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Usa 2016, il vicepresidente Mike Pence: l'uomo chiave per il futuro di Donald Trump

Mike Pence

Edward Luttwak, che di Stati Uniti e dintorni se ne intende eccome, già nel corso della notte elettorale, quando ancora la vittoria di Donald Trump era solo un'idea, aveva avanzato il sospetto: "Non credo che Trump voglia davvero fare il presidente. Dopo una campagna elettorale così lunga e faticosa vorrà dedicarsi ai suoi affari". Il punto è che ora, The Donald, è presidente. E, per inciso, il pensiero di Luttwak riguardava proprio l'ipotesi che il repubblicano venisse eletto. Qualcosa non torna? Forse. O forse no. Già, perché una macroscopica evidenza è che Trump, con la politica, abbia scarsa confidenza. Il fatto che "non vuole fare il presidente" è tutto da vedere, ma per certo da qualche parte dovrà ricevere un sostanziale aiuto. E quella "parte" ha un nome e un cognome: Mike Pence, il vicepresidente.

Nato nel 1959, per dieci anni membro della Camera prima di diventare governatore dell'Indiana nel 2013, ultra-conservatore e stimato da tutto il paradiso politico a stelle e strisce, sarà tutt'altro che un vicepresidente fantoccio. Anzi, secondo alcuni potrebbe essere una sorta di "presidente di fatto", o quantomeno uno dei vice con maggiore influenza nella storia della Casa Bianca (tanto che già si sprecano le voci sul fatto che alla prossima finestra possibile si possa candidare per la poltrona più ambita). È giovane, Pence, ha 57 anni, ed ha già alle spalle una grandissima esperienza. Volto dolce del trumpismo, un mese e mezzo fa letteralmente salvò la campagna elettorale di The Donald: mentre i media massacravano il candidato presidente alle prese con scandali e scandalucci, Mike ci mise la faccia, rassicurò elettori ed ambiente, e consentì a The Donald di continuare la sua cavalacata elettorale.

Di origini irlandesi, avvocato di professione, è da sempre un sostenitore del Tea Party, l'ala più radicale del partito repubblicano. Si definisce "cristiano, conservatore e repubblicano", ma nel 1980 votò Jimmy Carter, salvo poi avvicinarsi a Ronald Regan e al partito repubblicano. All'opposto di Trump, Pence ha un carattere disciplinato, cortese e discreto. Anche lui è favorevole all'aumento dei controlli alle frontiere, contrario al riconoscimento dei diritti agli omosessuali, vuole limitare rigorosamente la spesa pubblica. Si oppone infine alla chiusura del campo di detenzione di Guantanamo, a Cuba. La metà perfetta di The Donald. Una metà che si rivelerà decisiva per il governo degli Stati Uniti e per il "regno" di Trump.

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