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Il colpo di scena

Attentato di Nairobi, il tweet del gruppo somalo al-Shebab: "Ci sono ancora degli ostaggi vivi"

La dichiarazione del ministro degli Esteri keniota: "Tra i terroristi, una donna britannica e due o tre americani"

L'esplosione al Centro Commerciale di Nairobi

L'esplosione al Centro Commerciale di Nairobi

Colpo di scena nella vicenda dell'assalto islamista allo shopping center di Nairobi. I terroristi del gruppo somalo al-Shebab hanno reso noto, via Twitter, di aver ancora in mano ostaggi in vita: "Gli ostaggi che sono nelle mani del mujahiddin all'interno del Westgate sono ancora vivi, un po' disorientati, ma tuttavia vivi", si legge nel post. Le autorità di Nairobi, lunedì 23 settembre, avevano invece annunciato di aver tratto in salvo tutte le persone rimaste intrappolate all'interno del mall dopo l'attacco terroristico. Un'emittente locale, Citizen Tv, ha altresì riferito che le truppe kenyote hanno ucciso "sei dei rimanenti assalitori". L'emittente non ha però aggiunto alcun altro dettaglio, né specificato la fonte della notizia. Le autorità sostengono di aver messo "sotto controllo" la struttura, ma nella mattinata locale (all'alba in Italia) c'è stata una nuova raffica di spari.

Ci sarebbero anche una donna britannica, che molte volte in passato ha preso parte ad attività terroristiche, e due o tre americani dietro il terribile attacco al centro commerciale di Nairobi. Lo ha dichairato la scorsa notte in tv il ministro keniota degli Esteri, Amina Mohammed, riaprendo le speculazioni sulla presenza, tra i terroristi, di Samantha Lewthwaite, dopo che le autorità avevano dichiarato che il commando era composto da soli uomini. La donna è la vedova di Jermaine Lindsay, uno dei terroristi dell'attentato alla metropolitana di Londra. Inglese convertita all'Islam, la Lewthwaite è soprannominata la "vedova bianca" ed è stata segnalata in Africa orientale, già ricercata dalla polizia keniota in connessione con una cellula terrorista che aveva compiuto attentati sulla costa. Nel marzo 2012 sarebbe fuggita in Somalia. Secondo il ministro degli Esteri keniota, i tre americani sono 18-19enni di origine somala o araba che vivevano in Minnesota o in altri luoghi degli Stati Uniti.

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