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I tempi cambiano

Vegan Soldier: il futuro della guerra passa anche dalle Razioni K

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Vegan Soldier: il futuro della guerra passa anche dalle Razioni K

"Be a vegan soldier" potrebbe essere un simpatico e irriverente titolo per un negozio specializzato... in alimenti militari di provenienza non animale. E invece, lasciamolo solo come titolo e concentriamoci sulle Razioni K, di cui si era già parlato perchè, udite udite, negli USA il pasto del soldato è confezionato in base alle esigenze della truppa.

Ce lo siamo sempre chiesti: ma col dilagare di tendenze e mode, in ambienti di lavoro quale quello della Difesa come si fa a conciliare il trend con il servizio? Semplice, si chiede. Anche nelle nostre FFAA, ad esempio, ciò che si mangia deve essere compatibile con le esigenze del professionista della Difesa. In un articolo del 2015, ADNKronos riporta la notizia di razioni da campo destinate a musulmani (quindi senza carne di maiale ed altri alimenti proibiti dal credo islamico), nonché pasti per celiaci e vegetariani.

Negli USA, però, si è andati oltre: la terra della diversità (a dire il vero non sempre rispettata, frizione sociale
bianchi-neri docet) ha uno stuolo di cappellani militari per ogni confessione voglia essere rappresentata (anche sacerdoti Wiccan), nonché razioni vegetariane e vegane da anni in uso presso i reparti. In Italia, almeno al momento, non si hanno notizie di field combat rations prive di alimenti di origine animale, ma non è escluso che un domani anche la Difesa nostrana si adegui anche a questa necessità. D'altronde, diverso non potrebbe essere: se oggi quella del militare è una professione a tutti gli effetti, è giusto che un professionista impegnato all'estero possa contare, almeno a tavola, su alimenti in linea con le sue inclinazioni e con la sua sensibilità. Sì, perché in mezzo ai tanti che abbracciano uno stile di vita per scelta e senza infastidire nessuno, ci sono tanti altri che lo fanno per moda, per mettersi in mostra o per riempire le proprie giornate. E, come in tutte le cose, troppo spesso a far notizia sono i facinorosi piuttosto che i "rispettosi".

di Marco Petrelli

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