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L'intervista

Giuseppe Conte, il generale Mario Arpino: "Sarà amico di Putin senza irritare la Nato"

12 Giugno 2018

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Giuseppe Conte, il generale Mario Arpino: "Sarà amico di Putin senza irritare la Nato"

Riuscirà l’Italia di Conte a mantenere buone relazioni con la NATO e con Putin? "Ci riuscirà alla grande, con il governo Conte così come ha sempre fatto con tutti i governi precedenti e sempre sarà anche con quelli futuri. Inseguire con il cane e scappare con la lepre ha sempre fatto parte del nostro Dna", commenta, fra ottimismo e sarcasmo, il Generale Mario Arpino secondo il quale un governo “populista” può, al massimo, spaventare “le strutture portanti dell’Ue in quanto tali, ma non certo i tanti europei che desiderano un’Europa diversa e quelli maggiormente preoccupati dai flussi migratori. Come i nuovi acquisti dell’Est, Austria compresa. La Ue, per converso, pur con qualche cautela ha un atteggiamento positivo rispetto ad un riavvicinamento alla Russia… Paradosso nel paradosso, sebbene in alcuni punti siano configgenti, entrambi questi atteggiamenti politici sono stati ripetutamente approvati all’unanimità dalle assemblee dei due Organismi alleati”.

Ma le aperture italiane a Mosca, riconfermate al vertice del G7 dal Primo Ministro che ha addirittura auspicato un G8 esteso alla Federazione russa, non sono l'unico elemento di attrito fra i membri dell’Alleanza Atlantica. Ad esempio le divisioni USA – UE sui dazi potrebbero mandare in crisi la NATO? “No – replica Arpino – perché nonostante i tentativi di aggiornarsi dopo la caduta del Muro e delle Torri Gemelle, l’Alleanza risente in modo accentuato della forza di quell’elastico conservatore (guarda caso, uno dei capi è l’azionista di maggioranza) che tende a riportarla a fare continuamente il mestiere per cui era nata. Nonostante il contesto sia ormai diverso. Diciamo, invece (Iran e dazi ne sono aspetti emblematici) che siamo di fronte ad una incombente crisi globale del sistema internazionale. Nessuno ne vuole prenderne atto ed è questo il motivo della turbolenza, ma gli equilibri sono ormai irrimediabilmente cambiati, a prescindere di quello che faranno la Russia e l’Europa, in questo giuoco irrilevanti”. 

Tornando all’Italia l’asse Di Maio – Salvini non parla solo di Russia, bensì di abbandono di alcune delle missioni internazionali alle quali l’Italia prende parte sotto cappello NATO. Tanti impegni: per uno che ne termina (Repubbliche baltiche) ne inizia uno nuovo come l’attività di Air Policing che coinvolge equipaggi dell’Aeronautica Militare in Montenegro, paese nel quale l’Arma Azzurra contribuisce alle attività di sorveglianza dei cieli più orientali dell’Alleanza con una coppia di Eurofighter del 36° Stormo di Gioia del Colle. Iniziata il 5 giugno scorso, è forse l’Operazione più “giovane” alla quale partecipa l’Italia; fra le più “anziane” invece c’è Resolute Support, evoluzione di quel conflitto afghano scoppiato nel 2001 e costatoci perdite umane e un grande dispendio di capitali. Possibile, dunque, abbandonarlo a favore di “fronti” più caldi come il Mediterraneo? “Dichiarazioni in aula da parte di rappresentanti del Governo e la stesura definitiva dell’ormai celebre ‘contratto’, per quanto attinente la continuità della partecipazione alle missioni internazionali, hanno fatto sobbalzare sulla sedia alcuni responsabili delle cancellerie europee e d’oltre Atlantico. In particolare, si era dato per scontato che con il nuovo Governo l’Italia avrebbe rapidamente abbandonato l’Afghanistan. Non è cosi, e stupisce che in ambito diplomatico si possano dare interpretazioni così drastiche degli intendimenti governativi. Va ricordato che era ancora in carica il precedente esecutivo quando il Parlamento, nella sua ultima seduta di legislatura, nell’ approvare il rifinanziamento delle missioni n atto, già prevedeva una graduale riduzione dei nostri contingenti in Iraq e in Afghanistan. Quindi il carico di colpa, semmai, andrebbe almeno suddiviso. Con gli interventi del presidente Conte, in aula e all’ estero (nei prossimi giorni ne avremo conferma alla riunione dei Capi di Governo e di Stato della Nato) la questione si va stemperando. Ciò detto, è assolutamente normale e legittimo che, se qualche riduzione ci debba essere, questa includa l’Afghanistan. Il 'costo'dipende dai tempi e dai modi. Cominciando a frequentare i grandi tavoli internazionali, ci si renderà conto che come 'framework nation' (nazione parte della struttura), l’Italia non possa piantare tutti in asso come furbamente, prima di cadere in una nuova trappola, avevano già fatto inglesi, francesi e spagnoli. Un ritiro precipitoso e maldestro, a questo punto, comprometterebbe molto la nostra credibilità, la nostra politica estera, la sicurezza della regione di Herat e le nostre relazioni internazionali. Certo, prima o poi una riflessione sul ritiro si deve pur fare. Siamo lì da una quindicina d’anni e, dopo il primo parziale ritiro, l’attuale missione Resolute Support per noi doveva durare fino al 2016. Invece siamo ancora lì e ci chiedono di restare. Una valutazione va fatta. Meglio restare là e fare i veri soldati, oppure riportare in Italia fior fiore di specialisti per affiancare i poliziotti in Strade Sicure e ripulire discariche abusive?”. 

Insomma, niente da fare: l’Italia resterà vincolata ai suoi impegni diplomatici e militari. Eppure una potenziale uscita dalla NATO è stato argomento-bandiera di tanti partiti, specie della sinistra più radicale. Un tema davvero “populista” quello del commiato dalla grande Organizzazione di cui siamo soci-fondatori dagli inizi della Guerra fredda e tenuto in vita dal ricordo del precedente storico francese, con un De Gaulle che nel lontano 1966 traghetta Parigi al di fuori dei “confini” del Patto Atlantico… “Non è un’ipotesi da prendere in considerazione – prosegue Mario Arpino - e ciò è stato ribadito in varie sedi anche dal nuovo Presidente del Consiglio. Poi, c’è nel ‘contratto’… Ciò non significa che, dall’ interno dell’Alleanza, non si debba sempre cercare di ottenere per noi condizioni più favorevoli. Sono i “tavoli del compromesso”, dove si può sperare di guadagnare posizioni solo sedendo compostamente e senza sproloqui al proprio posto. Le proteste di bandiera di alcuni partiti? Solo rumore di fondo. Fastidioso, inutile e dannoso”.

di Marco Petrelli

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