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Tasche vuote

Ecco quanto ci costerebbe la guerra
e le tasse potrebbero crescere

Secondo le ultime stime un 'intervento a Damasco costerebbe all'Italia circa un miliardo di euro. La crisi libica costò 700 milioni. E il governo potrebbe tassarci per recuperare le spese

Emma Bonino

Emma Bonino

La guerra costa. E' legge della Storia. A restare sul campo di battaglia non sono solo le vite umane, ma anche fiumi di milioni di euro. L'intervento in Siria arriva in uno dei momenti più bui per la crisi economica italiana. Il Pil fatica a crescere e il governo raschia il barile per trovare le coperture per un'eventuale abolizione dell'Imu. Sbarcare a Damasco, anche sotto l'ombrello dell'Onu, per l'Italia potrebbe essere una mazzata economica senza precedenti. Per intenderci: la guerra in Siria ci costerebbe di più del nostro appoggio alle operazioni libiche durante la caduta di Gheddafi. Per il nostro Paese i costi non sarebbero irrilevanti.

Un miliardo di euro all'anno -
 Ancora in recessione, l’Italia ha stanziato soltanto un miliardo di euro nella legge di Stabilità del 2012 per le spese militari, oltre a dover ancora finanziare le missioni internazionali nel quarto trimestre. Tra costi diretti e spese indirette – si pensi alla probabile emergenza dei profughi in fuga dalla Siria – si potrebbe arrivare fino a un miliardo di euro di uscite, se l’Italia decidesse di prendere parte all’intervento militare contro Assad. E’ possibile fare un paragone con quanto speso già durante il conflitto in Libia. In quel caso tra pattugliamenti di aerei, interventi e attacchi mirati e la concessione di sette basi aeree, l’intervento pesò sulle spalle dei contribuenti per circa 700 milioni di euro, nell’arco dei tre mesi d’impegno del nostro contingente. Costi che potrebbero ripetersi e che l’Italia faticherebbe a sopportare. A livello internazionale, vanno poi considerate anche le reazioni dei mercati, considerato come già i timori per un eventuale intervento degli Stati Uniti in Siria abbiano fatto crollare ieri tutte le principali piazze. Il rischio è uno solo: partecipando alle operazioni contro Damasco le tasse potrebbero crescere. Coprire l'esborso per un intervento militare diventerebbe vitale per il governo e a pagare sarebbero ancora i contribuenti. Consideriamo anche il fatto che sulle accise sulla benzina, gli italiani pagano ancora le spese per la guerra di Abissinia.

I costi -
Ad avvertire l’amministrazione americana sul pericolo di spese elevate era già stato il generale americano Martin Dempsey, che aveva ipotizzato uscite per miliardi di dollari. Il costo dipenderà dal tipo di intervento. La più moderata prevedeva l’addestramento e l’assistenza militare alle forze di opposizione, con il coinvolgimento di migliaia di soldati. Il costo iniziale sarebbe di 500 milioni di dollari all’anno. C’erano poi le ipotesi di attacchi limitati e a distanza alle infrastrutture militari aree, terrestri, missilistiche e navali del regime – come quelle in discussione allo stato attuale – e la consueta “no fly zone“. Ovvero, la distruzione del sistema difensivo del regime di Assad e dei suoi aeroporti, attraverso le incursioni degli aerei e l’utilizzo di missili. Il costo? Le stime aumenterebbero notevolmente, arrivando fino a un miliardo di dollari al mese per un anno. Spese che doverbbe sostenere anche l'Italia. E gli italiani. (I.S.)

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Commenti all'articolo

  • raucher

    30 Agosto 2013 - 01:01

    Scomparsi i pacifisti italiani che riempivano le piazze per protestare contro le guerre dell'odiato Bush. Ora , contro il presidente nobel per la pace (???) neanche mezza bandierina arcobaleno , nonostante i disastri che ha già combinato in Libia e che sta per combinare in Siria.Ipocriti e pagliacci.

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