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Frontiere catodiche

Pakistan, scandalo sullo show tv di Hussain: chi vince riceve un bambino

Ricordate "Ok il prezzo è giusto"? Ecco la versione islamica: "Quei piccoli vengono abbandonati e muoiono per strada. Che c'è di male?"

Pakistan, scandalo sullo show tv di Hussain: chi vince riceve un bambino

Ricordate quando Iva Zanicchi teneva incollati alla tv gli spettatori, dispensando a piene mani premi come lavatrici, pellicce e automobili? Quelli erano gli anni ’80 e il quiz si chiamava Ok, il prezzo è giusto!. Oggi, invece, in un Paese molto diverso dall’Italia di allora, ovvero il Pakistan, va in onda un programma dal meccanismo molto simile: a cambiare, però, sono i premi in palio; oltre agli elettrodomestici, gioielli, viaggi e altri riconoscimenti materiali, i concorrenti più in gamba possono vincere dei bambini. Proprio così: dei neonati abbandonati dai genitori biologici.

E pensare che nessuno, tra il pubblico a casa e gli sfidanti in studio, aveva idea di questa discutibile innovazione: solo quando il conduttore del game show Aamir Liaquat Hussain - star della tv e sex symbol fedelissimo ai precetti dell’Islam - ha pronunciato la frase "Chi risponde correttamente alla prossima domanda riceverà un bambino", la sorpresa è stata svelata. Un attimo dopo, la coppia di vincitori si è vista consegnare una neonata in carne e ossa. "Ero sotto choc - ha spiegato alla Cnn Suriya Bilqees, neo mamma di una bimba di due settimane -. Nessuno ci aveva avvisato che questo sarebbe stato il premio in caso di vittoria". 

Inevitabilmente, il programma ha suscitato un vespaio di critiche: "I bambini non sono trofei da mettere in palio", hanno protestato i telespettatori sui social network e i forum contro la produzione e gli autori dello show. Dal canto suo, però, il conduttore Hussain ha difeso la scelta e zittito le critiche: "I bimbi abbandonati sono condannati a crescere per strada, per poi essere magari arruolati dai terroristi e concludere la loro esistenza come attentatori kamikaze. Noi stiamo solo cercando di offrire loro un’alternativa, che cosa c’è di sbagliato?". 

Anche l’Ong che aveva in carico la piccola "in palio", la Chhipa Welfare Association, ha difeso il programma, spiegando che ogni mese nella loro sede trovano rifugio fino a quindici bambini: "Troviamo queste piccole creature negli angoli delle strade, nei cesti dell’immondizia, alcuni morti, altri con il corpicino devastato dai morsi di animali randagi. Perché impedire che qualcuno provi a regalare loro un futuro diverso?". Ma queste constatazioni non sono bastate a superare le polemiche. Non sono in pochi, infatti, a sospettare che l’insolito premio sia un escamotage per fare impennare l’audience. Intanto, però, lo show di Hussain (che viene trasmesso in diretta per 7 ore al giorno durante il mese di Ramadan) sta registrando un boom di ascolti, tanto che si pensa di prolungarne la durata. 

di Giovanni Luca Montanino

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Commenti all'articolo

  • ramon57

    01 Agosto 2013 - 00:12

    Ma un bene da accudire e crescere con amore e risorse economiche. A meno che non lo destinino per i loro piaceri e poi lo buttino via, vero porci?

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  • ioferdy

    31 Luglio 2013 - 14:02

    Se il bambino viene vinto e se i premiati il bambino lo vogliono siamo tutti felici e contenti... Ma se i vincitori il bambino non lo voglio sono comunque costretti ad accudirlo e crescerlo per legge? Oppure se il bambino non viene vinto che fine fa? rimane in magazzino o lo rimettono in strada?

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  • kayak65

    31 Luglio 2013 - 13:01

    qualcuno si ostina a chiamare i mussulmani nostri fratelli e loro definire i cristiani porci. come e' bello essere un maiale sapendo di non essere loro fratello per quello che fanno a donne e a bambini. spiegatelo a chi vuole l'integrazione a tutti i costi.ammesso che non sia un loro fratello!

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  • raucher

    31 Luglio 2013 - 12:12

    Lasciando perdere il giudizio morale su tale iniziativa , rilevo che in Pakistan devono attribuire un strano significato alla parola premio , un bimbo da allevare , nutrire , vestire ecc è una spesa , non un premio ma un bel bidone.

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