espansiva» della odiata Russia. È lecito pensare che ci sarà una rottura definitiva con Mosca che farà giustamente pesare l' intervento a favore di Assad e la rinnovata amicizia con l''Egitto di al Sisi, che già soffia sul fuoco delle tribù libiche? È possibile, ma non certo sicuro.

MINACCIOSA
Specie se consideriamo che a questo quadretto già di suo ben poco rilassante si aggiungeranno con effetto domino la questione iraniana, quella israeliana, e quella ucraina. Sull' Iran la Clinton in passato sembrava avere le idee chiare quando se ne uscì dicendo che se un giorno fosse diventata presidente l' America sarebbe stata in grado di «cancellarlo» dalla faccia della terra («we would be able to totally obliterate them»). Poi però Obama ci ha fatto un accordo e lei, che già studiava per andare alla Casa Bianca, non ne ha più parlato. Fino al primo faccia a faccia di settembre con Trump in cui di fatto ha detto che grazie a Barack l' Iran non è più un problema. Resta comunque improbabile che Hillary prosegua sulla strada di Barack su questo punto visto quanto si è spesa per la sicurezza di Gerusalemme («un Israele forte e sicuro è vitale per gli Stati Uniti») e vista l'«interessata» vicinanza della famiglia Clinton all' altro nemico giurato di Teheran, l' Arabia Saudita.

I soldi di Riad, e anche del Qatar, spiegano peraltro anche la posizione aggressiva di Hillary contro Assad e soprattutto danno l' idea di quanto il peso della Fondazione Clinton influirà sulle scelte politiche ed economiche della probabile neo presidentessa. La Fondazione infatti in passato ha ricevuto finanziamenti non solo da Stati arabi più o meno discutibili ma anche da una banca russa vicino al Cremlino, per non parlare di quei 145 milioni finiti nelle casse dei Clinton che fecero da intermediari per la vendita di uranio a Mosca. La qual cosa rende un po' più fragile il muro contro muro con Putin.

ALTA FINANZA
Ma la Fondazione ha preso soldi anche da Wall Street, da giganti della finanza come Barclays e Goldman Sachs. Finanziamenti che certamente avranno un prezzo non solo in politica estera, ma anche in quella interna. Dimentichiamoci quindi della Clinton di sinistra, e delle promesse fatte in campagna per attirare l' elettorato del trombato Sanders, come l' aumento delle tasse per i più ricchi e le nuove regole per Wall Street: tutta questa roba lei non la farà mai. Né probabilmente farà qualcosa di concreto per diminuire le armi in circolazione negli Stati Uniti: troppi interessi ci sono di mezzo, troppi soldi.

E ai soldi, Hillary, ci tiene («Sono molto lontana dalla classe media»). Ma non dimentichiamoci invece dei due trattati di liberalizzazione commerciale, il Ttip sul versante Atlantico e il Tpp su quello Pacifico, che la Clinton, anche se non è mai stata chiara nemmeno su questo punto, cercherà di concludere non per ricavarne dei benefici commerciali, ma ancora una volta per legare agli Usa quanti più alleati possibile contro Mosca e perfino contro Pechino. E sì perché tra i nemici giurati di Hillary c' è anche la Cina, che da segretario di Stato, secondo le mail svelate da Wikileaks, aveva perfino minacciato di circondare con una catena di sistemi di difesa anti-missile. Anzi, c' è chi dice che una delle sue prime mosse da comandante in capo potrebbe essere proprio quella di aumentare il supporto militare agli alleati dell' area (Giappone, Filippine e Vietnam), in lotta con Pechino per alcune isole e zone marittime nel Mar cinese meridionale.

di Carlo Nicolato

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Commenti all'articolo

  • wilegio

    wilegio

    08 Novembre 2016 - 19:07

    Lo sappiamo benissimo che se va sù lei sarà una catastrofe per tutti... ma purtroppo non dipende da noi.

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