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Tutto l'Iran scende in piazza

Imbavagliata la stampa estera

Tutto l'Iran scende in piazza

Da una parte i sostenitori del riformatore Moussavi, dall’altra quelli dell’ultraconservatore Ahmadinejad: Teheran è divisa in due. Ma documentare ciò che sta accadendo in città è diventata ormai un’impresa per la stampa estera, letteralmente imbavagliata dal governo.

Le manifestazioni - Intanto proseguono le manifestazioni che hanno reso più che mai caldo il clima post elettorale. Il presidente iraniano non è in patria, ma in Russia, dove ha parlato della crisi economica, ma non ha fatto menzione di quanto accaduto tra le mura di casa. Ieri sette persone sono rimaste uccise, dopo il corteo che aveva raccolto – stando ad alcune fonti – almeno due milioni di manifestanti che assieme a Moussavi chiedevano nuove consultazioni elettorali. La milizia fedele alle autorità aveva aperto il fuoco, eppure ancora oggi sono migliaia quelli che hanno cominciata a marciare verso la sede della televisione di Stato. Negli stessi minuti un’altra folla oceanica si è data appuntamento nella piazza Vasil Ars: sono gli uomini del presidente rieletto. Quasi una dimostrazione, questa volta non violenta, di come Ahmadinejab possa contare sul sostegno di una larga fetta della popolazione iraniana. Intanto, nella zona a nord della capitale, Park Way, i reparti anti-sommossa si sono radunati, pronti ad entrare in azione nei confronti dei dissidenti. Mousavi non si è fatto vedere, i suoi elettori al contrario ancora una volta hanno scavalcato il divieto delle autorità a scendere per le strade.

Morsa sulla stampa – Secondo quanto riferito dalla Cnn, il governo ha imposto nuove restrizioni alla stampa: a tutti i giornalisti che lavorano per media di altri Paesi è stato impedito di scendere in strada per dare informazioni sulle manifestazioni in corso e scattare fotografie. I reporter, secondo la direttiva, possono lavorare solo dall'interno dei loro uffici, effettuare interviste telefoniche e seguire gli aggiornamento dai media di Stato. È invece vietato “partecipare o coprire le manifestazioni che si tengono senza l'autorizzazione del ministero dell'Interno”. Una fonte governativa ha detto alla France Presse che il provvedimento vuole garantire la sicurezza dei rappresentanti dei media stranieri a Teheran. “Ahmadinejad mette l'Iran al buio - accusa la Information safety and freedom, associazione internazionale per la libertà di stampa -. È un atto di ostilità verso le opinioni pubbliche di tutto il mondo, un ennesimo atto di violenza contro il proprio popolo cui è negata la libertà di espressione, di essere informato, di decidere il proprio destino». Anche Reporters sans frontières denuncia la censura imposta dal regime, l'arresto di giornalisti e l'oscuramento di diversi siti internet. Roger Cohen, inviato del New York Times, ha raccontato che qualcosa sta accadendo pure all'interno delle Forze dell'ordine, in particolare tra i vigili e la polizia. "Per la prima volta ho visto un vigile sorridere alla folla", ha sottolineato il reporter secondo il quale "se il regime iraniano ha sperato di reprimere il forte sentimento democratico mostrando il pungo duro, ha fallito in pieno".

Rivoluzione on line - È proprio attraverso Twitter che si è appreso che alcuni numeri nel Paese sono stati disattivati. Sempre la Bbc ha fatto sapere che, tentando di contattare alcune fonti, la risposta che arriva dall’altra parte della cornetta suona pressappoco così: “In nome di Allah, questo è l’Iran International Switching Centere: il numero da Lei digitato non esiste”.
Repoters Sans Frontièrs intanto ha comunicato che quattro giornalisti sono stati arrestati dalle autorità iraniane, incluso il vincitore del premio Press freedom nel 2001. Si sono persi i contatti anche con altri dieci inviati che potrebbero essere stati arrestati o che forse si sono nascosti.

I Guardiani: riconteggiamo i voti - Qualcosa sembra comunque muoversi: il Consiglio dei Guardiani della costituzione , sostenuto dallo Ayatollah Khamenei, si dice “pronto” a ricontare i voti delle elezioni presidenziali iraniane. Una notizia che ha ricevuto il benvenuto dai rappresentanti degli altri Stati. Il presidente americano Barack Obama si è detto turbato: lo ha ribadito oggi nell’incontro con il capo di Stato sudcoreano, ma lo aveva fatto intendere già ieri, dopo il colloquio con Silvio Berlusconi. Per quanto riguarda l’Italia, a parlare è il ministro degli Esteri Franco Frattini che ha giudicato “positiva” la mossa del Consiglio dei Guardiani. Meno diplomatico il presidente francese Nicolas Sarkozy: l’inquilino dell’Eliseo ha detto oggi che “l'ampiezza dei brogli” compiuti durante le elezioni presidenziali in Iran è “proporzionale alla violenza della reazione” durante le manifestazioni anti-Ahmadinejad.

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Commenti all'articolo

  • Lumenovic

    17 Giugno 2009 - 09:09

    Secondo me fanno molto bene ad imbavagliare la stampa estera, conoscendo i giornalisti e da quale scuola provengono, non ci si può aspettare nulla di buono. Ahmadinejad ha capito come sono gli occidentali e le occidentali. Lo aveva gia riferito non molto tempo fa quando venne in Europa. Bravo !!

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  • zavdem

    16 Giugno 2009 - 16:04

    In Iran la democrazia é una chimera ed esiste solo una teocrazia di comodo per mantenere saldamente il potere ed i privileggi : Grazie ad Allah (buon per i vari barbuti ignoranti come scarpe vecchie nei ministeri e centri di potere)esiste un 70% di popolazione nella miseria piu nera avendo forse un tozzo di pane e tanti allahoakbar scanditi nell'arco della giornata. E poi Russia e Cina tifano per li buon Mahmood visto che armi e tecnologia nucleare portano a loro dei bei dollari e non bucati. Infine Israele Gongola : arriveranno piu aiuti dagli states per oliare le armi ed addestrare i piloti dei "fighters bombers" per colpire ... con la benedizione di Yahvé..... Cari censori di commenti non publicatemi poiche aldila dei volemosibene del Santo Obama e dei nostri baldi cattocomunisti e della prudenza dei nostri governanti questa é l'unica e triste verita Zaven

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