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intervista al filosofo francese

Bataclan: è passato un anno ma non è cambiato niente

Bataclan: è passato un anno ma non è cambiato niente

Era il 13 novembre 2015, esattamente un anno fa, quando al Bataclan, durante il concerto della band statunitense Eagles of Death Metal, un gruppo armato ricollegabile all'autoproclamato Stato Islamico, aprì il fuoco sulla folla causando la morte di 93 persone. Si trattò del più grave atto terroristico in Francia dai tempi dell'indipendenza algerina.

Dopo Charlie Hebdo a gennaio e soprattutto dopo l'episodio del Bataclan molti francesi hanno riscoperto, loro malgrado, il patriottismo, addirittura scendendo per strada cantando la Marsigliese. Tutto ciò però non è durato nemmeno un anno, quando in seguito all'approvazione del Jobs Act d'Oltralpe del 21 luglio 2016 gli stessi cittadini sono scesi in piazza sotto lo slogan "tutti detestano la polizia". In poco tempo il nemico era tornato a essere lo stato poliziesco e il capitalismo, e non più il neonato Stato Islamico.

A questo proposito il filosofo francese Alain Finkielkraut ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera, dove dichiara apertamente che in Francia sta accadendo quello che è successo a Molenbeek, dove il sindaco Philippe Moureaux, con la sua politica del "chiudere gli occhi", ha fatto sì che la comunità diventasse una dei principali focolai dell'ISIS in Europa.

Il filosofo ci tiene a specificare che chiunque pratichi il salafismo, ovvero l'islam praticato in modo radicale, non coincida necessariamente con una potenziale minaccia terroristica, ma ciò nonostante i salafiti invitano tutti gli altri musulmani a rompere i legami con la società francese. E quindi Finkielkraut dichiara: "Non sono una piccola setta, non sono degli amish in America. In certi luoghi hanno la forza del numero. Una società, una nazione viva come la Francia non può permettersi di accettare questo separatismo".

"I francesi - dice il filosofo - sono inquieti per gli attentati, e soprattutto perché questa immigrazione non è stata oggetto di alcuna deliberazione democratica". Non c'è ottimismo in questo fenomeno, l'ascesa dell'islamismo mina alla base i valori della Francia, che nonostante sia una nazione da sempre protagonista d'immigrazione, mai come oggi sente la perdita della propria identità.

Finkielkraut infine fa un analisi molto lucida di quello che sta accadendo a livello politico nel mondo, e di come siano gli avversari dei partiti ultraconservatori a favore l'ascesa di questi ultimi. Infatti, "tra la cecità ideologica della sinistra e il clientelismo elettorale della destra, si è creato un consenso che gioca a favore del FN". Qui parliamo in particolare della Le Pen e della Francia, ma fenomeni non troppo diversi stanno avvenendo in Italia, in Gran Bretagna, Trump stesso può essere considerato come conseguenza di questo fenomeno.

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Commenti all'articolo

  • anna.tomasi

    21 Novembre 2016 - 12:12

    Sono rincoglioniti, i francesi.A ruota segue l'Italia, la Merkel e tutti quei paesi che senza i doverosi controlli, accolgono flotte di emigranti per lo più senza diritto di asilo. Naturalmente per quel che riguarda l'Italia, si sa che la buonista colpevole accoglienza altro non è che l'arricchimento delle solite coop di accoglienza, senza dimenticare la Caritas, il Vaticano con quel franceschiell

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  • anna.tomasi

    21 Novembre 2016 - 12:12

    Da tempo, da molto tempo, sono a sostenere che non solo l'Europa non ha capito nulla, ma che mi pare piuttosto rincoglionita. A cominciare dai francesi i quali si stanno da tempo facendo una ragione di subire degli attentati senza reagire a dovere. La Francia, in primis, ha avuto uno sciagurato Sarkozy colpevole, insieme a Bush, Obama e la per fortuna mancata presidente Clinton, di aver cagionato

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