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Viva la cabala

"Il legame tra Trump, il Muro di Berlino e le Torri Gemelle"

"Il legame tra Trump, il Muro di Berlino e le Torri Gemelle"

Il 9 novembre 2016 come il 9 novembre 1989, il giorno della caduta del Muro di Berlino. Qualcuno azzarda anche un ben più fantasioso 9/11 2001, italianizzando il ben più funesto "september eleven" del crollo delle Torri Gemelle.

Corsi e ricorsi della storia, suggestioni della cabala: di sicuro, la notte della vittoria di Donald Trump rischia di diventare uno dei momenti spartiacque della contemporaneità, le cui prime conseguenze sono soprattutto umorali e mediatiche. Il più delle volte negative, perché in Europa e in Italia The Donald è visto come un Babau, il simbolo dell'inizio della fine. Per gli Usa si prospetta un ritorno al Medioevo, con "aborto vietato per legge in tutti gli Stati", un "missino alla Rauti" alla Corte suprema e così via (tutto copyright di Alan Friedman, americano che pare aver assorbito benissimo le lezioni degli "apocalittici" progressisti italiani).

Ovviamente, la vittoria dell'outsider repubblicano è dovuta al voto "di pancia" degli americani, al solito zoticoni e ignoranti, razzisti e conservatori. Nessuno però si domanda come sia stato possibile un simile ribaltone dopo 8 anni di Barack Obama, il messaggero mandato dalla Provvidenza per migliorare il mondo e che invece ha semplicemente demolito la "sinistra" americana. La verità è che con Trump ha vinto la verità con tutti i suoi difetti: cruda, scomoda, antipatica, indigesta. A perdere sono state le menzogne della Clinton, la peggiore candidate possibile perché in grado di perdere 5 milioni di voti nello "zoccolo duro" dei democratici, cioè quei "latinos" e le minoranze che avrebbero dovuto votare contro Trump a prescindere. E che invece, in tuta risposta, non sono andati a votare, direttamente. Perché ne avevano a sufficienza delle balle di Hillary (e non solo per la storia delle mail) e del potere, di cui la ex First Lady ed ex Segretario di Stato è stata il volto da 30 anni a questa parte. Da una parte le favole di Donald il maschilista, sessista e volgarotto. Dall'altra le fandonie e i silenzi della donna che non riesce a rappresentare nemmeno più le donne, perché in fondo in politica non lo è mai stata.

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