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Russia, guerra e sanzioni, il colosso Rosneft si difende: "Noi non c'entriamo, facciamo solo affari"

Giulio Bucchi
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Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha confermato che il vertice europeo che inizia oggi si concentrerà sulla questione dell' estensione delle sanzioni economiche contro la Federazione russa. Le sanzioni economiche imposte dall' Ue contro la Federazione Russa sono state prorogate lo scorso giugno fino al 31 gennaio 2018, ma viene dato per certo che le sanzioni continueranno, rinforzate, anche nel corso del prossimo anno. Le sanzioni colpiscono in modo molto duro le principali società energetiche russe, nonché le grandi banche di proprietà statale. Sono vietate anche le esportazioni dall' Ue in Russia di tecnologie militari ed energetiche e attrezzature ad alta tecnologia. Il gigante russo del petrolio e del gas Rosneft non ha mai accettato il regime delle sanzioni Ue ed è già intervenuto per vie legali, sulla base del diritto internazionale. Ha chiesto l' annullamento delle sanzioni dell' Ue contro il settore petrolifero, che limitano le forniture di beni e servizi da utilizzare nei progetti nel Mare Artico, nel settore del gas scisto (liquido) e nella produzione di petrolio. Le sanzioni europee investono anche le disposizioni su titoli e prestiti, che portano ad una drastica diminuzione della fornitura di servizi di finanziamento e di compravendita di azioni per alcune società russe, tra cui la stessa Rosneft. La Corte di giustizia europea (CGCE) ha dichiarato lo scorso mese di marzo che «le misure restrittive in risposta alla crisi in Ucraina contro alcune imprese russe, tra cui Rosneft, sono valide». La compagnia petrolifera russa ha immediatamente replicato, definendo la sentenza della Corte di giustizia europea come «illegale e ingiustificata, dovuta a ben precise motivazioni politiche». «Questa sentenza dimostra che la supremazia di determinati ambienti politici sembra sostituire la supremazia del diritto in Europa», si legge in una dicharazione pubblicata sul sito web di Rosneft. Si tratta, stavolta lo dicono alcuni parlamentari italiani ed europei come Lucio Malan e Alberto Cirio, insieme a Alessandro Meluzzi e Fabrizio Bertot, di «un errore politico prima ancora che economico fatto dall' Ue. Le sanzioni ufficialmente comminate in relazione al ricongiungimento della penisola di Crimea e successivamente collegate alla crisi nel sud-est dell' Ucraina, sono di per se già discutibili nel merito e danneggiano ingiustificatamente non solo l' economia russa ma anche quella dell' intero continente eurasiatico». Nella sua difesa, Rosneft sottolinea come la Corte di giustizia non ha preso in considerazione il fatto che le sanzioni anti-russe hanno un effetto inverso: infliggono danni economici ai partner europei di Rosneft, che producono attrezzature tecniche, e colpiscono banche e fondi di investimento europei, che collaboravano con Rosneft in contratti di credito e che volevano investire nello sviluppo dell' industria petrolifera russa. Come un boomerang, le sanzioni vanno a colpire l' industria e il settore finanziario in Europa. In Germania, ad esempio, 300.000 posti di lavoro dipendono dalla produzione di attrezzature da importare in Russia. Rosneft è il più grande fornitore di vettori energetici per l' Unione europea e, pertanto, una parte significativa delle attività di investimento della società si è concentrata su progetti in Europa. Le sanzioni quindi stanno producendo un clamoroso effetto «boomerang». I motivi, secondo i russi, sono chiari: questa situazione mira ad ostacolare l' attuazione dei grandi progetti di Rosneft e quindi avvantaggia di fatto altri colossi mondiali del mercato petrolifero. «Quando due persone litigano, un terzo si rallegra», dice un detto. Guarda caso, mentre Bruxelles, con le sanzioni, sta cercando di mantenere bassi il volume di affari con l' industria petrolifera russa, a Washington c' è chi approva e applaude convintamente.  di Gianluca Savoini

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